Cesare Musatti maestro della psicanalisi italiana

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Categoria: Storia Contemporanea
Creato Giovedì, 22 Settembre 2022 12:47
Ultima modifica il Giovedì, 22 Settembre 2022 12:48
Pubblicato Giovedì, 22 Settembre 2022 12:47
Scritto da Alberto Dolara
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L’affermazione della psicanalisi, dopo l’interesse suscitato dalle geniali intuizioni di Sigmund Freud all’inizio del secolo scorso, nei decenni successivi fu ostacolata dall’avversione dei regimi totalitari: il focus sull’individuo dell’indagine psicanalitica contrastava con la ideologia delle masse utile ai regimi.

Era pertanto fondamentale che vi fossero in quel periodo sostenitori dell’opera di Freud anche con sacrifici personali. Cesare Musatti è stato uno dei principali nel nostro Paese.

Era nato a Dolo, provincia di Venezia, 21 settembre 1897, figlio di Elia Musatti, ebreo veneziano e deputato socialista.

Dopo il liceo, si laureò in filosofia all’università di Padova nel 1921, l’anno successivo entrò come assistente volontario nel Laboratorio di Psicologia dell’Università di Padova diretto da Vittorio Benussi, uno psicologo di chiara fama.

Quattro anni dopo Benussi, affetto da psicosi maniaco-depressiva, si uccise.

Musatti, che divenne direttore del laboratorio, nascose la causa della morte attribuendola ad un malore per timore di ripercussioni negative sulla psicologia italiana in una situazione di fragilità e precarietà accademica, sottoposta a pressioni da parte sia del regime fascista e della Chiesa Cattolica.

Rimase comunque profondamente colpito dall’evento e lo rivelò solo sessanta anni dopo, nel 1985, in un'intervista rilasciata al quotidiano El Pais: raccontò di sognare  di essere tradotto una caserma dei carabinieri e interrogato sia sul decesso di Benussi sia su quello delle tre mogli, morte tragicamente.

Quando il brigadiere gli intimò di confessare di aver ucciso il maestro per prendere la cattedra di psicologia e lo dichiarò in arresto, rispose che come psicoanalista sicuramente nel suo subconscio si era sentito responsabile per questa e per altre morti, ma aggiunse: «lei non può arrestarmi perché il reato è ormai andato in prescrizione», mostrando ancora una volta come l’ironia fosse una sua caratteristica.

Nel 1937 fu allontanato dal regime fascista dalla cattedra di Psicologia di Padova per i suoi insegnamenti psicoanalitici, considerati pericolosi e di chiara matrice giudaica e costretto ad insegnare in un liceo.

Riuscì a sfuggire alle leggi razziali mediante un falso attestato di fede cattolica.

Si trasferì successivamente a Milano e si dedicò alla formazione di sindacalisti, di giovani partigiani che a causa del conflitto avevano dovuto interrompere il loro percorso formativo, accademico o professionale.

Nel 1946 alla cessazione del conflitto mondiale, contribuì con altri psicanalisti come Servadio e Perrotti, alla rifondazione della Società Psicoanalitica Italiana, sciolta nel 1938 dal regime fascista.

Ottenne la prima cattedra di psicologia costituita nel dopoguerra in Italia all’Università di Milano nel 1947.

Vi insegnò per venti anni con gli studenti che affollavano le sue lezioni.

Scrisse nel 1949 il Trattato di psicoanalisi, pubblicato da Einaudi su cui si sono formati generazioni di psicoanalisti e studenti.

Nello stesso anno tradusse in italiano commentandole tutte le opere di Freud (Bollati Boringhieri editore), in 12 volumi, mostrandosi un rigoroso interprete del pensiero freudiano.

Nel 1967 divenne Direttore della Scuola di specializzazione in psicologia sempre a Milano.

Svolse anche una notevole attività di tipo divulgativo: nel libro I pronipoti di Giulio Cesare sono contenuti tutti i commenti pubblicati in quegli anni su riviste e quotidiani dove mostrava al grande pubblico la potenzialità e la portata dei meccanismi inconsci nei fenomeni sociali, culturali e politici dell’epoca.

Il libro vinse il Premio Viareggio nel 1981.

Attivo esponente del partito Socialista, ricoprì la carica di Consigliere Comunale a Palazzo Marino a Milano .

Completano la sua intensa attività culturale decine di scritti, interviste, eventi culturali promossi, anche in qualità di Presidente della Casa della Cultura di Milano, un luogo elettivo di scambio e partecipazione alla vita culturale della città, del paese e del panorama internazionale.

La sua vita è stata raccolta in alcuni saggi ricchi di aneddoti scritti da suoi amici e colleghi, dove è stato descritto da tutti come un vero e proprio maestro, capace di coniugare ironia, saggezza e curiosità verso nuovi approcci e nuove teorie, mostrando al contempo rigore verso i fondamenti originari della disciplina freudiana.

Morì il 21 marzo 1989; il Centro Milanese di Psicoanalisi, divenne “Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti”.

Dopo il secondo conflitto mondiale la psicanalisi si diffuse ovunque nel mondo occidentale ed in Italia suscitando notevole interesse.

Anche chi scrive, studente in medicina e giovane medico negli anni 50, rimase affascinato dalla lettura del Trattato di Psicanalisi di Cesare Musatti con i commenti sulle ricerche di Freud.

Non mancarono tuttavia  perplessità e controversie: alcuni filosofi consideravano la psicanalisi come "scienza delle suggestioni, non verificabili".

Le  teorie freudiane erano variamente interpretate e contestate dai suoi allievi, come Carl Jung che allargò la introspezione psicologica e la causa delle malattie nervose a fattori sociali e ambientali.

La classe politica progressista non era favorevole alla interpretazione psicanalitica della lotta di classe, gli esiti terapeutici del trattamento psicanalitico delle malattie mentali ed in particolare delle nevrosi risultavano controversi.

Secondo alcuni scienziati le neuroscienze non fornivano un supporto adeguato alla sede dell’inconscio di Freud e le classi popolari consideravano le sedute psicanalitiche, lunghe e costose, privilegio delle classi agiate . 

Oggi, messe da parte le interpretazioni psicanalitiche delle realtà socio-politiche, è ormai accettato che in tutti gli esseri umani esista una motivazione inconscia per almeno una parte dei desideri, fantasie o conoscenze che sono al di fuori della loro consapevolezza.

I metodi psicanalitici, con modifiche rispetto ai tempi di Freud, affiancano attualmente l’indagine psicologica e psichiatrica in clinica nel difficile compito dell’esplorazione della psiche umana e della terapia delle malattie mentali.