L’Albania più vicina all’Unione Europea
Non sorprende il caso specifico, quanto il fatto che vi siano tante nazioni desiderose di entrare nell’Unione mentre nei Paesi membri cresce il desiderio di uscirne. Comunque sia la notizia mi spinge a scrivere di un viaggio effettuato nel Paese delle Aquile in periodo pre-Covid, accettando l’invito delle Università di Valona e di Tirana. L’impressione che ne riportai fu più positiva del previsto. Si sentiva che gli albanesi, pur uscendo da un periodo piuttosto caotico sul piano politico, stavano compiendo un grande sforzo di modernizzazione in ogni campo. Non dimentichiamo infatti che, tra le cosiddette “democrazie popolari”, era la più chiusa e refrattaria alle influenze esterne. Quasi ovunque, anche al di fuori dell’ambito accademico, la conoscenza dell’italiano è diffusissima (soprattutto grazie alla TV), al punto che nei negozi mi capitava di chiedere qualcosa in inglese sentendomi rispondere in italiano da persone sorridenti ed evidentemente ben disposte nei miei confronti. La cosa mi fu confermata dal nostro addetto culturale presso il Consolato di Valona. L’italiano è in effetti più conosciuto dell’inglese. Fatto insolito per noi, abituati a pensare che la nostra sia ormai una lingua “di nicchia”.
Assai flebili i segni di fondamentalismo islamico, anche se è noto che oltre il 70% della popolazione è musulmana. Poche donne – in genere anziane – portano il velo. E il custode della principale moschea di Tirana mi accolse senza problemi facendomi visitare ogni parte dell’edificio. Occorreva solo togliersi le scarpe, fatto del tutto ovvio. Pure il recente passato comunista è vissuto in maniera rilassata. Un collega dell’Università di Valona mi condusse in una ex base segreta mostrandomi parecchi sommergibili arrugginiti risalenti all’ultima fase filo-cinese del regime. Mi fece anche notare, ridendo, che proprio lì erano di stanza i missili puntati contro l’Italia: Valona, infatti, è a un tiro di schioppo dalla Puglia, e basta attendere la sera per vedere a occhio nudo le luci di Otranto. Evidente anche l’influenza della Turchia che in loco mantiene alcuni insediamenti militari. Si tratta di un’influenza soprattutto culturale, poiché gli albanesi hanno combattuto per conquistare l’indipendenza dall’Impero Ottomano, ma di quest’ultimo mantengono tutto sommato un buon ricordo (a differenza dei serbi che considerano tuttora l’occupazione turca come il periodo più tragico della loro storia). Di questi tempi è ovvio che anche qui il fondamentalismo islamico si fa sentire. Quando la maggiore casa editrice di Tirana ha annunciato l’acquisto dei diritti per la pubblicazione del celebre libro Versi satanici di Salman Rushdie, si è subito scatenata la protesta, che non ha però causato grandi problemi alle autorità. La nazione che ho visto ha dunque diritto, al pari di altre, a entrare nella UE. Ammesso, come ho detto in precedenza, che l’adesione sia un fatto davvero positivo; ho l’impressione che gli albanesi potrebbero in seguito pentirsene com’è accaduto a tanti cittadini dei Paesi membri. Che l’Albania sia parte dell’Europa è indubbio, e i suoi intensi rapporti a ogni livello con l’Italia inducono a giudicare positivamente il suo ulteriore avvicinamento.
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Pure l’Albania è ora candidata all’adesione alla UE, anche se Bruxelles ha posto condizioni precise per trasformare la candidatura in membership effettiva.