Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Giacomo Levi Civita, il sindaco ebreo che salvò gli affreschi di Giotto

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Che i capolavori considerati patrimonio dell’umanità non debbano essere spostati dal luogo dove furono creati e non essere soggetti a transazioni economiche, sono affermazioni che oggi nessuno metterebbe in dubbio.

In passato questo pericolo venne corso dagli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Fu scongiurato anche per il deciso intervento di Giacomo Levi Civita, sindaco ebreo di quella città, un personaggio di fede diversa da quella espressa nei capolavori del grande pittore.

All’inizio del 1300 Giotto fu chiamato dagli Scrovegni, una facoltosa famiglia di Padova, ad affrescare la Cappella, un edificio destinato ad oratorio privato e futuro mausoleo familiare.

La Cappella era collegata ad un suntuoso palazzo e i due edifici furono costruiti su un’antica arena romana.  Gli affreschi dovevano decorare la sala del Capitolo e la Cappella.

 

La fama di Giotto era già grande e affermata la sua rivoluzione pittorica come evidenziato dalle emozioni espresse dai personaggi assenti nella precedente tradizione bizantina.

Masaccio la portò a compimento due secoli più tardi nella Cappella Brancacci, a Firenze.

Giotto disponeva a Padova di una quarantina di collaboratori (oltretutto era anche un abile imprenditore).

Il lavoro si svolse dal marzo 1303 al marzo 1305.

L'intera superficie interna dell'oratorio fu dipinta con un progetto iconografico e decorativo unitario, ispirato da un teologo agostiniano identificato in Alberto da Padova. Vennero illustrate le storie di Gioacchino ed Anna, Maria e Cristo, le Allegorie dei vizi e delle virtù, il Giudizio universale.

Gli attacchi al complesso monumentale iniziarono da subito: i frati Eremitani, che vivevano in un convento vicino, protestarono perché la costruzione della Cappella si stava trasformando in una vera e propria Chiesa con tanto di campanile, creando concorrenza alle loro attività.

È probabile che in seguito a queste rimostranze venne abbattuta la monumentale parte absidale con ampio transetto dove gli Scrovegni aveva progettato d’ inserire il proprio mausoleo sepolcrale.

L’attacco più grave avvenne tuttavia molti secoli dopo con la morte di Enrico degli Scrovegni, committente e legittimo proprietario.

Gli eredi successivi, i Foscari, nobili veneziani, fecero abbattere negli anni 20 dell’Ottocento il palazzo attiguo alla Cappella, per sfruttare i materiali ricavati dalla demolizione, e iniziarono a demolire le mura che circondavano la Cappella.

Circolava inoltre la voce che l’Arundel Society di Londra fosse interessata all’acquisto degli affreschi, procedendo al distacco e al loro trasferimento al Victoria and Albert Museum di Londra.

È in questo periodo che s’inserisce l’azione di Giacomo Levi Civita.

Nato a Rovigo il 25 Aprile 1846 da famiglia ebraica si trasferì successivamente a Padova; in quella città la presenza ebraica era allora numerosa. 

A 16 anni partecipò alla campagna dell’Aspromonte. A venti fu con i volontari garibaldini nella campagna militare in Trentino: nel luglio 1866 nella battaglia di Bezzecca guadagnò una menzione onorevole al valore “per essersi distinto in combattimento”.

Si laureò giovanissimo in giurisprudenza; nel 1877 entrò a far parte del Consiglio Comunale di Padova e fu membro del gruppo democratico al governo della città dal 1900 al 1912; assunse la carica di Sindaco dal 1904 al 1910.

La causa che gli procurò grande notorietà, e che consentì al Comune la successiva acquisizione e custodia della Cappella degli Scrovegni si svolse nei primi anni della sua attività nel Consiglio Comunale.

L’esito non era facile e si ricorse ad un “espediente” come lo definì lo stesso Levi Civita, allora giovane avvocato, che ne fu l’ideatore.

Levi sostenne la causa per conto della Fabbriceria degli Eremitani (ironia della sorte gli stessi frati che avevano protestato contro la costruzione della cappella!).

Riuscì a provare, con una gran mole di documenti, testimonianze ed una affidatissima requisitoria, che la Cappella fin dalla sua fondazione era stata destinata al pubblico, che ogni anno il 25 marzo, giorno dell’Annunciata, vi si celebrava la Messa, seguita dalla processione, e che quindi, in quanto pubblico luogo di culto, non poteva essere gestita da privati.

I martelli pneumatici furono fermati e nei decenni successivi gli eredi dichiararono la loro disponibilità a vendere al Comune la proprietà dell’arena che includeva la Cappella. 

Nel 1861, con la proclamazione del regno d’Italia, vi fu una mobilitazione di parlamentari, ministri, intellettuali e studiosi e nel maggio 1880 il Consiglio Comunale di Padova decise di acquistare il “terreno con fabbriche denominato l’Arena”.

Dal 2021 gli affreschi della Cappella degli Scrovegni fanno parte dei patrimoni dell’umanità UNESCO.

Durante il lungo impegno politico, Giacomo Levi Civita dette impulso anche allo sviluppo industriale di Padova, favorendo l’apertura di una fabbrica di fibre artificiali che in seguito divenne la Snia Viscosa; si occupò della sistemazione idraulica del territorio colpito dalle alluvioni del 1905-1907.

Tra le sue battaglie civili va ricordato anche l’intervento a favore del divorzio e del riconoscimento della paternità, la difesa della laicità della scuola.

Ebbe inoltre anche un’attenzione particolare all’istruzione delle donne, prodigandosi per la scuola tecnica femminile Scalcerle fondata nel 1869.

Alla sua morte, avvenuta a Padova il 22 Marzo 1922, il giornale progressista Il Veneto lo definì «il Sindaco più benemerito, più geniale, più intraprendente di questa vecchia città.»

Anche il figlio Tullio fece onore alla famiglia Levi: intrattenne stretti rapporti amichevoli e professionali con Einstein e i  suoi studi vennero riconosciuti come  riferimento fondamentale e base della struttura matematica della teoria della relatività generale.

Ad una domanda di cosa di gli piaceva di più del nostro Paese, Einstein rispose: «Gli spaghetti e Levi-Civita.»

Attualmente i pericoli per la Cappella degli Scrovegni e i capolavori giotteschi sono rappresentati dall’inquinamento da particolato e ossidi di nitrato che, con le loro concentrazioni, rischiano di danneggiare gli affreschi e da rischi geologici.

La Cappella poggia le fondamenta sopra una doppia falda acquifera (superficiale e profonda), separata da materiale argilloso e limoso. 

Gli studi effettuati indicano il pericolo di prelevare grandi quantità di acqua dal sottosuolo. Secondo Lega Ambiente la delicatissima situazione idro-geologica sottostante sarà modificata inesorabilmente dalla progettata costruzione di un Auditorium a meno di 200 metri dalla cappella.

Nella stessa zona esiste anche il progetto di un grattacielo ed è stato appena ultimato un parcheggio, una cementificazione che modifica l’assorbimento delle piogge nel terreno e può interferire sulle falde acquifere mettendo in pericolo la statica del monumento.

 

 

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