Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Esiti non intenzionali delle azioni umane

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Tra i rappresentanti della Scuola economica austriaca il più “razionalista” è stato Ludwig von Mises. A suo avviso i gulag e la povertà cui il socialismo realizzato conduce sono esiti inintenzionali delle azioni di tanti uomini la cui intenzione più sincera era quella di procurare libertà e benessere per tutti (addirittura per l’intera umanità). Ecco un buon esempio di spiegazione di un effetto inintenzionale, prodotto dall’intervento di alcune autorità statali sulla produzione di un bene.

Scrive Mises: “Se il governo desidera rendere possibile ai genitori poveri dare più latte ai loro bambini, esso deve comprare il latte a prezzo di mercato e venderlo a questa gente povera a un prezzo più basso, e quindi in perdita; tale perdita può essere coperta tramite tassazione.

Ma se il governo semplicemente fissa il prezzo del latte a un prezzo più basso di quello del mercato, i risultati saranno contrari agli obiettivi del governo. I produttori marginali, infatti, al fine di evitare la perdita, escono fuori dal business della produzione e vendita del latte. In tal modo ci sarà non più, ma meno latte a disposizione per i consumatori. E tale esito è certamente contrario alle intenzioni del governo.

 

E, tuttavia, l’esito è stato contrario all’intenzione. A questo punto - prosegue Mises - il governo deve fronteggiare la seguente alternativa: o rinunciare a ogni tentativo di controllo dei prezzi oppure aggiungere alla prima una seconda misura, quella cioè di fissare i prezzi dei fattori di produzione necessari per la produzione del latte. La stessa storia si ripete, allora qui, su un altro piano: il governo deve di nuovo fissare i prezzi di quei fattori di produzione necessari per la produzione del latte.

In tal modo il governo deve andare sempre più lontano, fissando i prezzi di tutti i fattori di produzione - sia umani (il lavoro) che materiali - e costringendo ogni imprenditore e ogni operaio a continuare a lavorare a questi prezzi e a questi salari.

Nessun settore della produzione può restare escluso da questa determinazione totale dei prezzi e salari e da questa regolamentazione generale di continuare la produzione. Se alcuni settori produttivi fossero lasciati liberi, allora si avrebbe uno spostamento di capitale e di lavoro verso di essi e una corrispondente caduta dell’offerta dei beni i cui prezzi sono fissati dal governo.

E, tuttavia, sono questi beni che il governo considera come specialmente importanti per soddisfare i bisogni delle masse. Il controllo dei prezzi è contrario allo scopo che si vuole raggiungere, se esso è limitato ad alcuni beni soltanto. Esso non può funzionare in modo soddisfacente all’interno di un’economia di mercato. Se il governo non trae da questo fallimento la conclusione per cui deve abbandonare qualsiasi tentativo di controllo dei prezzi, esso dovrà andare sempre più avanti, sino a sostituire all’economia di mercato una pianificazione socialista totale. E gli esiti inintenzionali della pianificazione economica totale Mises li aveva previsti nel 1920.

È di Max Weber la tesi che “a creare un’etica capitalistica - non certo intenzionalmente - fu soltanto l’ascesi intra-mondana del Protestantesimo, che aperse la via degli affari agli elementi più devoti e rigoristici in sede etica, indicando loro il successo nella vita degli affari come frutto di una condotta razionale della vita”. “Se una persona” - scrive Popper - “desidera comprare urgentemente una casa in un certo quartiere, possiamo sicuramente supporre che non intende elevare il prezzo del mercato delle case di quel quartiere. Ma il fatto che egli si presenti sul mercato come acquirente tenderà a far aumentare il prezzo”.

Com’è che nella giungla ha origine un sentiero degli animali? Alcuni animali irrompono nella sterpaglia del sottobosco per trovare un posto dove abbeverarsi. Altri animali trovano poi molto facile usare la stessa traccia. E così tale traccia viene, attraverso l’uso, allargata e migliorata. Essa non viene programmata, è una conseguenza non intenzionale del bisogno di muoversi con facilità e rapidità.

Questo è il modo in cui ha origine un sentiero - forse anche presso gli uomini - e il modo in cui il linguaggio e qualsiasi altra istituzione può sorgere. Tali cose - dice Popper - non sono né pianificate né volute, e forse di esse non c’era necessità prima che venissero all’esistenza. Ma esse possono creare un nuovo bisogno o un nuovo insieme di fini.

Ecco come Friedrich von Hayek descrive il modo in cui, presso gli uomini, si formano i sentieri in una zona disabitata. “In principio, ciascuno cerca per proprio conto quello che ritiene il tracciato migliore. Ma, per il semplice fatto di essere già stato percorso una volta, un sentiero risulta, verosimilmente, più facile da percorrere e, quindi, diventa più probabile l’ulteriore sua utilizzazione; e così, gradualmente, emergono percorsi dal tracciato sempre più netto, che finiscono con l’essere utilizzati in luogo di altri percorsi possibili.

I movimenti umani in quella zona tendono a conformarsi a un ben definito modello che, benché sia il risultato di decisioni prese da un certo numero di persone, non è stato tuttavia coscientemente progettato da nessuno. Questa spiegazione di ciò che è avvenuto in quel caso costituisce un’elementare ‘teoria’ applicabile a centinaia di casi particolari”.

Anche il linguaggio non può essere l’esito di progetti umani intenzionali. In sostanza, il linguaggio umano - questa macchina dentro la quale troviamo, tra l’altro, regole fonologiche, grammaticali e sintattiche - non può avere la sua genesi in un esplicito e programmato piano di uomini che, riunitisi in gruppo, decidono di costruire il linguaggio. Questi piani, progetti, accordi e decisioni presuppongono quel linguaggio che, invece, dovrebbe venir costruito. La realtà è che il linguaggio è l’esito inintenzionale di azioni intenzionali: dietro alla sintassi e allo stile c’è l’urlo della paura, il grido di avvistamento, i gemiti della fame e il lamento di chi moriva di sete.

Si tratta di un cosmos che per via spontanea sorge dal caos. Come diceva Nietzsche: è dal caos che nascono le stelle. “Che almeno il linguaggio” - scrive von Hayek - “rappresenti un insieme ordinato, senza essere il risultato di alcun disegno preordinato, è verità ovvia che neppure essi (i più accesi costruttivisti, pseudorazionalisti, scientisti) osano mettere in dubbio”.

Se è vero che il linguaggio è un insieme ordinato che, però, non è il risultato di un disegno preordinato, allora emerge subito quest’altro impellente interrogativo: la civiltà è un prodotto della ragione, oppure la ragione è frutto dello sviluppo della civiltà? E’ la ragione che costruisce l’aritmetica, ovvero, come sosteneva Bachelard, è l’aritmetica che istruisce la ragione?

Il razionalismo cartesiano e i suoi seguaci sostengono che la civiltà (linguaggio, istituzioni, regole morali, etc.) è il prodotto deliberato e intenzionale della mente umana concepita come una preesistente res cogitans. Ma i razionalisti cartesiani non si rendono conto, con questa loro interpretazione unilaterale, di quella “costante interazione” tra mente umana e civiltà su cui getta luce un approccio di tipo evolutivo.

 

 

 

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