Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’Amore celebrato da Ovidio

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Publio Ovidio Nasone, noto semplicemente come Ovidio (Sulmona, L’Aquila, 43 avanti Cristo - Tomi, odierna Costanza, sul Mar Nero, Romania, 18 dopo Cristo), è stato uno dei più grandi scrittori della letteratura non solo latina, ma universale, il cui influsso nei secoli, nei due millenni, è immenso.

Dante nella Divina Commedia lo ha posto tra i pochissimi grandi accanto ad Omero e Virgilio.

L’arte di amare, l’opera più famosa di Ovidio, con le Metamorfosi, fu ampiamente diffusa al suo tempo e in tutta la letteratura universale.

Per Ovidio ‘Amare’ non è esperienza semplice, assecondando istintivamente passione e innamoramento, ma richiede impegno, sacrificio, accortezza, finezza, audacia.

È un’Arte, che richiede quindi dedizione, applicazione e apprendimenti.

 

Solo così essa ci dona un’esperienza intensa e sublime di emozioni gioiose e ci fa crescere veramente in autentica, appassionata umanità.

Questo messaggio universale, che casualmente è parallelo temporalmente al messaggio di Cristo, si contrappone ad esso ed alla civiltà che da esso è nata e dura.

Il Cristianesimo intende l’amore in senso mistico e spirituale, senza coinvolgere corporeità, sensualità, sessualità, che vengono anzi condannate e demonizzate con effetti negativi complicati.

L’arte di amare resta ancora oggi e per sempre la più memorabile indicazione di crescita vera umanizzante, liberandoci da angosce, sensi di colpa, conflitti, repressioni, che portano a caratteri e corpi duri e legnosi, a sofferenze psicologiche interiori, che quasi sempre non si ha il coraggio di riconoscere e confessare.

Se, invece di arricchirci e donarci gioia, l’esperienza amorosa ci dà poi dolore e catene, Ovidio ci ha donato, come un saggio medico, anche i rimedi per potercene liberare.

Le opere di Ovidio sono state tradizionalmente suddivide in tre sezioni: quelle di argomento amoroso, quelle di intonazione religiosa e mitologica e quelle caratterizzate da invettive e rimpianti

Nella prima sezione, all’Arte di Amare si affiancano le poesie giovanili Amori, rivolte alle sue donne amate, tra le quali Corinna;

le Eroidi, quindici lettere d’amore di donne mitologiche ai loro amati.

I Rimedi dell’amore, operetta che insegna come liberarsi dalla passione amorosa, quando essa, invece di arricchirci, ci fa soffrire e ci incatena. 

Alla seconda sezione appartengono:

le Metamorfosi, un’opera che contiene 246 favole relative a divinità e miti antichi, caratterizzate dal racconto delle trasformazioni alle quali esse vanno incontro per vicende di amore e di passione;

I fasti, in cui Ovidio descrisse le celebrazioni delle festività del calendario romano, mescolando leggende, usanze e riti;

Infine fanno parte della sezione delle invettive e dei rimpianti le Lettere dal Mar Nero, mandate per poter porre fine all’esilio e tornare nella cara Roma;

le Tristezze, scritti che giustificavano la sua vita e la sua opera, cercando di convincere e commuovere l’imperatore Augusto, affinché revocasse la dura pena dell’esilio agli estremi confini freddi e desolati dell’Impero;

Ibis, poemetto contro un amico divenuto infido, che sparlava di lui a Roma e voleva mettere le mani sul suo patrimonio;

Un trattato sulla pesca, scritto nell’esilio di Tomi, e infine Medea, una tragedia giovanile lodata da Tacito e Quintiliano e tenuta presente da Seneca.

 

 

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