I filosofi e il disprezzo del mondo naturale

Categoria principale: Filosofia della Scienza
Categoria: Filosofia della Scienza
Creato Martedì, 04 Gennaio 2022 16:44
Ultima modifica il Martedì, 11 Gennaio 2022 15:21
Pubblicato Martedì, 04 Gennaio 2022 16:44
Scritto da Michele Marsonet
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Le vicende legate alla pandemia e alla diffusione del Covid 19 hanno fatto riemergere la debolezza di fondo di una certa parte del pensiero filosofico contemporaneo. E, si badi bene, si tratta proprio di quella parte che il grande pubblico è disposto ad ascoltare più volentieri.

Intendo dire che gli epigoni di Foucault e di Derrida – e pure dei francofortesi come Adorno, Horkheimer e Marcuse – hanno colto al balzo l’occasione offerta dalla suddetta pandemia per ribadire, una volta di più, che la dimensione propria degli esseri umani è quella sociale e linguistica, con ciò obliterando in pratica ogni riferimento alla sfera naturale.

Si tratta, ovviamente, di una vecchia storia.

Sin dalle origini del pensiero occidentale vi sono stati pensatori che hanno tentato di separare con un tratto netto l’uomo dalla Natura, dipingendo quest’ultima come un’area che gli è estranea. Secondo tale interpretazione, assai più diffusa di quanto non si creda, noi siamo anima o spirito, e il corpo nulla ha a che fare con le caratteristiche che ci definiscono per davvero.

Di qui anche l’esaltazione di un’idea molto astratta di libertà. Se, infatti, l’essere umano si definisce soltanto in termini di rapporti sociali e linguistici, com’è mai possibile che qualcuno cerchi di limitare la sua libertà individuale?

Quest’ultima è così preminente, così assoluta, da diventare l’unico metro di giudizio delle azioni, e va da sé che ogni limite ad essa imposto diventa un pericolo mortale per la nostra umanità.

 

Andrebbe tutto bene, non fosse per il fatto che, ancor prima di essere inseriti in un contesto storico, linguistico e sociale cui essi stessi hanno dato vita, gli esseri umani appartengono da molto più tempo a un ambiente naturale che, invece, non hanno affatto creato. Tutt’al più lo hanno modificato utilizzando la tecnologia sin dalle origini del genere umano.

Quando è scoppiata la pandemia, alcuni filosofi di successo (e non solo in Italia) hanno subito diffuso tesi e teorie complottiste, dimenticando a quante altre pandemie l’umanità è stata esposta nel corso dei millenni, dalla terribile Peste Nera alla più recente epidemia di Febbre Spagnola, entrambe con un numero di vittime assai superiore a quelle causate dal Covid 19.

Eppure i suddetti filosofi non si peritano di diffondere il loro complottismo negli articoli sui giornali quotidiani e, soprattutto, nei talk show che ormai occupano in permanenza le reti televisive.

A chi li ascolta, spesso con avidità, non viene neppur fatto di pensare che la vita umana è in realtà immersa in una rete molto complessa di relazioni, che solo in minima parte hanno a che fare con il mondo storico, linguistico e sociale da noi creato.

In realtà, a dominare, è proprio la dimensione biologica e naturale che in gran parte sfugge ai nostri strumenti di controllo perché non è opera nostra. Non possiamo per esempio dominare le tempeste solari. Non riusciamo a prevedere i terremoti o le eruzioni vulcaniche, né la caduta di asteroidi sulla Terra. E, con buona pace dell’ecologismo estremo, nemmeno riusciamo a predire con esattezza i mutamenti climatici.

Last but not least, neppure riusciamo a prevedere lo scoppio delle pestilenze come quella che ora ci affligge.

Chi sostiene il contrario è un ingenuo oppure bara coscientemente con i dati. Ma tutto questo ai filosofi anti-naturalisti non interessa. Continuano ad applicare i paradigmi delle scienze storico-sociali anche a quelle naturali.

Così facendo ingannano in primo luogo se stessi, e poi il pubblico che li ascolta.