L'affaire Pontelandolfo

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Il 7 agosto del 1861 un gruppo di briganti, capeggiati da Cosimo Giordano, irruppe nel piccolo centro sannita di Pontelandolfo.

L’11 agosto giunse in perlustrazione nel paese il luogotenente Luigi Augusto Bracci, alla testa di 40 bersaglieri del 36° reggimento, con il rinforzo di 4 carabinieri. Qui il piccolo drappello fu assalito dagli uomini della banda di Giordano e da alcuni cittadini.

I soldati ripiegarono all’interno d’una torre medievale, poi cercarono di sottrarsi alla cattura fuggendo in direzione di Casalduni.

Durante la ritirata caddero in un’imboscata e, circondati da forze preponderanti, s’arresero. Cinque di essi erano già morti in combattimento, un sesto era stato ucciso in precedenza, mentre due erano riusciti a nascondersi.

I superstiti furono tutti trucidati, a eccezione di un sergente che promise di non combattere più contro Francesco II.

Venne allora inviato a Pontelandolfo un altro reparto di ben 400 bersaglieri, al comando del tenente colonnello Pier Eleonoro Negri. I militari arrivarono in paese il 14 agosto.

A questo punto iniziò la ritorsione, che certamente causò vittime e distruzioni materiali.

Sulle dimensioni della rappresaglia è nata, negli ultimi anni, una vivacissima polemica che ha largamente travalicato i confini del dibattito storiografico.

In questa discussione si inserisce il volume L'affaire Pontelandolfo di Silvia Sonetti, titolare dell’insegnamento di Storia e Civiltà Contemporanea presso l'Università degli Studi di Salerno.

Il libro della Sonetti, a seguito di un minuzioso esame della documentazione archivistica disponibile, propende per una valutazione tutto sommato contenuta degli esiti dell'azione del colonnello Negri, senza nulla togliere alla drammaticità dell'evento.

L'affaire Pontelandolfo ha a sua volta contribuito ad animare il dibattito sul fenomeno del brigantaggio e sulla sua interpretazione.

Ne parleranno con l'autrice giovedì 25 novembre prossimo alle ore 16, presso la Sala degli archivi gentilizi, Marco Demarco (Corriere della sera) e Marco Meriggi (Università degli studi di Napoli "Federico II"), nonché la direttrice dell'Archivio di Stato di Napoli, Candida Carrino.

 

 

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