Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Milite Ignoto d'Italia, 100 anni di onore alla patria

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Il 4 novembre 1918 finiva ufficialmente la Grande Guerra ed entrava in vigore l'armistizio di Villa Giusti, una storica dimora privata nei pressi di Padova appartenente ad un senatore del regno, il conte Vettor Giusti del Giardino.

L'Italia usciva vincitrice dal primo conflitto mondiale, con l'unità nazionale finalmente compiuta, con Trieste, Trento e Dalmazia per sempre italiane dopo secoli di oppressione straniera.

650 mila furono le morti costate solo tra le fila dell'esercito italiano, e tanti furono i corpi dei soldati non identificati.

L'Italia tuttavia ancora non aveva un simbolo per celebrare la storica vittoria. Nel 1920 il colonnello del Regio Esercito Giulio Douhet avanzò la proposta di traslare la salma di un caduto in guerra non identificato in un monumento che, da un lato avrebbe celebrato la vittoria italiana nella Grande Guerra, dall'altro avrebbe reso omaggio a tutti i dispersi e i caduti per la patria.

Dapprima si pensò al Pantheon come collocazione del monumento celebrativo, ma essendo sede delle reali tombe fu deciso di realizzare il tutto presso il Vittoriano.

Nel giugno 1921 la proposta fu presentata al parlamento e, nell'agosto successivo ottenne piena approvazione, con la proclamazione del 4 novembre come Giorno della Vittoria.

In seguito il Ministero della Guerra nominò una commissione speciale, il cui compito fu quello di far individuare 11 salme non identificate tra i caduti durante la Grande Guerra, ognuno proveniente da un diverso luogo del fronte e tra queste scegliere quella che avrebbe rappresentato tutti i soldati italiani che avevano perso la vita per la Patria e dispersi in ogni tempo e luogo.

Le salme rinvenute dall'agosto all'ottobre del 1921 furono trasportate nella Basilica di Aquileia, dove la signora Maria Maddalena Blasizza in Bergamas fu nominata rappresentante di tutte le madri d'Italia e consacrata a madre spirituale del Milite Ignoto.

 

Il 28 ottobre fu lei ebbe lei il compito di designare la salma da destinare al Vittoriano. Le restanti dieci sarebbero rimaste ad Aquileia per essere sepolte solennemente il successivo 4 novembre nello stesso cimitero della Basilica.

Maria era una madre triestina, il cui figlio Antonio di origini ebraiche e di professione maestro comunale, aveva disertato dall'esercito austroungarico per combattere e morire al fianco degli italiani sotto falso nome nel 1916.

Il corpo del milite venne sepolto in un cimitero di guerra in seguito bombardato, cosa che rese impossibile il successivo riconoscimento della salma.

Dopo il Rito di Aquileia, la mattina del 29 ottobre 1921 dalla stazione ferroviaria della stessa Aquileia il Milite Ignoto d'Italia tra sguardi commossi ed onori militari iniziò il suo viaggio ferroviario verso l'alma Roma. In molti gli resero omaggio nelle stazioni con fiori e tricolori, al suo passaggio fu ordinato silenzio e rispetto. Solo la canzone del Piave poté risuonare una volta sola all'arrivo nelle stazioni intermedie. La salma fu composta in una bara speciale in legno di quercia con decorazioni in metallo e in ferro battuto, forgiato da scudi di trincea e sorretto da bombe a mano di tipo SIPE. Sul coperchio vennero fissati un elmetto Adrian modello 15, un fucile e una bandiera tricolore con scudo sabaudo.

La mattina del 2 novembre la bara contenente il Milite Ignoto giunse alla stazione di Roma Termini, dove fu accolta dal sovrano Vittorio Emanuele III e dalla famiglia reale dei Savoia, seguita da tricolori, stendardi e labari del Regio Esercito e delle forze dell'ordine.

Il successivo 4 novembre la bara dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli su di un fusto di cannone, arrivò all'Altare della Patria, seguita da un corteo di alte cariche dello Stato insieme a rappresentanze di madri e di vedove di caduti, rappresentanze di grandi mutilati, di associazioni e di ex combattenti.

La bara fu infine portata a spalla verso il sacello del Vittoriano, lì fu tumulata ed accompagnata da un solenne silenzio militare.

Tutto questo accadeva esattamente 100 anni fa.

Il 4 novembre è pertanto una data che nessun italiano deve dimenticare. Onorare la memoria dei nostri soldati caduti è un dovere sacro di tutti noi italiani, cittadini di una libera repubblica, un sogno democratico che solo grazie al sacrificio di migliaia e migliaia di giovani uomini e donne siamo riusciti ad ottenere dopo secoli e secoli di lotta e resistenza.

La storia ci insegna che è dimenticando e restando indifferenti dinnanzi alla realtà che si va incontro verso l'inevitabile. Compiendo e dimenticando gli stessi errori dei nostri antenati daremo spazio ed occasione a terribili e bui momenti nella nostra intera vicenda. Ricordare significa onorare e costruire, invece dimenticare, ignorare e restare indifferenti equivale a diventare complici dei misfatti peggiori.

Italiani, ricordatevi e siate fieri della nostra storia. Diceva l’amato e indimenticabile Presidente Sandro Pertini che la Repubblica è una conquista nostra e solo a noi cittadini spetta onorarla, difenderla e ricordarla, perché in ogni singolo articolo della Costituzione ci sono milioni e milioni di italiani, che in ogni tempo e luogo hanno sacrificato la vita per dare un futuro dignitoso al nostro paese.

 

 

 

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