Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Se Confucio si reca ad Atene

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Chi scrive articoli per la pubblicazione su quotidiani/riviste conosce bene l’importanza del titolo: se è stimolante invita alla lettura del testo.

Così è per l’articolo di Caterina Carpinato, prorettrice della Terza missione all’’Università Ca’Foscari di Venezia, comparso sul quotidiano La Repubblica il 12 ottobre 2021, Confucio nell’agorà di Atene.

Anche l’incipit è stimolante: «Cosa ci fa Confucio nell’agorà di Atene? Semplice, dialoga con il suo omologo Socrate. Le loro statue si ergono l’una accanto all’altra, confrontandosi su pensieri oltre il tempo e lo spazio, ieratiche ed amichevoli, come se si conoscessero da sempre».

Il seguito dell’articolo ci informa che le statue sono opera dell’artista cinese Wu Weishan, direttore del Museo Nazionale dell’Arte cinese; l’allestimento artistico è stato realizzato per celebrare ufficialmente l’anno della cultura e del turismo tra Grecia e Cina 2021, alla presenza di due ministri greci della cultura, sport e turismo e dell’incaricato di affari dell’ambasciata cinese di Atene.

La sede delle statue è ai piedi dell’Acropoli dove si trova anche la Stoa ellenistica di Attalo II, un monumento in marmo bianco ricostruito nel 1951 dalla scuola archeologica americana; anche quello documenta i rapporti amichevoli tra USA e Grecia dopo la guerra civile scoppiata in quel Paese.

 

I rapporti dei grandi Stati con la Grecia, Paese piccolo geograficamente, ma grandissimo per l’apporto che ha dato alla storia dell’umanità, sono stati sempre intensi, spesso tragici; chi non ricorda le spedizioni dei re persiani per ottenere la “terra” greca o la secolare dominazione dell’impero ottomano.

Purtroppo anche l’Italia fascista vi ha contribuito con l’invasione nel 1940-1 e con l’orribile frase pronunciata da Mussolini «spezzeremo le reni alla Grecia».

Nei decenni recenti, come sottolineato dall’articolo, la Grecia si è sentita “tradita” dalle potenze occidentali per non essere stata aiutata nella crisi profonda che l’ha attraversata.

Allora ecco che «a sanare i debiti privati e pubblici sono arrivati loro, gli antichi amici cinesi e adesso la situazione è cambiata, Atene ricomincia a pulsare perché il mare è da sempre, per i greci, la fonte principale delle operazioni economiche, perché gli armatori greci da anni costruiscono i mercantili nei cantieri navali cinesi, perché il porto del Pireo è stato acquistato dalla Cosco (China Ocean Shipping Company) fino a 2052».

Allora perché in un mondo globalizzato se un Paese è in gravi difficoltà non dovrebbe accettare l’aiuto di un Paese amico come la Cina?

La lettura di un libro di pubblicato di recente è utile per raffreddare gli entusiasmi già col suo titolo: Fermare Pechino. Capire la Cina per salvare l’occidente, L’autore, Federico Rampini, è un noto giornalista e saggista, membro del Council on Foreign Relations, tra i più importanti think tank di geopolitica e geoeconomia statunitensi; conosce bene la Cina essendo stato corrispondente da Pechino per La Repubblica dal 2004 al 2009, ha anche due figli cinesi adottivi.

Nel libro sono messi a nudo gli aspetti meno noti della Cina di Xi Jinping, l’attuale Presidente: la cultura etnocentrica e razzista degli Han, il ceppo di gran lunga maggioritario e dominante; le abitudini di vita dei Millennial cinesi; l'imperialismo culturale nella saga cinematografica del Guerriero Lupo, il corrispettivo dei Rambo statunitensi; la letteratura di fantascienza come stratagemma per aggirare la censura; la riscoperta di Mao e infine il militarismo e le mire aggressive.

Quest’ultimo aspetto mette la Cina a confronto con l’altra superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, ed è d’obbligo da parte di Rampini citare La guerra del Peloponneso.

Infine lo storico greco Tucidide racconta il conflitto, avvenuto dal 431 al 404 a.C., che oppose Atene a Sparta, le due grandi potenze di allora.

L’opera non è un elenco di battaglie, ma un tentativo da parte dell’autore di trovare le cause e le dinamiche di uno scontro militare che sarebbe stato forse evitabile.

In questa prospettiva non è incoraggiante la notizia che nel settembre 2021 Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia abbiano lanciato a sorpresa un patto di sicurezza nell’area Indo-Pacifica, una sorta di Nato del Pacifico che si chiamerà Aukus (acronimo dei tre Paesi) e che prevede la vendita di sottomarini a propulsione nucleare a Canberra; la mossa ha fatto ovviamente infuriare la Cina, dato che l'alleanza mira proprio a contrastare la minaccia del Dragone nella regione, pur non nominandolo mai.

Al di là delle prove “muscolari” di tipo guerresco la sfida che gli Stati Uniti lanciano alla Cina è riassunta nel capitolo del libro sopracitato Perché riscoprire Roosevelt, dove il presidente statunitense Joe Biden rilancia un ambizioso programma di riforme sociali, piano di modernizzazione delle infrastrutture e sviluppo delle energie rinnovabili. L’intenzione è riassunta nell’affermazione «Non saranno gli autocrati a conquistare il futuro, sarà l’America».

L’articolo di Caterina Carpinato si conclude con un interrogativo che farebbe lieto Socrate, maestro della maieutica: «All’interno del labirinto delle informazioni disponibili con un clic nel disegno politico e culturale degli artisti e dei politici, tra gli interessi degli armatori e dell’industria turistica (e non solo) saremo in grado di decifrare il significato di questa amicizia antica tra i due eroi del pensiero classico, greco e cinese e di percepirne la valenza?»

A prescindere dalla diversità del pensiero filosofico dei due “eroi”, accentrato sull’uomo quella di Socrate, sul buon governo quello di Confucio che muore «dopo aver espresso un profondo rammarico per non essere riuscito a far accettare ai regnanti le sue idee», la valenza percepita è sicuramente politica.1

E’ ormai evidente che la Cina è una superpotenza, che conduce una politica di espansione coloniale di tipo commerciale in tutto il mondo dall’acquisto di terre coltivabili in Africa a quello di aziende manifatturiere anche nel cuore di Paesi industrializzati, e con la diffusione estensiva dei suoi prodotti in tutti i settori.

Anche il progetto della Via della seta può essere interpretato come un approccio al Mediterraneo col raccordo Trieste - Atene e una ulteriore penetrazione nell’Europa dell’influenza cinese con importanti conseguenze sulle dinamiche geopolitiche mondiali.

 

 

 

1.La citazione è tratta da Storia delle religioni, vol. X, La biblioteca della Repubblica, 2005,p.206.

 

 

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