Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ludwig Guttmann, ideatore dei Giochi Paralimpici

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Il mondo moderno intende la disabilità in senso positivo come il risultato di evoluzioni successive all’illuminismo ed all’instaurarsi delle democrazie rappresentative.

La storia dimostra purtroppo anche periodi di tragico regresso.

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso, il regime nazista metteva in atto un programma eugenetico di sterilizzazione forzata di disabili psichici e fisici, primo atto di una follia omicida che porterà all'uccisione di decine di migliaia di uomini, donne e bambini con varie disabilità.

È d’altra parte ormai accertato che di fronte agli abissi del male si ergono imprese generose che riscattano l’umanità. Tra queste si può annoverare l’opera di Ludwig Guttmann, neurologo polacco, che in quello stesso periodo dedicò le sue conoscenze scientifiche, la sua umanità e la sua fantasia alla riabilitazione delle persone con disabilità.

Come medico non poteva permettere che l’ideologia nazista prevalesse.

La sua azione venne in seguito premiata da una serie di risultati positivi che sfociarono nell’organizzazione di vere e proprie sfide atletiche tra i portatori di handicap che culminarono nell’organizzazione delle Olimpiadi Paralimpiche.

 

Ludwig Guttmann nacque a Tost, in Polonia, il 3 luglio 1899 da una famiglia ebrea ortodossa. Studiò medicina dapprima a Breslavia, poi a Wurzburg e a Friburgo dove si laureò nel 1924. Alla passione per le medicina unì l’amore per lo sport.

Iniziò a collaborare con Otfrid Foerster, famoso neurologo e neurochirurgo tedesco, all’ospedale ebraico di Breslavia.

Lavorò nel reparto di neurologia e neurochirurgia dal 1923 al 1939 divenendo una delle figure più importanti della scuola neurologica tedesca.

Nel 1927 si sposò ed ebbe due figli. Ma intanto l’antisemitismo si diffondeva sempre più e con l’ascesa al potere del nazismo nel 1933 la sua vita professionale divenne sempre più difficile.

Gli fu imposto di lavorare solo nell’ospedale israelitico.

Nel 1938 all’uccisione del diplomatico tedesco Ernst vom Rath seguì una sanguinosa spedizione punitiva; l’ospedale si riempì di feriti, la Gestapo minacciava ritorsioni se si fosse proseguito nella cura dei feriti considerati “illegittimi” cioè non ebrei.

Ciononostante Guttmann sfidò la polizia nazista prestando soccorso a tutti i ricoverati senza distinzioni perché tutti ne avevano diritto.

Comprese comunque che la vita della comunità ebraica era in pericolo. Nel 1939 gli si offrì la possibilità di salvarsi. Al regime nazista pervenne una richiesta da parte di Salazar, il dittatore del Portogallo, per la cura del dottor Almedia Dias, neuropatologo e amico personale del dittatore che aveva sviluppato una paraplegia.

La Germania voleva che il Portogallo rimanesse neutrale nel conflitto mondiale e pertanto permise al famoso neurologo Guttmann di partire.

Mentre era a Lisbona una nuova proposta di lavoro giunse dall’Inghilterra. Trasferitosi con la famiglia, iniziò a lavorare al Centro Nazionale di ricerca sulle lesioni del midollo spinale presso l’ospedale di Stoke Mandeville, nel Berkshire, vicino Londra che dirisse dal 1944 al 1966.

Prese in cura i feriti di guerra, giovani paraplegici, perlopiù militari impegnati a difendere l’Europa dalla minaccia nazista.

Giacevano immobili nei loro letti fortemente sedati, e le piaghe da decubito e le infezioni urinarie provocavano un’elevata mortalità.

Se per i colleghi non erano recuperabili per Guttmann essi erano «il meglio degli uomini».

Applicò un metodo di terapia rivoluzionario destinato a cambiare per sempre l’approccio alla paraplegia ed alla disabilità.

Dimezzò i sedativi, fece sedere sui letti i pazienti, li costrinse a sopportare il dolore e li obbligò a giocare tra di loro lanciandosi una palla.

Così, a Stoke Mandeville lo sport divenne il metodo principale di terapia.

Ai palleggi si aggiunsero le freccette, i birilli, il tennis da tavolo, il tiro con l’arco, il biliardo. E poi ancora il bowling e il basket in carrozzina.

Giovani che la guerra aveva drammaticamente segnato tornarono alla vita grazie all’entusiasmo della competizione.

Nel 1948, parallelamente alla manifestazione d’apertura delle Olimpiadi a Londra, Guttmann organizzò nel cortile del suo ospedale una competizione di tiro con l’arco. Sedici i partecipanti.

Nella seconda edizione furono sessanta, in quella successiva centoventisei.

L’evento fu un successo. Nel 1952 nacque l’“International Stoke Mandeville Games” e anno dopo anno le iscrizioni da tutta Europa aumentarono sempre di più e con esse i finanziamenti, si ampliarono i luoghi, crebbero le organizzazioni e le strutture.

Nel 1956 Guttmann incontrò il dottor Antonio Maglio, pioniere della riabilitazione dei disabili in Italia e insieme decisero che alle Olimpiadi previste quattro anni dopo a Roma, avrebbero partecipato anche gli atleti paraplegici.

Il 25 agosto 1960, quattrocento disabili di ventitré Paesi parteciparono alle competizioni, arricchite di pallacanestro, lancio del giavellotto, scherma, biliardo e tennis da tavolo.

“I giochi di Stoke Mandeville” divennero le Olimpiadi Paralimpiche.

Quattro anni dopo fu la volta di Tokyo, con ventuno Paesi partecipanti; nel 1968 a Israele i Paesi furono ventinove e nel 1972 a Monaco di Baviera centoventuno.

Nelle edizioni successive aumentò sempre il numero degli atleti partecipanti. 

Nell’attuale XVI edizione, 24 agosto-4 settembre 2021, a Tokio, sono oltre 4mila gli atleti impegnati in 22 discipline sportive.

L’Italia si è presentata all’appuntamento con 113 atleti in 15 discipline, con una presenza femminile superiore a quella maschile (60 atlete e 53 atleti).

Nel 1960 Guttmann fondò nel Regno Unito l'Associazione Britannica Sport Disabili di cui divenne presidente nel 1960.

Nominato Sir, ricevette i gradi di Ufficiale e poi di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico.

La BBC realizzò la sua biografia nel 2012 nel film The best of Men, titolo ripreso dalla sua famosa frase.

Le paralimpiadi del 1976 a Toronto furono le ultime a cui partecipò.

Morì ad Aylesbury, in Inghilterra, il 18 marzo 1980.

Non riuscì ad essere presente a quelle del 1980 ad Arnhem sul Reno, né a vedere realizzato lo stadio di Stoke Mandeville per cui aveva raccolto dei fondi qualche anno prima.

Quattro anni dopo si svolse sempre a Stoke Mandeville la settima edizione dei Giochi mondiali su sedia a rotelle in omaggio alla memoria dell’uomo che, più di tutti, aveva creduto nelle capacità di quegli uomini e quelle donne, donando loro una nuova speranza.

Quando negli ultimi anni di vita venne chiesto a Ludwig Guttmann quale fosse il suo obbiettivo, rispose con un sorriso: «Trasformare dei mielolesi privi di speranza e di aiuto in contribuenti del fisco».

Il sogno di ogni paziente su una sedia rotelle è proprio quello: guardare una persona sana negli occhi e dirle «Io valgo quanto te, spetta anche a me pagare le tasse».

Nel giugno 2021 è stato pubblicato il libro di Roberto Riccardi, generale dei carabinieri e scrittore, Un cuore da campione. Storia di Ludwig Guttmann, inventore delle Paralimpiadi, Giuntina Editrice.

Una lettura avvincente ed appassionata della straordinaria vicenda umana e professionale di Ludwig Guttmann, perfettamente inquadrata nel periodo storico nel quale si è svolta.

 

 

 

 

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