Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Anoressia patologica dell’anziano

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L’anoressia giovanile rappresenta indubbiamente un grave problema medico, ma l’attenzione degli studiosi si è rivolta negli ultimi anni anche a quella patologica che si verifica nell’invecchiamento.1

L’anoressia patologica deve essere distinta da quella fisiologica che deriva soprattutto dalla minore richiesta di energia col normale progredire dell’età ed anche per la riduzione delle sensazioni del gusto e dell’olfatto che modifica la componente “edonistica” del cibo.2

L’anoressia patologica riconosce quasi sempre cause ambientali e rimane in ombra nelle società industrializzate essendo l’attenzione dei media soprattutto rivolta all’eccesso di assunzione del cibo e la conseguente obesità, alle innumerevoli diete proposte che comprendono anche digiuni prolungati o transitori, agli integratori e alla   standardizzazione degli alimenti che le multinazionali considerano come merce.

Trasmissioni televisive come quelle dei   Master Chefs e le grandi offerte alimentari dei supermercati sono ulteriori fattori confondenti il grande pubblico.

La prevalenza e l’incidenza dell’anoressia patologica dell’età avanzata nella popolazione generale non sono conosciute, ma le percentuali della malnutrizione riportate dalla letteratura medica sono allarmanti, con valori fino al 25 % nelle persone che vivono nel proprio domicilio, al 62 % nelle popolazioni ospedaliere.

 

Il fenomeno è particolarmente elevato (85%) nelle nursing home del Regno Unito (l’equivalente alle nostre RSA). Povertà, isolamento sociale e solitudine sono le cause predominanti nei Paesi industrializzati.

Nel 2018 è stato addirittura istituito In Gran Bretagna un Ministero per la Solitudine (Minister for Loneliness) che si occuperà di un problema che affligge ben 9 milioni di sudditi.

Nella città di Firenze un cittadino su 10 over 65 anni vive in casa da solo e senza nemmeno una badante.

La depressione, spesso associata ad una perdita o ad un deterioramento delle relazioni sociali, ha un ruolo determinante nella comparsa dell’anoressia patologica nell’età avanzata.

Cause più strettamente mediche sono alterazioni della dentizione, malattie gastrointestinali, sindromi di malassorbimento, infezioni acute o croniche, aumento del metabolismo da ipertiroidismo, malattie mentali, scompenso cardiaco e broncopneumopatie croniche.

Un altro fattore tutt’altro che trascurabile è quello delle alterazioni del gusto e dell’olfatto indotte dai farmaci troppo spesso assunti in quantità eccessive.

Le conseguenze negative determinate dall’assunzione di un numero ridotto di calorie e dei singoli nutrienti sono molteplici: ridotta funzione muscolare e cardiaca, diminuzione della massa ossea con aumento della possibilità di fratture, disfunzione del sistema immunitario, scarsa guarigione delle ferite, sviluppo e progressione di malattie croniche, ritardato ripristino dopo un intervento chirurgico ed infine   aumento della morbilità e mortalità.

I medici possono dare un contributo notevole alla prevenzione ponendo una maggiore attenzione ai problemi alimentari nella pratica clinica. Molto spesso la eccessiva assunzione di farmaci, causa di anoressia, pone il medico nella necessità del “deprescribing”, cioè della revisione critica di precedenti prescrizioni.3

Lo studio di supporti alimentari adeguati, ma solo per via orale, conduce a risultati positivi mentre la terapia farmacologica risulta inefficace o dannosa.4

L’eccesso d’informazioni sulle varie modalità di preparazione del cibo oggi disponibili può, se sapientemente valutato, offrire maggiori opportunità per l’assistenza a questi pazienti.

Il nostro Paese, con il prevalere della dieta mediterranea sostenuta anche da movimenti culturalmente avanzati come    Slow Food, dovrebbe essere favorito in questa direzione.

Una alimentazione adeguata è stata recentemente sottolineata sull’autorevole British Medical Journal come indispensabile per affrontare una seconda onda di pandemia influenzale di COVID-19.5

L’anoressia patologica cosi frequente nelle residenze assistenziali rende ancora più indispensabile il superamento dell’attuale deleteria organizzazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali, (RSA).

Si tratta di sostituirle con miniappartamenti raggruppati, dotati di servizi comuni: per singoli o per coppie, del tutto indipendenti, dotati dei servizi essenziali, compresa la cucina; quindi libertà di vivere nel proprio appartamento in piena autonomia, utilizzando i servizi comuni.

In Svezia le strutture equivalenti alle nostre RSA (long term care institutions) sono state abolite nel 1992 e sostituite con unità abitative strutturate in tal modo.

In Toscana il Centro sociale di Lastra a Signa, Comune di 20 mila abitanti nei dintorni di Firenze, è   un complesso residenziale per anziani, in funzione dagli anni 70 con queste caratteristiche, una dimostrazione che la cosa è possibile anche nel nostro Paese.

 

 

Bibliografia

1. J.E. Morley, A.J. Silver, Anorexia in the Elderly. Neurobiol, Aging 1988, pp.9–16.

2. Morley, Anorexia of aging: physiologic and pathologic, Am J Clin Nutr 1997, pp. 66, 760-73.

3. A. Dolara, Deprescribing,. Un neologismo che viene da lontano, in «Cuore e Salute», Maggio-Giugno 2018, pp.4-6.

4. NJ Cox et alii, Assessment and Treatment of the Anorexia of Aging. A Systematic Review, Nutrients, 2019, pp. 11(1),144.

5. Fiona, Covid-19: What we eat matters all the more now, BMJ, 2020.

 

 

 

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