Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’epopea della vaccinazione antipolio

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Dottore può vaccinare le mie due bambine contro la poliomielite? Nel 1958 avevo appena conseguito l’abilitazione professionale e aderii volentieri alla richiesta del mio condomino.

La malattia infuriava nel mondo e in Italia in quell’anno ne erano stati segnalati 8mila casi. Ricordo che la popolazione non era preoccupata della pandemia influenzale, la cosiddetta “asiatica” iniziata nel 1957, ma era favorevole alla vaccinazione, allora non obbligatoria, contro questa terribile malattia che colpiva l’età infantile.

Due tipi di vaccino erano stati già messi a punto negli Stati Uniti da Albert Bruce Sabin e Jonas Edward Salk e somministrati con grande successo da diversi anni.

La poliomielite, in passato detta “paralisi infantile” o più comunemente “polio”, è una malattia virale acuta, altamente contagiosa, con manifestazioni diverse, le più gravi di tipo neurologico irreversibile per l’attacco del virus (poliovirus) alle fibre nervose del midollo spinale.

Se il paziente non moriva poteva andare incontro a paralisi degli arti che ne condizionavano l’intera vita. L’esempio più conosciuto è quello del Presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, costretto in una sedia a rotelle per la malattia contratta in età infantile.

 

Gli effetti della poliomielite sono noti fin dall'antichità.

Dipinti e sculture egizie raffigurano individui che presentano i segni caratteristici della malattia Durante la prima metà del XX secolo, i focolai in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda raggiunsero proporzioni pandemiche.

Negli Stati Uniti, nel 1952 un'epidemia di polio fece registrare quasi 58.000 casi con 3145 morti e 21.269 pazienti con gravi conseguenze.

La malattia era considerata il problema più spaventoso in materia di salute pubblica nel dopoguerra. La ricerca di un vaccino efficace divenne frenetica, “artefici” due scienziati, Albert Bruce Sabin e Jonas.

Albert Sabin nacque nel 1906 nel ghetto di Bialystok, in Polonia, la famiglia emigra negli Stati Uniti nel 1921; si laureò all’Università di Cincinnati e nel 1939 annunciò alla comunità scientifica la sua prima scoperta sul virus della poliomielite indicandone  la sede prediletta nell’apparato intestinale.

Partecipò al secondo conflitto mondiale e nel 1947, a Berlino, assistette a una terribile epidemia di polio.

Nel dopoguerra grazie ad un cospicuo finanziamento della National Foundation for Infantile Paralysis (NFIP), voluta direttamente da Roosevelt.  riprese le ricerche con un colossale laboratorio, con 10.000 topi e 160 scimpanzè.

Nel 1953 mise a punto un vaccino con il virus della polio vivo, ma “attenuato” iniziando a testarlo prima su se stesso, poi sui collaboratori e su giovani carcerati volontari.

I primi bambini ad essere vaccinati furono le due figlie, Amy (5 anni) e Deborah (7 anni), chiamate così in ricordo delle nipotine trucidate dalle SS in Polonia.

Presentò alla NFIP i risultati delle sue esperienze, ma le autorità sanitarie degli Stati Uniti si rivolsero al vaccino Salk per l’immunizzazione di massa.

Con una mossa che fece scalpore (era piena guerra fredda) donò allora gratuitamente i suoi ceppi virali allo scienziato sovietico Cumakov, in modo da permettere lo sviluppo del suo vaccino nell’ Unione Sovietica.

Dal 1959 al 1961 furono vaccinati milioni di bambini nei Paesi dell'Est, dell'Asia e dell'Europa.

Il crescente successo di questo tipo di vaccino, l'assenza di pericoli che garantiva e la più facile somministrazione, orale con una zolletta di zucchero, fece sì che negli anni successivi fosse adottato in tutto il mondo compresi gli Stati Uniti.

Sabin continuò a vivere col suo stipendio universitario, non brevettò la sua invenzione rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche per garantire col prezzo contenuto una più vasta diffusione della cura «Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo».

Ricevette numerose laure honoris causa da parte delle università di tutto il mondo, in Italia il Premio Internazionale Feltrinelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei nel 1964 e la Medaglia Nazionale per la Scienza nel 1970. Alcune scuole italiane portano il suo nome. Morì a Washington il 3 marzo 1993, all'età di 86 anni.

Jonas Salk è stato l’altro grande protagonista dell’epopea della vaccinazione antipolio; nacque a New York il 28 ottobre 1914; anche i suoi genitori provenivano da famiglie di emigrati russi ebrei.

Nel 1947 all’università di Pittsburg, giovane e sconosciuto ricercatore, annunciò di aver messo a punto un vaccino contro la polio utilizzando virus uccisi.

Nei sette anni successivi venne finanziato dalla NFIP un progetto di ricerca gigantesco e nel 1954 fu varato ufficialmente il programma di vaccinazione di massa.

Oltre 1.800.000 bambini in età scolare presero parte all'esperimento.

Quando l’anno successivo la notizia del successo del vaccino fu resa pubblica, Salk venne salutato come “l'uomo dei miracoli”, e la giornata "divenne quasi un giorno di festa nazionale.

Vi furono anche strascichi polemici: nel 1955 alcuni bambini, appena vaccinati, furono colpiti mortalmente dalla poliomielite: il metodo Salk non garantiva una protezione assoluta. Fu costituita una commissione parlamentare in cui fu sentito lo stesso Sabin il quale non negò mai i meriti scientifici del dottor Salk, che rispettava molto, ma criticò il suo vaccino.

La critica non fu gradita a Salk che in seguito arrivò ad accusarlo di antipatriottismo.

Anche Salk come Sabin non aveva comunque nessun interesse al profitto personale Quando in una intervista televisiva gli fu chiesto chi possedesse il brevetto del vaccino, rispose: «La gente, suppongo. Non c'è brevetto. Si può brevettare il sole?»

Negli anni successivi realizzò il sogno di fondare un complesso di ricerca per lo studio dei fenomeni biologici “dalla cellula alla società”, il Salk Institute for Biological Studies inaugurato nel 1963 a La Jolla, in California. Trascorse gli ultimi anni ricercando un vaccino contro l’HIV. Morì il 23 giugno 1995, a ottant'anni, a La Jolla.

Nel 1988 numerose organizzazioni mediche internazionali lanciarono una campagna per debellare la malattia su scala planetaria, come era successo per il vaiolo.

Nel 2002 grazie ai programmi attuati dalla World Health Organization, l’UNICEF e da molte altre organizzazioni erano stati vaccinati in 93 Paesi più di 500 milioni di bambini.

Nell’agosto 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che la polio rimane endemica soltanto in Pakistan e Afghanistan.

In Italia la vaccinazione antipolio è obbligatoria dal 1966 e dal 2002 prevede la somministrazione del vaccino, detto IPV (o Salk), associato a quelli contro difterite, tetano, pertosse, polio, Hib e epatite B nei primi anni di vita. Non si segnalano casi di malattia dal 1982.

Se per “artefice” si indica chi realizza qualcosa esprimendo tangibilmente il proprio talento in un'impresa di notevole mole o impegno attribuire tale definizione a Albert Sabin e Jonas Salk è del tutto appropriato. 

Dopo Pasteur e Jenner, quello contro la poliomielite, è l’ultimo periodo nella gloriosa storia delle vaccinazioni che porta i nomi degli scopritori.

Nella pandemia influenzale da COVID-19 del 2019 sono stati protagonisti grandi complessi industriali come Pfizer e AstraZeneca.

Gli “artefici” del vaccino antipolio hanno lasciato un preciso messaggio: abbandonare i brevetti e mettere a disposizione dell’umanità intera l’accesso ai vaccini. Un obiettivo non facile a conseguire, ma ineludibile.

 

 

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