Vette eroiche e ‘nullafacentismo’ durante la pandemia

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Pubblicato Domenica, 06 Giugno 2021 11:11
Scritto da Nicola Terracciano
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Le cifre dei poveri nostri concittadini/e morti, in massima parte anziani, a causa della pandemia da Covid-19 ha raggiunto cifre da guerra (fino ad ora 126 mila), e quindi è stato giustificato lo stare spesso a casa. Non è stato più possibile condurre una vita istituzionale, sociale ed economica libera, per assicurare le dimensioni essenziali di sopravvivenza.

Siano sempre benedette/i coloro che, nella prima linea di questa guerra insidiosa, in particolare tutto il personale medico e loro collaboratori, col dovere sentito fino a dare la vita in tanti casi, hanno permesso di affrontare e contenere la pandemia di origine cinese (col mistero ancora non risolto della sua origine, essendo una società dittatoriale quella comunista, senza libertà di informazione e di pubblica opinione), affinchè non allargasse il suo nefasto cerchio in modo tragico.

Con lo stesso spirito vanno ringraziati tutti coloro che hanno fatto andare avanti le industrie per assicurare la stessa sopravvivenza (come quelle della fondamentale catena alimentare). L’operoso alveare italiano non ha mai smesso di compiere giorno e notte a tutti i livelli della sua articolazione, permettendo al nostro Popolo di letteralmente ‘sopravvivere’.

Eppure si potevano trovare modi più efficaci, creativi, senza troppi sacrifici, per affrontare i problemi antichi e del quotidiano.

Penso al dramma di una generazione studentesca, che, dalle materne all’Università, ha conosciuto una sostanziale interruzione del processo formativo, che sostiene e promuove il livello di civiltà raggiunto da una Nazione ed incide sui destini individuali.

 

Si poteva e si doveva fare di più, utilizzando anche il sabato e la domenica, avendo il traffico agevole per portare a scuola o far tornare gli studenti a casa, per interrompere una didattica precaria solo a distanza, che richiedeva una struttura informatica e di mezzi, che tantissime famiglie non sono state assolutamente in grado di avere ed assicurare, creando un perverso divario culturale e di apprendimento.

Si poteva creare un corpo di assistenza e di consulenza casa per casa per assicurare che questi mezzi fossero realmente garantiti a tutti e verificarli, per evitare una nuova forma di evasione scolastica.

Si doveva assicurare un sostegno maggiore a docenti e a scuole, che sono andate avanti come sempre col sacrificio eroico di pochi, che si sono consumati letteralmente gli occhi (fino a malattie oculistiche sempre più diffuse), per non perdere il contatto con i loro studenti e non interrompere il processo formativo.

Oltre la scuola coi suoi problemi, sono emersi i limiti di un assistenzialismo senza controllo ed efficacia, che poteva essere l’occasione di una sistemazione/ripulitura di tutto l’impianto materiale del paese coi ‘lavori sociali’ dei percettori del reddito di cittadinanza e di altre indennità. Spazi, scuole, edifici pubblici, poco curati, abbandonati, da sistemare e ripulire, per dare decoro e dignità di base, potevano essere oggetto di un’azione di un ‘esercito del lavoro’, in collaborazione ad esempio col genio dell’esercito militare, che ha rivelato in tanti momenti dell’epidemia la sua nodale preziosità.

E tanti altri lavori nella calma dei servizi ridotti all’utenza potevano essere fatti, portati finalmente a termine, per sistemare, archiviare, svolgere pratiche in sospeso, oleare finalmente l’attività della pubblica amministrazione, dove l’origine clientelare di tanti e la blindatura di sindacati corporativi e norme volpine di ‘nullafacentismo’ la fanno da padroni tragicamente, desolatamente, pur ricevendo a fine mese dignitosi e anche pingui stipendi di sudato e onesto denaro pubblico, con nessuna proporzione tra il sevizio fatto ed i soldi ricevuti, come all’inverso giustamente avviene nel privato, che chiuderebbe in pochi giorni, se valessero i perversi comportamenti riscontrabili in tanti spazi pubblici. Un’altra grande occasione perduta nella storia di questo caro, amaro Paese.

I nullafacenti lucidi, nella loro furbizia nana, danneggiano non solo la società, ma la loro stessa dignità personale e la loro possibile crescita morale e civile.