Il marziano e la disumana criminalità organizzata italiana
Il marziano mi dice che un paese di 60 milioni di abitanti con un esercito, che può essere usato per ordine pubblico, con più di 100 mila carabinieri con stazioni presenti in modo capillare dalla Val d’Aosta a Pantelleria, con la Polizia con le sue sedi, con la Guardia di Finanze, con la Guardia Forestale, con le Polizie provinciali, con la diffusa Polizia municipale, dovrebbe facilmente estirpare paese per paese persone, famiglie e gruppi, che minacciano e sfruttano con la violenza la ordinaria vita civile, sociale, economica, dei quali si conoscono vita, fonti di reddito, luoghi dove abitano. Il marziano si domanda: perché non intervengono a neutralizzarli, stroncarli, mandandoli in carcere o in campi di lavoro per una rieducazione radicale a livello di figli e figlie, di mogli e parenti.
Si dovrebbero solo sospendere alcune ordinarie garanzie. È stato fatto giustamente contro il terrorismo politico, che è stato stroncato. Perché il “potere politico” nel senso articolato e vero del termine (parlamentari di destra, di centro, di sinistra, la burocrazia, il sindacato, il potere economico, il potere cattolico vaticano, che comandano ‘realmente’ in Italia) non lo fa anche contro il terrorismo criminale? Si domanda perplesso e stupito il marziano…
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È giusto e doveroso ricordare oggi e costantemente la strage di Capaci con la morte atroce del giudice Falcone, di sua moglie e degli uomini della sua scorta (come di Borsellino un mese dopo e di mille vittime innocenti in Sicilia, in Calabria, in Campania, nella Puglia).