Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Primo Levi, l’uomo libero che scelse di morire

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«Nessuno sa le ragioni di un suicidio, neppure chi si è suicidato». Questa frase Primo Levi la conosceva bene perché l'aveva scritta un suo amico francese sopravvissuto anche egli ai campi di sterminio.

L'undici Aprile 1987 lo scrittore scelse di porre fine ai suoi giorni popolati senza sosta dai fantasmi di Auschwitz e dal peso insopportabile di una vita che già gli era estranea.

Con il suo corpo, lanciò, nella tromba delle scale della sua casa di Torino, i suoi incubi, la sua depressione e le sue pillole sospese, i nazisti, i kapò, il filo spinato, il freddo e la fame, la stella e il pigiama, quei corpi senza carne ma con grandi, immensi occhi troppo profondi per essere guardati.

Precipitò nel vuoto, il suo vuoto, i sommersi e i salvati, la guerra e la tregua.

Un attimo prima forse si porse il dubbio su sé stesso… «e questo è un uomo» e scelse comunque di volare via come un uomo libero, ma con tutto il suo corpo intero, non come quel fumo che vide, in quella interminabile notte disperdersi da un camino nel vento.

Qui di seguito pubblichiamo un libro con sua firma autografa.

 

 

 

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