L'immortale eredità del R.M.S. Titanic

Categoria principale: Storia
Categoria: Storia Contemporanea
Creato Giovedì, 15 Aprile 2021 21:52
Ultima modifica il Giovedì, 15 Aprile 2021 21:54
Pubblicato Giovedì, 15 Aprile 2021 21:52
Scritto da Alberto de Munck
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109 anni fa la più grande sfida dell'uomo alla natura colava a picco in poco più di 2 ore e 40 minuti.

Era la notte tra il 14 e 15 Aprile del 1912, una notte senza luna e stranamente calma, una tranquillità che fu interrotta dall'urlo straziato della vedetta Federich Fleet che segnalava con tre rintocchi incessanti di campana dalla propria coffa un ostacolo di ghiaccio dritto a prua. «Motori indietro tutta e tutto a dritta!» furono gli ordini.

Il transatlantico non riuscì per la sua enorme stazza ad evitare la collisione l’iceberg che causò l'apertura di una serie di falle sotto la linea di galleggiamento sul latro destro della prua. Sul continente europeo, al momento della collisione, le 23:40 del fuso orario di Terranova, erano appena le 4:10 del mattino.

Nessuno in quel momento poteva immaginare che la più grande e tecnologica delle creazioni stesse iniziando a colare a picco, mettendo fine alla vita di 1517 persone.

Fu una notte indimenticabile, che da calma si riempì all'improvviso di imminenti richieste di aiuto inoltrate al telegrafo Marconi alle navi più vicine al Titanic, ma soprattutto al continente americano tramite la stazione di Cape Race.

La Carpathia fu tra le prime prima a rispondere al nuovo SOS, ma pur essendo vicina, e anche andando con il massimo della velocità, non poteva arrivare in tempo per prestare i necessari soccorsi. I bianchi e luminosi razzi segnalatori, le voci dei passeggeri e lo scricchiolare delle gru che facevano calare le scialuppe non sufficienti per tutti i naufraghi, riempirono quella notte di 109 anni fa.

All'orizzonte, a poco più di 30 miglia, c'era una nave di piccole dimensioni, era la Californian. Non dava segni di vita, poiché nell'inviare poche ore prima un'ennesima segnalazione di ghiacci, senza però l'importante marchio marittimo MGY, aveva ricevuto risposta di non interrompere la linea con la stazione continentale di Cape Race.

 

Fu per questo che ogni comunicazione si concluse in maniera poco cortese, ed il marconista spense l'apparecchio per la pausa notturna.

Per questa mancanza il comandante del piroscafo Californian e l'intero equipaggio furono poi duramente giudicati nel successivo processo sia americano che europeo. Se solo il marconista non avesse spento l'apparecchio per la pausa notturna, tutti i passeggeri del Titanic potevano essere salvati dal piroscafo che navigava a breve distanza.

Il castello di prua ormai iniziava a sparire sotto le onde del mare, l'acqua con la sua devastante forza avanzava sempre più nei fitti corridoi inondando il ponte A e la grande scalinata, a bordo rimanevano più di 1500 persone, il comandante ed alcuni ufficiali.

Tra loro si distinsero il primo ufficiale William Mcmaster Murdoch, che salvò molte vite sulle lance e sparì in mare sacrificando la propria vita cadendo del primo fumaiolo. Il secondo ufficiale Charles Lightoller, sfidò il mare salvando dalle acque tutti coloro che erano ancora vivi nonostante il freddo, portandoli su di una scialuppa rovesciata, e poi sulla nave soccorritrice.

Lo stesso comandante, Edward John Smith, decise eroicamente di colare a picco con la sua immensa creatura.  Si distinsero infine i due marconisti, che inviarono i segnali di soccorso fino a quando non venne meno l'alimentazione elettrica: Jack Phillips che fu tra le vittime del naufragio e Harold Bride che invece si salvò.

La nave ormai fino al ponte delle scialuppe e dal primo al secondo fumaiolo era totalmente sommersa, tra le urla strazianti dei passeggeri che cercavano di salvarsi sul castello di poppa, mentre i rassegnati musicisti ancora trovavano la forza di suonare l’unni sacro Nearer my God to Thee per raccomandare a Dio l’anima di tutti. Morirono tutti nel naufragio, il violino appartenuto al maestro Hartley fu successivamente ripescato. Le luci morirono una dopo l’altra insieme ai passeggeri scaraventati nelle acque gelide dell’oceano.

Nell'aria si udì lo stridio del ferro dello scafo, delle caldaie e dei motori. Il meraviglioso gigante dei mari  si spaccò in due tronconi, una pioggia di rottami si levò nell'aria, e in pochi minuti affondò e scomparì tra le onde: erano le 2:20 del mattino nel fuso orario di Terranova, in Europa le 6:50.

Un'ora e mezza dopo l'affondamento, finalmente all'orizzonte si vide una nave che arrivava e lanciava razzi di segnalazione: era la Carpathia finalmente giunta sul luogo del disastro. Ma solo poco più di 700 persone riuscirono a salvarsi e solo 300 corpi furono ritrovati su 1517. Buona parte di essi venne risucchiata insieme allo scafo del transatlantico, altri volontariamente furono sepolti in mare, altri ancora furono portati ad Halifax, dove oggi sorge un cimitero tutto per loro.

Dal Carpathia in rotta verso New York arrivarono le prime informazioni sui passeggeri sopravvissuti, deceduti e dispersi, il mondo ormai veniva a conoscenza di questa immane tragedia. Il tutto fu più chiaro all'arrivo del Carpathia a New York la sera del 18 Aprile 1912.

Tutte quelle che furono le scialuppe di salvataggio del Titanic furono piazzate al molo 59 della White Star Line, il molo che non fu mai raggiunto dall'inaffondabile, il cui naufragio segnò per sempre i fasti della Belle Époque.

Il relitto fu scoperto dopo 73 anni di buio dal ricercatore marittimo Robert Ballard nella notte del 1° settembre 1985, con esso però svanì del tutto anche quello che fu il desiderio di recuperare la nave dei sogni, che ancora giace spezzata in fase di deterioramento a causa di batteri a stalattite che divorano lentamente il ferro a 3870 metri sul fondo dell'Atlantico del Nord, a 500 chilometri da Terranova.

Il Titanic vivrà eternamente non solo attraverso le memorie di sopravvissuti e di chi ha dedicato a quello storico naufragio particolari studi, ma anche nelle ombre di tutti coloro che in quella fatidica notte d'aprile persero la vita e che, a distanza di oltre cento anni, è giusto anche solo con un pensiero ricordare.