L’entrata di Murat a Napoli

Categoria principale: Storia
Categoria: Storia Miscellanea
Creato Mercoledì, 07 Aprile 2021 12:06
Ultima modifica il Mercoledì, 07 Aprile 2021 12:37
Pubblicato Mercoledì, 07 Aprile 2021 12:06
Scritto da Francesco Lembo
Visite: 524

Gioacchino Murat arrivò il 5 settembre del 1808 ai confini del Regno di Napoli ed il giorno successivo entrò trionfalmente nella Capitale.

L'impressione che l'aitante generale con indosso una sgargiante divisa, fece sui suoi nuovi sudditi fu enorme. La cronaca offerta dal Journal de Paris (naturalmente in francese) e qui si seguito pubblicata, ripercorre con grande dovizia di particolari tutte le tappe dall'arrivo a Portella ai confini fino al “Te deum” su musica scritta apposta dal Paisiello, nella chiesa dello Spirito Santo.

Il 6 settembre del 1808 Murat fu a Napoli e l’accoglienza della città fu magnifica. In uniforme da battaglia, entrò per via Foria e in Piazza del Mercatello (attuale piazza Dante) fu innalzata una colossale statua equestre dedicata al cognato Napoleone Bonaparte che lo aveva voluto sul trono di Napoli in sostituzione di del fratello Giuseppe destinato alla Spagna. Una salva d’artiglieria in tutti i forti della città salutò l’arrivo del nuovo re, le autorità gli si presentano consegnandogli le chiavi della città con le acclamazioni del popolo.

Dopo il “Te deum” celebrato dal grande elemosiniere cardinale Firrao allo Spirito Santo, il re Gioacchino sfilò a cavallo tra gli archi e i festoni di via Toledo fino a Largo di Palazzo (attuale piazza plebiscito) dove era stata innalzata una altissima colonna a lui dedicata. La sera teatri e spettacoli gratis per tutti.

 

Con Gioacchino Murat il regno di Napoli visse anni di rinascita. Furono introdotte notevoli riforme e grandi opere di civilizzazione che aiutarono lo Stato ad uscire dall’arretrato sistema governativo borbonico. Con la successiva restaurazione tanti istituti e leggi da lui varate e dimostratesi efficienti rimasero in vigore realizzando la cosiddetta “politica dell’amalgama” che sopravvisse ancora per lungo tempo nel sistema politico del regno.