L’agonia del piccolo Sergio, cavia di esperimenti nazisti

Categoria principale: Storia
Categoria: Storia Contemporanea
Creato Venerdì, 29 Gennaio 2021 14:51
Ultima modifica il Venerdì, 29 Gennaio 2021 15:16
Pubblicato Venerdì, 29 Gennaio 2021 14:51
Scritto da Maria Rosaria Bianchi
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Questa è la storia di un bambino napoletano Sergio De Simone, originario del quartiere Vomero. Un’anima innocente di appena 8 anni.

Il suo nome è rimasto nella storia perché fu l’unico italiano sottoposto a sperimentazione medica in un campo di concentramento nazista subendo assurde torture Di origini ebraiche, il piccolo Sergio fu prima trattato come una cavia umana e poi ammazzato insieme ad altri 19 compagni di sventura.

Il bambino lasciò Napoli insieme alla sua famiglia per essere condotto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau il 29 marzo 1944, con il convoglio 25T.

Sergio fu scaricato sulla rampa del lager la notte del 4 aprile 1944. Tutti i componenti del suo nucleo familiare furono marchiati con dei numeri, perdendo così la loro identità primaria e la loro dignità di esistenza. Mamma Gisella divenne la numero 76516, Sergio il numero 179614, la zia Mira il numero 76482 e le cuginette, Andra e Tatiana, rispettivamente con i numeri 76483 e 76484. I bambini, fin da subito, furono separati dalle loro mamme e spediti in dormitori differenti.

Mengele, entrando nella baracca dove erano stati riuniti i bambini, per selezionarli disse: «Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti».  Sergio subito si fece avanti insieme ad altri bimbi. Una volta selezionati, furono successivamente trasferiti nel campo di concentramento di Neuengamme, presso Amburgo, dove sarebbero stati usati come cavie.

 

Arrivati a Neuengamme, attraverso una prima incisione sotto l’ascella, i venti bambini vennero infettati con bacilli vivi della tubercolosi, capaci di scatenare la malattia in forma molto violenta. Tutti ne furono colpiti. Alcuni vennero sottoposti ad altri interventi, tra cui quello per asportare le ghiandole linfatiche.

Questi tormenti proseguirono fino al 20 aprile 1945 quando, con gli inglesi alle porte, i nazisti si preoccuparono di cancellare ogni traccia. Fu allora che i venti bambini vennero trasportati nella scuola di Bullenhuser Damm. E, nella cantina di quell’edificio, furono impiccati senza pietà.

Dall’inferno dei lager, tutto il nucleo familiare, tranne Sergio, riuscì a tornare a casa. Il piccolo Sergio fu ricordato con un giardino di rose bianche nella scuola di Bullenhuser Damm, costruita dopo le orribili atrocità, che porta il nome dell’illustre medico e pedagogo polacco Janusz Korczak, morto insieme ai “suoi” bambini nell’orfanotrofio che dirigeva nel ghetto di Varsavia.