Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’obbligo vaccinale per il bene della comunità

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Alcuni anni fa, anche in Italia si decise di introdurre delle leggi molto restrittive rispetto al fumo. Questo passaggio implicò necessariamente una limitazione di alcune “libertà”, quelle dei fumatori, per evitare che il fumo passivo arrecasse danni ai non fumatori. Fu necessario, quindi, creare delle leggi ad hoc che prevedessero, oltre al divieto, una sanzione nei confronti dei trasgressori.

Lo stesso accadde quando si decise di limitare gli omicidi stradali provocati da automobilisti in stato di ebrezza da alcool o stupefacenti. Si è creata, infatti, una legge ad hoc che imponesse controlli severi e sanzioni gravose ai trasgressori.

Lo stesso si è fatto quando si è imposto l’uso delle cinture di sicurezza in auto e del casco ai motociclisti: sono stati creati dei provvedimenti legislativi che, inevitabilmente, limitavano le libertà individuali.

Ampia parte degli ordinamenti giuridici dei paesi occidentali, dove vige lo stato di diritto, prevedono delle norme che, per salvaguardare i diritti della collettività, limitano delle libertà individuali, altrimenti sarebbe il caos, l’anarchia.

Abbiamo esempi innumerevoli di norme del genere anche nell’ordinamento giuridico italiano. Questo accade perché uno dei pilastri del “contratto sociale” del

lo Stato di diritto consiste nel fatto, per dirla in soldoni, che i tuoi diritti non devono ledere quelli altrui.

La tua libertà finisce dove inizia quella altrui e questo vale ancor di più quando si parla di salute pubblica. Come diceva Marco Aurelio «ciò che non giova all'alveare non giova neppure all’ape».

Fatta questa premessa, ecco che capita di leggere o sentire in tema di pandemia e di vaccini, una trasversale indignazione nei confronti delle restrizioni delle libertà personali volte a contenere la diffusione del virus e soprattutto riguardo al cosiddetto “obbligo vaccinale”, una minaccia che fa inorridire molti benaltristi.

La cosa grave consiste nel fatto che questo tsunami di indignazione casca nel bel mezzo di una pandemia epocale che ha provocato due milioni di morti fino ad oggi e che ha messo in ginocchio le più forti economie del pianeta, ha accentuato le iniquità e i contrasti socio-economici, ha colpito come una gigantesca mannaia le classi sociali più deboli e fragili, mettendo a nudo tutte le fragilità delle società opulente, l’inadeguatezza del sistema capitalistico; ha fatto emergere tutte le lacune dei sistemi economici solitamente ritenuti inossidabili e solidi, vedi Germania, Regno Unito e Usa.

Ora, di fronte ad una situazione così drammatica, ecco che, paradossalmente, si decide di insinuare il dubbio riguardo a quali siano le priorità: la salute pubblica oppure la salvaguardia delle libertà personali.

Eppure, questi dubbi non sono sorti quando, come dicevo inizialmente, si è deciso di restringere i diritti dei fumatori, di quelli che si mettevano alla guida sbronzi e degli automobilisti e motociclisti che non facevano uso delle cinture di sicurezza e del casco.

È paradossale rilevare che si ritengano meno gravosi gli effetti di una pandemia, rispetto al fumo, ad esempio.

Ciò che inorridisce è quanto si stiano dimostrando ignavi molti di quelli che dovrebbero illuminare le menti confuse e spaventate delle persone comuni, travolte da un dramma sconosciuto alla propria generazione.

Come si può puntare il dito contro i fumatori, ma nutrire dubbi sul vaccino? E non si devono necessariamente tirare in ballo le orde dei cospirazionisti e delle loro imbarazzanti teorie complottiste, gente che si agita bruciando le effigi di Bill Gates e cianciando di 5G, Soros ed altre scemenze affini.

E’ improbabile addurre a costoro il pericolo più grande, visto che ormai essi sono ridotti ad un mero fenomeno da baraccone dai più e con i “più” bisogna fare riferimento alla maggioranza degli italiani che, stando alle recenti statistiche, si è rivelata in possesso di una buona dose di pensiero critico ed oggettivo nonché favorevole non solo alle misure di contenimento della pandemia adottate dal governo, ma anche al vaccino.

In questa riflessione il riferimento è ai più odiosi reazionari che si celano dietro alle figure di pseudo intellettuali di tutto rispetto, coloro che hanno indossato la maschera dei liberal e che sventolano il vessillo della “libertà vaccinale” in barba a qualsiasi minimo criterio razionale di buon senso e di opportunità.

Ad esempio, è da notare come alcuni editorialisti de “Il Corriere della Sera”, giornalone dei boomer e dei liberisti, anziché condannare apertamente la pericolosa follia dei no-vax, invitano l’opinione pubblica e la politica a “non schiacciare nel recinto i no-vax, non quelli imbizzarriti come scimmiette in preda alla rabbia, ma quelli “perbene” che temono gli effetti collaterali.

Insomma, bisogna ascoltarli e semmai convincerli, puntando a sensibilizzarli piuttosto su quanto il vaccino possa salvaguardare la loro tasca.

I no-vax reclamano libertà di scelta, rischiando di far saltare tutto il processo di immunizzazione “di gregge” al quale si punta, puntando sulla pericolosità dei vaccini.

Quali sarebbero gli effetti collaterali che essi tanto temono? Salvo rarissimi casi documentati di reazioni allergiche individuali comuni a tutti i vaccini, gli effetti collaterali dei vaccini sono assai meno importanti e pericolosi di un qualsiasi farmaco da banco, quali il paracetamolo o l’acido acetilsalicilico, ossia la comune Aspirina.

Da ben 220 anni e oltre, i vaccini sono una pratica medica consolidata dalla medicina ed hanno salvato milioni e milioni di vite umane.

L’altra argomentazione dei reazionari travestiti da Liberal, come si anticipava, è quella di puntare a convincere i no-vax sull’utilità del vaccino. Il vaccino è necessario non per la salvaguardia della salute pubblica (il no-vax non è sola la “mammina informata”, ma è spesso il classico strafottente che spesso evade il fisco perché non ha il senso dello Stato e del rispetto della res publica, ma bada solo al proprio conto in banca) ma è necessario piuttosto per la salvaguardia del proprio interesse economico.

La strategia è: «convinciamo i no-vax che è meglio vaccinarsi, correndo dei rischi (ma che vuoi che siano i fantomatici rischi per la propria salute dovuti ai vaccini piuttosto al rischio di un decurtamento dei propri utili) per liberarci dal virus il prima possibile e salvare così la propria attività, la propria industria, il proprio ristorante, bottega, ecc. Vuoi che il virus colpisca i tuoi interessi economici? Pensaci.»

Il reazionario travestito da Liberal è così. Mai che pensasse una volta al bene della comunità piuttosto che alla propria tasca. È su questo che bisogna puntare per convincere gli scettici, al loro interessa di bottega.

Sia chiaro, sarebbe imperdonabile ignorare i drammatici effetti del virus sull’economia globale, ma è altrettanto imperdonabile trascurare i terribili effetti dello stesso sulla vita delle persone, dei loro affetti, sulla loro psiche, attanagliata dalla terribile paura di ammalarsi e morire o vedere un proprio caro ammalarsi e morire.

Seguendo questa logica, non si sarebbe dovuto vietare il fumo nei luoghi pubblici per non mandare in rovina l’industria del tabacco che, invece, mi sembra essere brillantemente sopravvissuta.

Come si può insinuare che gli scienziati ed una politica responsabile siano rei di uccidere la democrazia e le libertà personali perché ci indicano la strada da intraprendere per difendere la nostra salute e la nostra vita dai rischi della malattia Covid-19?

Se la democrazia non riesce a proteggere l’“alveare”e le “api” da una minoranza di egoisti, irresponsabili ed arrivisti, è una democrazia che fallisce anzi, è una democrazia incompiuta.

Nessuno più di chi scrive, forse, ama la libertà né può dire di amare profondamente i “potenti” chiamati in causa, da Gates ai colossi dell’industria farmaceutica, dai politici in carica al governo ai delatori che denunciano il vicino con una sedia in più alla tavola di Natale, rispetto a quanto previsto dal Dpcm vigente. Tuttavia, se, in nome di una presunta libertà civile, che si traduce semplicemente in anarchia e menefreghismo, «tu metti a rischio la mia vita e quelli dei miei affetti, io sono disposta a far sì che i miei diritti individuali subiscano delle restrizioni per un bene superiore, il benessere della comunità, dell’alveare».

Anzi, bisogna esigere che lo Stato e la legge ci proteggano, proteggano la collettività e il bene comune contro l’egoismo di quella parte della società più venale e sprezzante della vita umana. Non sempre lo Stato lo fa in maniera giusta, molti errori sono stati fatti ed altri ne saranno fatti, tutto è migliorabile, ma non si può lasciare che questa mostruosa moda da social dei nostri tempi, quella del complottismo, prenda il controllo delle decisioni politiche che hanno il dovere e il mandato di preservare l’interesse della collettività.

Nessun reazionario, travestito da Liberal, dovrebbe più avere il privilegio odioso di un “ondivaghismo” che fa terra bruciata di quelle che sono le fondamenta della nostra democrazia: il contratto sociale, la rinuncia agli egoismi particolari per un bene superiore, quello della comunità.

Ormai si è stanchi di essere tolleranti con gli intolleranti.

 

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