L'ordine di Ferdinando IV a Francesco Pignatelli
Il re fuggito dalla capitale assediata dai francesi, si aspettava una reazione del popolo napoletano, sperando che per amor suo impedisse ai francesi di occupare la città ed invece gli giunse «la semplice notizia di una disonorante convenzione trattata in seguito delle più assurde istruzzioni, da voi medesimo date a chi incaricato di negoziarle» (n.d.r. il principe di Migliaro e il duca del Gesso). Il re, furioso col vicario, presagì gli eventi: «Vedo ceduta la maggior parte del Regno, anche non invasa, con idea di salvare la capitale, mentre altre concessioni concorrerebbero a perderla tra breve e senza riserve». Ferdinando rimproverò aspramente il vicario e gli scrisse che nel prendere la decisione di trattare col nemico «non vi siate ricordato di avere un Sovrano». Infine lo sfiduciò: «Giudicherete della sensazione che io provo, dalla maniera colla quale vi siete condotto e corrispondete alla fiducia, che in voi riponevo e della mia indignazione contra i vostri consiglieri».
Il Pignatelli molto probabilmente non ricevette questa lettera e non prese atto del suo "licenziamento" perché nello stesso giorno 15 gennaio, fuggì verso Palermo per scampare ai pericoli dell'anarchia imperante nella capitale e perché era stato dichiarato incompetente dagli Eletti della Città che rivendicavano il potere vicario in caso di assenza del re. In pratica si consegnò nelle mani della corte napoletana in cerca rifugio. Ma appena giunse a Palermo, Ferdinando IV ordinò il suo arresto.
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Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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La lettera, datata 15 gennaio 1799, fu inviata al Vicario Francesco Pignatelli da Palermo, dove Ferdinando IV stata rifugiato con tutta la corte. Il monarca esprimeva tutta la sua delusione e il suo disappunto nei confronti del Vicario per la perdita di gran parte del Regno dopo la conclusione dell'oneroso armistizio di Sparanise tra la città e il generale Championnet il 12 gennaio.