Il Maradona dei Napoletani

Categoria principale: Libere riflessioni
Pubblicato Martedì, 01 Dicembre 2020 11:10
Scritto da Maria Rosaria Bianchi
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Quello che non potrete mai capire, voi che non siete napoletani, è cosa sia stato capace di suscitare questo ragazzo, nato in una baraccopoli argentina, nello spirito dei napoletani.

Quando il Napoli vinse il primo scudetto, nel maggio 1987, io c'ero e me lo ricordo bene. Andai con mio fratello più grande (juventino, peraltro, ma che quel giorno impazzì di gioia) a festeggiare in giro per la città.

Fu un'emozione unica non solo e non tanto per la vittoria sportiva, ma piuttosto per quel meraviglioso stato di affratellamento che si instaurò spontaneamente tra i miei concittadini. E la cosa, mi lasciò sbigottita.

In quel momento di euforia civilissima, di sfrenata allegria e di spasmodica voglia di regalarsi una fuggevole, ma intensa blandizia in un periodo molto difficile per la città (era in atto una guerra di camorra) e per ognuno che, come sempre, combatteva le proprie personali battaglie oltre che doversi confrontare con la complessità della propria vita, vidi i miei concittadini accomunati da un ritrovato amore per le proprie origini e dal rinnovato bisogno di gridare finalmente al mondo quale fosse la vera Napoli.

Non solo, cioè, quella raccontata da una narrazione stereotipata zeppa di retorica e di pregiudizio, ma anche quella Napoli che ancora conservava le vestigia e l’essenza della grande capitale di un tempo, quella di Gian Battista Vico, di Gaetano Filangieri, di Alessandro Scarlatti, di Giordano Bruno, di Salvatore Di Giacomo e di tante altre esimie eccellenze partorite da questa terra pregna di grandiosi splendori e di terribili cadute.

 

Non dimenticherò mai quei momenti in cui ci si abbracciava tutti per strada, tra estranei. Quei momenti in in cui tutte le differenze sociali, culturali, economiche vennero improvvisamente azzerate, con lo stupore di tutti.

Ci si salutava e ci si abbracciava tutti senza badare alle diversità, travolti dall’ebrezza di un giubilo comune: la popolana di Forcella con l'ingegnere di Posillipo, lo studente universitario con l'ambulante. Uomini e donne, di ogni età, di ogni estrazione sociale, culturale, economica, di ogni colore politico ed ognuno con la propria distinta identità e con la propria personalissima visione della vita e del mondo.

Fu un'esplosione improvvisa ed inaspettata d’amore, d’amicizia universale, di quelli fulgidi che solo il popolo napoletano sa realizzare tra i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, le sue schizofrenie ed i suoi eccessi.

E questo miracolo fu reso possibile dal calcio, fenomeno di massa tra i pochi in grado di catalizzare tante attenzioni ed emozioni.

E questo fu, probabilmente, il vero miracolo laico di Diego Armando Maradona, un fenomeno dal genio sportivo irripetibile, un ragazzo nato in una baraccopoli alla periferia di Buenos Aires e del mondo.

Una persona controversa e come spesso accade con i geni artistici, capace di generare sentimenti ambivalenti e complessi, ma perfettamente in linea con il carattere di questa città unica al mondo per le sue peculiarità. Napoli, un melting pot di emozioni, culture e colori, a volte in armonia tra loro, altre volte in contrasto e in guerra.

Una città vulcanica, passionale, irrequieta, dissacrante, dove il sacro si mescola al profano, dove il progresso sfida la superstizione, dove ogni cosa è mistica e nel contempo dannatamente pragmatica e brutale, dove amore e morte ogni giorno viaggiano insieme e si insidiano reciprocamente, capace di fare rivoluzioni , di rendersi protagonista di formidabili ed epiche gesta e di miserabili crolli dovuti alle ataviche fragilità del proprio tessuto sociale, economico e culturale. Fragilità perlopiù residuo di una lunga storia tortuosa, a volte oscura ed a volte luminosa, spesso contorta. Una città composita, indecifrabile per i più, incomprensibile per molti.

Curzio Malaparte, non a caso, ebbe a dire:

“Napoli [...] non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. Napoli è l’altra Europa che, ripeto, la ragione cartesiana non può penetrare. Non potete capire Napoli, non capirete mai Napoli...Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna? Vi troverete Napoli. È il destino dell’Europa di diventare Napoli.”

Senza voler semplicisticamente biasimare coloro che faticano a comprendere, vien da dire, inevitabilmente, che no, non potrete mai capire Napoli.

Non potrete mai capirci.

Ed oggi, non potete comprendere il nostro amore un po’ grossolano per una persona così imperfetta, inadeguata e fragile come Diego Armando Maradona. Una persona, oltre che uno sportivo. Un uomo a cui è calzata più che a chiunque altro l’attributo del genio e della sregolatezza; capace di grandi slanci d’amore e di detestabili e malsani comportamenti, di quelli tipici degli animi irrequieti, dalla tempra spesso friabile. Un uomo così vulnerabile, incapace spesso di vincere i suoi demoni, il suo senso di inadeguatezza in un mondo dominato da spietati interessi e stravizi, eppure nel contempo così terribilmente carismatico, capace di generare entusiasmi universali e suo malgrado, di attenzioni asfissianti, moleste e bieche.

E sì, c’è molta affinità con l’animo di Napoli e i napoletani. I napoletani, geniali, splendidi, rivoluzionari, anticonformisti e tradizionalisti, fragili, perennemente sull’orlo del baratro.

Per questo Diego Maradona è entrato perfettamente in simbiosi con questo popolo, creando con esso un’osmosi potente, dai toni a volte oscuri e inquietanti.

Forse si spiega anche così il perché vi sembra tutto così stucchevole, grottesco, banalmente folkloristico. Non è semplice comprendere una siffatta astrusa osmosi. Solo i napoletani possono.

Non potete capirci perché voi non siete napoletani.