L' "imperdonabile" Massimo Bontempelli
Aderì al fascismo, ma più per seguire il maestro accademico Luigi Pirandello, che per reale convinzione. Futurista, surrealista seguace di Breton, acerrimo rivale di Ungaretti da cui fu sfidato a duello, amico di Malaparte, fu sempre sospetto alla cultura del regime. E quando fu chiamato nel 1938 a sostituire il professor Momigliano, rimosso dalla cattedra dell'Università di Firenze perché ebreo, oppose "il gran rifiuto" e fino alla fine del fascismo venne prima messo da parte e poi perseguitato dal ministro del Ministero della Cultura Popolare, Alessandro Pavolini. Passò a sinistra, fu eletto senatore e continuò a scrivere letteratura, musica, teatro segnalandosi come uno degli intellettuali ed artisti più eclettici del nostro panorama culturale. Fu direttore dell'"Unità "ma pochi perdonarono la sua adesione al fascismo. Scrisse: «Unico strumento del nostro lavoro sarà l'immaginazione. Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale.» La foto (inedita) postata è del 1933 ed è impreziosita da una dedica autografa di Bontempelli al barman dell'ambasciata italiana di Atene.
In quell'anno fu mandata ad Atene dal regime fascista una delegazione di intellettuali fascisti tra cui lo storico del medioevo Gioacchino Volpe, il matematico Francesco Severi e Bontempelli, che forse fascista fino in fondo non lo fu mai.
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