Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La conquista risorgimentale italiana

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Solo dal 1860-61, dopo ottocento anni circa di regimi assolutisti, feudali e clericali, antisemiti, con dominatori sempre stranieri il Mezzogiorno d’Italia e la Sicilia potettero conoscere e vivere in modo costante un vero regime liberale e costituzionale, di diritti civili, politici, sociali garantiti, prima solo sognati e sperati.

Essi erano stati sperimentati in modo precario solo per pochi mesi nel 1799, in modo imperfetto,  limitato, pur epocale per diversi aspetti (si pensi all’abolizione del regime feudale del 1806)  nel decennio 1806-1815 con due sovrani comunque stranieri, per pochi mesi nel 1820-1821 e nel 1848.

Solo dal 1860-1861 il sole della Libertà, dei diritti civili, della nascente democrazia, della Laicità dello Stato, coi diritti riconosciuti ad Ebrei, Valdesi ed altre confessioni religiose, della Modernità europea, cominciò a splendere nel cielo storico meridionale e della Sicilia (prima plumbeo e triste), iniziando a portare il suo calore vinificatore, ed illuminò insieme per la prima volta dopo ottocento anni con la libera stampa e le discussioni dei liberi parlamenti, nazionale, provinciali, comunali, il mostro storico dell’arretratezza sociale e civile (la questione meridionale), prodotto dai secoli di dominio, di egemonia antropologica dei regimi sopra indicati ed avviò con energia inimmaginabile la soluzione di essa.

 

Non poteva e non poté risolverla con una bacchetta magica dall’oggi al domani (come è legge della complessa storia umana), ma pose le basi di una sua prima soluzione con interventi rivoluzionari di tipo strutturale (strade, ferrovie, acquedotti, memorabile quello pugliese), l’istruzione pubblica obbligatoria, la diffusione di licei e di istituti tecnici e la riforma e la moltiplicazione delle Università, nuovi slanci economici e sociali.

Tutta la penisola unita, senza più frontiere interne e passaporti  e chiusure, fu un alveare operoso inimmaginabile di iniziative, di rinnovamenti in tutti i campi, che portarono quell’Italia definita fino al 1859 una ‘espressione geografica’, ad essere una delle potenze più grandi e rispettate di Europa, con una moneta che faceva aggio sull’oro e un paese unito, che seppe affrontare l’ultima sfida del suo processo unitario con un’adesione collettiva di mobilitazione al fronte militare e al fronte interno, quale mai si è verificato nella storia dell’Italia unita (1915-1918).

Il Mezzogiorno e la Sicilia a poco a poco (la storia vera del progresso civile, politico, sociale non fa salti e chi li forza conosce solo tragedie) entrarono a testa alta in questo rivoluzionario processo liberale, democratico, civile con responsabilità di governo e di partecipazione quali mai essi avevano assunto e sperimentato negli ottocento anni precedenti, con la elezione a ministri e a presidenti del Consiglio e con la egemonia nei gangli del potere burocratico, specialmente quando la capitale d’Italia fu finalmente Roma  e il Mezzogiorno e Napoli in particolare si trovarono ad avere il privilegio geografico della maggiore vicinanza al centro effettivo del potere e delle decisioni.

Si è fatto  per il Sud e la Sicilia dal 1861 all’avvento del fascismo nel 1922 (col quale comincia una diversa pagina storica non più liberale, democratica, laica, con un arretramento, anzi uno sprofondamento storico tragico), quindi in 61 anni, tutto quello che era storicamente possibile alla luce delle disponibilità e dei mezzi che la situazione storica permettevano.

Se si paragonano i risultati storici solo dei 126 anni di regime borbonico assolutista, feudale, clericale, antisemita  (senza tener conto dei secoli precedenti dal Mille in poi) con i 61 anni (la metà del periodo borbonico) appena del regime liberale, laico, democratico, di modernità dell’Italia una e libera del Risorgimento con i suoi autentici miracoli di rinnovamento,  non si può non restare meravigliati e commossi e non benedire quelle generazioni che, con uno slancio, una fede, un sacrificio, oggi inimmaginabili, seppero in così breve arco di tempo realizzare dei sogni sperati da secoli e portare a termine fino al 1922 un’opera storica, che suscita stupore sempre.

Da essa sola si può prendere la strada per nuovi avanzamenti storici di dignità di popolo, di libertà, di laicità, di progresso civile, sociale, economico, nell’orgoglio di essere Italiani, nel rispetto e nella collaborazione con gli altri popoli liberi d’Europa e del mondo.

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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