Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Un parto nella Napoli dell'Ottocento

Condividi

Come si nasceva a Napoli cento o duecento anni fa? Più o meno come a Milano.

Ma per non finire così, ex abrupto, questo articolo di arte povera, proverò a dirvi qualche cosa in più, spero senza tediarvi.

Vorrei tanto partire dall'atto del concepimento ma un po'per pudore, un po' perché credo che rispetto ad oggi non sia cambiato granché, vado direttamente al "fatto compiuto".

Era il tempo in cui si partoriva tra le lenzuola del proprio letto e, quando la donna usciva di conto, grande protagonista dell'evento diventava un personaggio oggi pressoché estinto,  la levatrice.

A Napoli era chiamata "Mammana" o "Scioscia".

Il marito, che in questo evento aveva, come tutto sommato anche oggi, un ruolo del tutto secondario, appena sentiva che la moglie dava il primo lamento delle doglie, rimaneva solitamente inebetito, poi realizzava e si ricordava che la sua sposa gli aveva raccomandato di andare a chiamare la scioscia che non a caso era chiamata così

Ed allora il  pover uomo a gambe levate correva a chiamarla e la pregava, gemendo, di recarsi dalla moglie perché il parto era imminente.

Ed ecco che da grande professionista la scioscia entrava in scena.
Faceva sedere la partoriente su una sedia a braccioli, la rassicurava e le metteva tra le mani un "agliariello" che era un recipiente in vetro col becco lungo.

 

Più la puerpera soffriva e spingeva più la mammana le diceva "scioscia, scioscia" invitandola a soffiare nella bottiglia per lenire l'enorme  dolore e nel frattempo si raccomandava a San Leonardo protettore delle partorienti. E il marito?

Non assisteva allo spettacolo anzi,  veniva allontanato dal palcoscenico da alcuni amici che se lo portavano a bere e a distrarsi.

Appena giungeva notizia che il parto era avvenuto, il marito veniva ricondotto a casa e da alcuni particolari si rendeva subito conto di come era andata.

Infatti se gli andava incontro sorridente e allegra la scioscia col neonato tra le braccia, voleva dire che il bimbo  era maschio ed il padre lo prendeva emozionato tra le braccia e lo alzava al cielo.

Inoltre con un'occhiata avvertiva l'amico a ciò incaricato affinché procedesse a sparare i fuochi di artificio già preparati per l'evento.

E se era nata una femmina? Allora la neonata era nel letto tra le braccia della mamma che accoglieva il marito con un sorriso che era quasi una promessa, come a dirgli «coraggio, ritenta sarai più fortunato.»

 

E la scioscia "cu na faccia appesa" era ferma, muta ai piedi del letto. E i fuochi si mettevano da parte per festeggiare l'ultimo dell'anno.

Passata l'emozione era tradizione che il marito preparasse alla moglie una insalata per ricompensare la moglie del regalo ricevuto.

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

Miscellanea Storia e Filosofia

1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista

Cola di Rienzo: il tribuno augusto del basso Medioevo

Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa

 

Libere Riflessioni

Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte

Commissione europea: il potere che sfida la legge

Mercato libero o mercato padrone?

Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante

Il pauperismo non tramonta mai

 

Filosofia della Scienza

Ambiguità della democrazia

Solidarietà e liberalismo

Individuale e collettivo

Gli universali nelle scienze sociali

Rovelli sulla fisica quantistica

 

Cultura della legalità

Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale

“La Costituzione in tasca”. Art.9

Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017

 

 

Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

Statistiche

Utenti registrati
20
Articoli
3528
Web Links
6
Visite agli articoli
19679196

La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.

Abbiamo 225 visitatori e nessun utente online