Il monumento funebre di Marco Aurelio
Ma quasi nessuno sa che esiste un altro grande monumento a lui dedicato: la colonna posta nella piazza di fronte a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio, e presso Montecitorio, una delle sedi del Parlamento, nel cuore cioè del governo dell’Italia. Ebbene nessuno anzitutto segnala questo gran monumento, che è anche un monumento funebre, giacchè la base della colonna era anche la Tomba del grande imperatore, come è anche quella della più nota colonna Traiano presso Piazza Venezia, dalla quale ha preso il modello.
Marco Aurelio fu uno dei più grandi imperatori di Roma e ci ha lasciato il racconto della sua vita nell’autobiografia Ricordi. Il monumento funebre fu innalzato tra il 176 e il 192 dopo Cristo e per il suo valore universale meriterebbe non solo maggiore rilievo di valorizzazione, ma maggiore rispetto. In cima al monumento c’è una statua che tutti credono da lontano che sia naturalmente di Marco Aurelio. È un ragionamento spontaneo, naturale, logico. In realtà con quella statua, che non è di Marco Aurelio, si esprimono la violenza, l’arroganza, la mancanza elementare di rispetto umano anche e di stravolgimento della realtà, della verità storiche del potere cattolico vaticano a Roma. Quella statua è di San Paolo, un ebreo orientale vissuto un secolo prima, e fu collocata nel 1589 dal violento papa Sisto V. Il pontefice fece distruggere anche una serie di bassorilievi originali e mettere una iscrizione intestata ad un altro imperatore, Antonino Pio, che non c’entra assolutamente con la romanità, con la storia dell’Impero, con la vita di Marco Aurelio. Ma, con tutte le statue e le chiese dedicate a San Paolo a Roma, è mai possibile che si continui ad offendere la verità storica e umana, andando ad occupare un monumento che con San Paolo non c’entra assolutamente nulla, e non si provveda a toglierla e mettere doverosamente una statua di Marco Aurelio, in modo che quando uno alza gli occhi non sia ingannato ed offeso ? Purtroppo in questo paese insensibile e incolto, dal vertice alla base, nessuno si cura e si curerà di dignità, di verità storica, non essendo il caso posto questione di pancia e di posti, di potere e di ricchezza, gli unici problemi che interessano.
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Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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