Riccardo Pierantoni per l’inaugurazione della statua di Garibaldi nel 1895
Si ammalò a lungo e morì precocemente nel 1913 ad appena 40 anni. Dal carme "Sulla Via Appia" della raccolta "Poesie", Società Editrice Dante Alighieri, 1900 (dedicata ‘A mia Madre” con data del 5 dicembre 1899), così Riccardo richiamò l’emozione e il conforto della statua di Garibaldi con imponente monumento, opera dello scultore fiorentino Emilio Gallori (lo stesso che completò poi quella di Vittorio Emanuele II all’Altare della Patria), innalzata sul Gianicolo ed inaugurata il 20 settembre 1895 (allora festa nazionale, giorno che ricordava la epocale conquista il 20 settembre 1870 di ROMA, che divenne finalmente dopo millenni capitale dell'Italia una e libera e si pose fine all'anacronistico, medievale Stato teocratico papale). Sta della valle in mezzo e giganteggia la mole che il pagano genio eresse del Buonarroti. Ahi che l’asilo ergesti, Italico titano, a Simon mago de la Patria nemico e fra l’eccelse tue case ordiscon trame del Loyola i figli ! Ma il Nizzardo alto nel bronzo cavalca per la vespertina luce, e l’occhio figge di custode in atto vigilante ! Gli splende al raggio estremo bionda la chioma e come fiamma rossa la veste. Veglia, Nume de la Patria, chè, se periglio stringa, al nome tuo invocheran vittoria, ed al tuo bronzo in faccia sfileranno armati, a Morte devoti, quanti avviva itali cuori.
Ma Riccardo non vide a fine Ottocento alcun pericolo grave e sperò che l’avvenire dell’Italia, ormai irrevocabilmente una, indipendente, libera, laica, più moderna, fosse solo di progresso, di civiltà, di arte e di amore.
Ma poi che non minaccia alcun straniero nemico, armi non sogno, Ed un’accesa vision m’arride, in questo roseo crepuscolo. Ancor veggo la latina terra maestra de le genti e donna, non più per la conquista e per ingiuste brame, ma per l’ardir di novo esempio. Rese dei giovinetti a la gran madre le braccia pazienti, in sé racchiusa sol del lavoro nella gloria onesta, al benigno sorriso di natura fidente, che le diè di tre marine il largo amplesso, la carezza dolce dei fiumi, il bacio fervido del sole, che le diè il manto argenteo degli ulivi, lo scintillìo dei grappoli maturi, e l’ondeggiar dorato de le messi, io veggo sol dell’arte e dell’amore andar superba questa terra eletta.
La storia è andata diversamente e tragicamente e stiamo alle prese con i gravi problemi antichi e presenti della nostra cara Patria. Essa è comunque Repubblica, è Una e Indivisibile, è Democratica e sostanzialmente Laica. Da difendere sempre contro i nemici interni ed esterni "con la penna e con la spada", motto di tutti i membri della Famiglia Pierantoni - Mancini e di tutti i veri italiani.
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Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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Riccardo Pierantoni (Roma, 1873 - 1913) fu l’amatissimo figlio di Augusto Pierantoni e Grazia Mancini. Anima sensibile, delicata e insieme fiera, fu studioso di letteratura, storico risorgimentale (in particolare dei Fratelli Bandiera), autore di racconti e di poesie.