La filosofia di Epicuro: una lezione di vita
Epicuro fu uno dei più grandi filosofi dal punto di vista della riflessione sull’umana condizione, sulle vie per capire lucidamente la ragione d’essere per la quale viviamo e per poter raggiungere il massimo di felicità possibile. Invitava anzitutto allo studio “scientifico” della natura vista nella sua composizione interna fatta di elementi primordiali di particelle materiali, che chiamava‘atomi’ (piccolissimi all’estremo e non più ulteriormente divisibili), con leggi interne anzitutto legate al movimento. Con lucida profezia il pensatore greco auspicó il continuo sviluppo “scientifico”, l’occhio scientifico sul mondo e i fenomeni dell’universo, che solo in età moderna ed oggi sono avvicinati e promossi, dopo millenni di regressioni e di oscurantismi.
Il grande Epucuro invitata all’accettazione coraggiosa del nostro destino “mortale”, senza fughe e false consolazioni nelle superstizioni e nelle fantasie, che producono solo timori e insidiano l’autenticità e la pienezza di emozione e di crescita intellettuale del vivere già precario. Indicava nell’amicizia uno dei valori più importanti del vivere e della società, accanto alla cultura e alla ricerca moderata e saggia del piacere fisico e psicologico. Diffidava della politica, come luogo sfrenato di potere, di ambizioni, di vanità, che turbano sistematicamente la tranquillità dell’anima. L’amicizia profonda, seria, vera tra le Persone non è esposta alle tempeste ed alle angosce del possesso, non rende reciprocamente schiavi e padroni, in una negativa dialettica inquieta quotidiana, che non è formativa per nessuno dei due. L’amicizia ha dentro di sè la sincerità, la vera fedeltà, ma sempre insieme la tranquillità, la libertà, la dignità, la vera crescita umana, culturale, intellettuale, morale ed emozionale reciproca, ed è fonte della vera gioia possibile in questo vivere “unico” per legge inesorabile della natura “breve e precario”. |
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Il grande filosofo greco Epicuro , nato nell’isola di Samo nel 342 a.C. e morto ad Atene nel 270, fondó ‘Il Giardino”, una scuola di pensiero dove potevano entrare, audacemente per quell’epoca, anche gli schiavi e le donne, ad indicare l’orizzonte universalmente aperto ed umano del suo messaggio.