Anita Garibaldi, in un monumento la grandezza storica
Tra loro è la compagna-sposa (a Montevideo nel 1842) brasiliana di Giuseppe Garibaldi: Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, che tutti sinteticamente ricordano come Anita, che gli diede quattro figli tra Brasile e Uruguay: Domenico, Rosa, morta poi a due anni, Teresita, Ricciotti. Il suo suggestivo monumento romano a cavallo (che racchiude anche le sue ceneri) la rappresenta con un bimbo tra le braccia per ricordare un episodio della sua vita avventurosa dell’agosto 1840. Il monumento che ne segnala la grandezza storica è sito al Gianicolo, luogo singolare di memoria risorgimentale, che si sviluppa intorno alla statua equestre di Giuseppe Garibaldi, ai tanti busti di protagonisti del moto risorgimentale che gli fanno corona, al Sacrario dei difensori di Roma repubblicana del 1849 con la tomba anche di Goffredo Mameli, al Museo Garibaldino di Porta San Pancrazio.
Nel 2012 Anita Garibaldi è stata inserita dalla Presidenza della Repubblica del Brasile nel Libro degli Eroi della Patria e negli anni Duemila è stata onorata nel mondo degli storici di Nizza, città natale di Garibaldi, a segnalare l’internazionalità della sua Figura. Ella, con tante altre protagoniste femminili non di origine italiana del nostro caro Risorgimento, ne rivela il volto nobile imperituro: realizzare l’Unità e la Liberta d’Italia, con Roma capitale laica della Nazione (sogno che si realizzò il XX Settembre 1870), fu sentito come evento non solo decisivo nella storia millenaria della penisola, ma di importanza fondamentale per i destini di altri popoli, per l’emancipazione dell’Umanità da regimi tirannici e clericali.
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Più si conosce il Risorgimento dell’Unità e della Libertà d’Italia (da metà Settecento alla fine della Prima Guerra Mondiale) più si resta sorpresi e commossi dalla sua ricchezza storica, dalla carica di futuro che esso ebbe e mantiene. Uno di questi aspetti è costituito dalla presenza delle donne in un ruolo non subalterno, ma da protagoniste di primo piano.