Il Palazzo D’Avalos di Procida: oltre le sbarre un mare di libertà
L’edificio fu eretto nel 1563 per volere del Cardinale Innico D’Avalos, feudatario dell’isola e permise l’accesso a Terra Murata, il cui borgo era prima raggiungibile solo dal mare attraverso la spiaggia dell’Asino. Ciò permise lo sviluppo urbano dell’isola con l’insediamento del borgo della Corricella. Confiscato dai Borbone nel XVIII secolo, fu particolarmente preferito da Ferdinando IV come prima riserva di caccia. Durante la Repubblica Napoletana del 1799 il palazzo fu sede del Governo Provvisorio, divenendo testimone di momenti di gioia ed esaltazione per la nascita del nuovo governo democratico che ebbe tra i suoi maggiori esponenti il sacerdote Antonio Scialoja, appartenente ad una delle famiglie più note dell’isola. Fu tra i promotori del Catechismo Repubblicano e fervente sostenitore dei suoi principi basati sulla libertà e l’uguaglianza. Ma, nonostante l’adesione della cittadinanza, la Repubblica a Procida ebbe appena sessantaquattro giorni di vita. La repressione borbonica che ne conseguì ebbe effetti devastanti sulla popolazione che fu duramente colpita nelle sue migliori famiglie a cui furono confiscati i beni e perseguitati per anni. Con la restaurazione della monarchia, nelle sale del palazzo D’Avalos si insediò la feroce Giunta di Stato che emise la condanna a morte dei membri del Governo repubblicano. Le esecuzioni avvennero nella piazzetta di Santa Maria delle Grazie, il patibolo fu eretto laddove era stato reciso l’albero della libertà. I parenti dei condannati furono tutti costretti a presenziare vestiti a festa, per essere calpestati ulteriormente nel dolore e nella dignità umana. Da allora divenne leggenda la maledizione lanciata dalla sorella del sacerdote Scialoja, che dopo mesi di prigionia nella stiva delle navi inglesi, fu prima condotto a Cefalù per essere sconsacrato, e poi esanime, di ritorno a Procida per l’impiccagione. La donna, costretta ad assistere al martirio del fratello, all’apice del dolore maledisse il crudele giudice Vincenzo Speciale, augurandogli di morire abbandonato da tutti e nei suoi stessi escrementi. Una maledizione, questa, che si rivelò profetica qualche anno dopo. I procidani mai dimenticarono quell’eccidio di innocenti e a fine Ottocento, quando ebbe fine il regime borbonico, la piazzetta fu intitolata ai martiri del 1799 e fu eretto un monumento a loro memoria. I resti dei repubblicani furono seppelliti in una fossa comune nella vicina chiesa di S. Maria delle Grazie con un’ulteriore lapide a ricordarli. La fede anti borbonica degli Scialoja fu incrollabile e trovò dei prosecutori nelle generazioni successive: il nipote del sacerdote, Antonio, fu senatore del Regno d’Italia. I giorni della Repubblica Napoletano segnarono gli ultimi momenti gloriosi del palazzo. Dopo l’insediamento della Giunta di Stato del 1799 l’immenso edificio fu trasformato in scuola militare, poi in carcere con successivi ampliamenti fino al 1988. Nel periodo risorgimentale, furono detenuti Cesare Rosaroll e Luigi Settembrini perpetuando l’avversione alla monarchia borbonica. Travalicando l’interesse artistico dell’architettura rinascimentale, il palazzo D’Avalos ha assunto nelle epoche successive un immenso valore di testimonianza per la storia politica e sociale dell’isola. Da allora tutto è ancora lì. Il tempo si è fermato tra gli androni fatiscenti e le celle: divise, scarpe, registri, brande arrugginite, il pavimento polveroso. Basta inoltrarsi per quelle scale consumate, tra quelle mura dagli intonaci ingrigiti e imbrattati per respirare l’aria del passato e riudire un bisbiglio pensieri, immergersi nei ricordi di anime che sognavano la libertà, perdendosi con lo sguardo oltre le grate di ferro, nell’incantevole azzurro del mare.
|
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.212 Agosto 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaMaria. Storia di un'anima nella Napoli dell'Ottocento Orlando: il Paladino che sapeva solo amare Dracula di Valacchia, il Gargano e Napoli Giovanna I, la prigioniera del destino Il Golem, l’Intelligenza Artificiale e la ricerca dell’immortalità 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle I ragazzi del Viale Europa di Castellammare di Stabia Giovanna II, l’ultimo battito romantico del trono napoletano Machiavelli, un repubblicano democratico Federico García Lorca: la morte non avrà il mio cuore La strategia del Grand’ammiraglio Anton Haus
Filosofia della Scienza e della Politica Filosofia, religioni e ordine mondiale La ricerca della felicità è davvero un diritto? La crescita costante dei socialisti negli Stati Uniti
Cultura della legalità Responsabilità genitoriale e vita digitale: i nuovi confini della tutela dei minori Vittime innocenti. Agosto 1944-2017
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 525 visitatori e nessun utente online |



Tra dimora signorile e fortezza, il palazzo D’Avalos rappresenta uno dei luoghi simboli e più suggestivi di Procida.


