Il 1948 e il mito di Garibaldi
Tra le accuse mosse dalla DC (e dalle altre forze moderate e borghesi) al Fronte Popolare durante la campagna elettorale del 1948, l'essere voluto ricorrere al nome ed all'immagine di Giuseppe Garibaldi per "nascondere" la falce e martello. In questo modo, secondo i democristiani, socialisti e comunisti avrebbero cioè provato a "tranquillizzare" l'elettorato italiano, riparandosi e riparando le proprie intenzioni rivoluzionarie e sovversive dietro la figura, a quel tempo amata ed apprezzata trasversalmente e in tutta Italia, dell'Eroe dei due mondi. Una tesi condivisa pure da alcune tra le più autorevoli testate giornalistiche nazionali come il Corriere della Sera, che in un editoriale del 2 aprile 1948 scriveva: «Garibaldi, che non amava la guerra, e la guerra giustificava come strumento di liberazione, è stato tirato fuori dalla tomba come simbolo di conquista e di oppressione, di annullameno di libertà.
Oggi, se fosse in vita, e se potesse avere a sua disposizione quel grande esercito che Mazzini sognava per lui, accorrerebbe in Ungheria, in Cecoslovacchia, ovunque la libertà è capestata...Tutto è stato rimescoato dal fronte soialcomunista per ricondurci in schiavitù, o comunque assi lontano da quella libertà di cui Garibaldi fu indubbiamente assertore». Malgrado i tentativi messi in atto dal Fronte per rispondere («non abbiamo bisogno di biglietti da visita per presentarci al popolo italiano. Siamo parte di esso, siamo la parte che più ha sofferto e più ha sacrificato per la libertà di tutti», spiegava Renato Mieli su "L'Unità" insistendo sull'indubbio primato delle sinistre nella lotta anti-fascista), un aiuto inatteso e decisivo in questo senso alla propaganda democristiana giunse da Clelia Gribaldi, figlia 81enne del Nizzardo e candidata per il Partito Repubblicano. Intervenendo in un comizio a Piazza Esedra, la signora Garibaldi ebbe infati parole molto dure per i frontisti, accusandolu di volersi appropiare in modo indebito e illegittimo della memora del padre: «Egli appariene soltanto all' Italia. (...) Quelli che si sono apropriati della bella effige di mio padre vi ingannano. Mio pdre non appartene mai a quel partito e, se fosse vivo, certamente non vi aparterrebbe. Quel partito fu fondato da un tedesco, Carlo Marx, che trattò Garibaldi, il vero Garibaldi, quando era vivo, con grande disprezzo». La presenza di Clelia Garibaldi1 ad un evento anti-frontista mise in allarme socialisiti e comunisti, che cercarono di correre ai ripari diffondendo la voce secondo cui si sarebbe trattato di una mistifcazione, in quanto non sarebbero stati più in vita figli o discendenti del generale. Il contributo offre interessanti spunti di riflessione non solo sulle vicende di quel particolare segmento della nostra storia nazionale e sul modo di fare comunicazione e propaganda all'epoca, ma ricorda e ribadisce come la figura di Garibaldi fosse in passato accettata e onorata da destra come da sinistra, senza distinzioni ideologiche e territoriali (al punto da trasformarsi in oggetto di contesa), diversamente da quanto suggerito da una certa storiografia odierna, amatoriale e di ispirazione anti-unitaria ed anti-risorgimentale.
1 Nata nel 1867, Clelia Garibaldi morì nel 1959. Era figlia del Nizzardo e di Francesca Armosino
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