Il chiostro di Sant'Agostino alla Zecca, un gioiello inaspettato
Il convento degli agostiniani fu edificato da Carlo I d’Angiò, da Carlo II “lo zoppo”, e completato sotto Roberto d’Angiò. Questo chiostro è stato completamente rifatto nel 1624 dall’architetto Gian Giacomo di Conforto, successivamente vi ha messo mano anche il Piacchiatti, come ha messo mano alla chiesa. Il chiostro attuale presenta elementi architettonici, quindi, legati al Barocco napoletano. Sedici colonne ben impostate che reggono archi a tutto sesto. Gli archi alternano la pietra di piperno alla pietra di marmo di Carrara. All’incrocio degli archi abbiamo dei clipei con dentro delle statue a mezzo busto di santi agostiniani. L’ingresso della sala capitolare è una sala bellissima di epoca angioina. La volta si regge su due colonne in materiale di spoglie, materiale antico proveniente da un antico tempio pagano dedicato a Giove.
Alla base delle colonne abbiamo un capitello dorico rovesciato, mentre i capitelli sui quali si innestano le volte sono di epoca sveva. Questa sala è ricordata con il nome “Sala Masaniello”, perché proprio in questa sala fu fatto il processo a Tommaso Aniello d’Amalfi dopo la sua morte. Il complesso fu acquistato dalla figlie della carità “San Vincenzo de’ Paoli”, le famose suore “cappellone”, per il cappello bianco con le ali, le quali, però, lo acquistarono per 137 lire, ma poco dopo furono invitate a venderlo alla società per il risanamento di Napoli, che doveva ricostruire il palazzo, per la bella somma di 200mila lire, quindi un bell’affare per le figlie della carità.
Narratore Antonio Caliendo
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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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