Studi sull’Irpinia Cristiana: S. Marciano
Le fonti documentarie attestano l 'esistenza nell'area beneventana di chiese erette in onore di un santo di nome Marciano. Il principe Radelchi II nel luglio 881 concede al monastero di S. Sofia un gualdo sito subtus ecclesiam sancti Marciani foras civitatem Beneventanam; ma l'agiotoponimo riferentesi alla stessa chiesa compare già in un praeceptum concessionis del principe Romualdo II del726 all'abate Zaccaria con il quale si concede alla chiesa di S. Sofia una conduttura dell'acqua innestata sull'acquedotto pubblico, che fiancheggia le mura e un gualdo sul Calore vicino al "guado di S. Marciano". In territorio frigentino invece troviamo attestato un agiotoponimo, segno evidente di una chiesa dedicata al santo: nel documento 32 del Chronicon Vulturnense infatti, in data 2 novembre 754 Scaniperga e il figlio Liutprando, figlio di Gisulfo II, confermano al monastero femminile di Logosano alcune condome, tra cui condoma nomine Boniolo cum uxore, flios et filias suas, vel cum omnia sua, qui habitqre videntur ad sanctum Marciano in Frecento, testimonianza di un luogo di culto che sorgeva verisimilmente sul sito dell'attuale chiesa di S. Marciano, come ha rilevato la Galdiao.
Chi era il santo dedicatario delle chiese? Il titolare della chiesa beneventana, diverso o lo stesso di quella di Frigento? La questione è di difficile soluzione anche per la complessa documentazione liturgica beneventana. Al 14 giugno nel codice 37 (fine XI sec.) della Biblioteca Capitolare è registrata la dedicazione di un oratorio beati Marciani confessoris; il Martirologio dello stesso codice annota sempre al 14 giugno la memoria Marciani confessoris et episcopi; il Calendario del codice 29 registra nello stesso giorno la festa di S. Marciano vescovo e confessore, mentre il Breviario-messale del codice 20 riporta dopo l'Ufficio di S. Barnaba (11 giugno) e prima della festa dei ss. Vito e Modesto (15 giugno), quindi al 14 giugno, una breve epitome in tre lezioni della Vita et obitus sancti Marciani confessoris et episcopi: Beatissimus et venerabilis Marcianus, Beneventanae urbis inclitae nobilissimus praestans patronus, genere ex Graecorum fuit oriundus, sapientia Dei plenus, etc… Il testo, sia pure nei tratti assai generici, sembra riferirsi proprio alla Vita del nostro Marciano frigentino, benchè lo definisca "patrono" della Chiesa beneventana. Bisogna ricordare che la tradizione storiografica beneventana fissata dall'erudito ecclesiastico Mario de Vipera registrava al ventisettesimo posto della cronotassi episcopale un Marciano, che sarebbe vissuto verso il 533, sulla scorta della leggendaria Passio Placidi et soc., il famoso falso del cassinese Pietro Diacono della prima metà del XII, che faceva del discepolo di S. Benedetto un martire messinese.
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Gennaro Luongo