Storia e tradizione nella traslazione delle reliquie di S. Luciano
Gennaro Luongo
Il culto delle reliquie dei santi e le reliquie stesse, come il processo della loro acquisizione e tesaurizzazione, negli ultimi decenni sono state oggetto fecondo della storiografia, che nell’allargamento dell’orizzonte le ha inquadrate in una prospettiva globale e interdisciplinare propria della ricerca storica. Oltre lo studio erudito da parte della storiografia ecclesiastica allo scopo di mostrare la realtà storica dei santi, ben lungi dalla mera ricerca antiquaria e ben al di là dell’ottica positivistica o del razionalismo liberale di fine Ottocento come altrettanto lontano dalla facile apologetica cattolica, gli studi recenti hanno inquadrato il vasto fenomeno ruotante intorno alle reliquie come uno degli osservatori speciali non solo della concezione della santità cristiana, ma della storia della mentalità, della civiltà e della cultura. Come l’agiografia, lo studio scientifico sui santi troppo spesso nel passato confinato nello spazio della storiografia ecclesiastica volta a provare la storicità del santo, è divenuta un osservatorio tra i più significativi per la ricerca storica, così anche la ricerca sul culto delle reliquie ha visto allargato il suo campo d’investigazione, parte integrante della storia dei rapporti fra mondo dei vivi e mondo dei morti.
«Le reliquie sono divenute», come afferma S. Boesch, «strumento per conoscere la mentalità, la società, le istituzioni, uno degli indicatori più interessanti per la storia delle società, non soltanto per la cristianità tardantica e medievale—tradizionalmente considerata come il terreno privilegiato di questa forma di culto —, ma per il cristianesimo di tutti i secoli».
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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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