Riflessione sullo snodo essenziale del linguaggio
Al contrario il linguaggio è una “forma di vita”. In questo senso nella diatriba tra linguaggio come scienza e linguaggio come forma dinamica può servire l’antica polemica tra il discorso come doxa dei sofisti e discorso come aleteia di Socrate e Platone. I primi, nell’assunzione del testo come doxa-opinione, fondavano il linguaggio come una “teoria dell’argomentazione” non assoluta, che includeva cioè una molteplicità di punti di vista non identificabili con la razionalità dimostrativa, ma non per questo irrazionali. Questa teoria dell’argomentazione si identificava così con il discorsopersuasivo, che aveva un proprio presupposto fondamentale, a differenza del discorso dimostrativo-scientifico, nellapresenzadell’uditore, che condizionava inevitabilmente l’articolazione argomentativa del discorso stesso (ma anche il discorso scientifico, entro certi limiti, presuppone un uditorio universale?).
Tutta la filosofia moderna tenta una distinzione tra giudizi di realtà e giudizi di valore, ma fallisce per l’impossibilità di definire i criteri linguistici ultimi, a cui rapportare, poi, i singoli giudizi. In tal modo diventa impossibile assumere i giudizi di realtà come sapere comune su cui fondare anche i giudizi di valore. L’approccio nominalistico (un assioma linguistico è valido per convenzione) e l’approccio realistico (un assioma linguistico è tale per chi si identifica con il senso ultimo della cosa) ai giudizi di realtà sono falliti perché ignorano l’aspetto sociale, vivo, del linguaggio, strumento di comunicazione e azione sugli altri. |
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Il linguaggio non è una sostanza, cioè una ipostatizzazione della struttura del reale, come pensava Aristotele, ma neppure significato ultimo della realtà espresso nella logica moderna come universale matematizzazione. La logica formale contemporanea è un “mascheramento” delle essenze aristoteliche.