Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La vicenda del dott. Giuseppe Paolillo e donna Teresa Tamontano, tratta da un inedito processetto matrimoniale del 1792 [1]

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Frontespizio Processetto Matrimoniale

Premessa

Il materiale raccolto nel Fondo Matrimoni presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli è costituito nella maggior parte dai  “processetti matrimoniali”, ossia dalle documentazioni che i futuri sposi dovevano presentare all’autorità ecclesiastiche per ottenere il consenso alla celebrazione delle nozze. Il fondo ha inizio nel 1550 e prosegue fino al 1974 e comprende la serie degli stati liberi, delle dispense matrimoniali, dei matrimoni religiosi senza atti civili e dei matrimoni concordatari.[2]

La vicenda dei coniugi Paolillo qui di seguito narrata si evince da un processetto datato 1792, inedito ed atipico, oltre che per la mole dell’incartamento, per la trama emersa dalle testimonianze rese dai vari protagonisti chiamati in causa nel 1794, anno in cui  pervenne alle autorità ecclesiastiche la richiesta del Dr. Giuseppe Paolillo e della moglie Teresa di correzione del cognome della sposa sia nel processetto in questione, che nella particola nel libro dei matrimoni della Parrocchia di Sant’Anna di Palazzo.

Sintesi della storia

Correva l’anno 1794 in una Napoli capitale del regno delle Due Sicilie, ove la cronica miseria del popolo e lo sfarzo ostentato dai regnanti Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria, caratterizzavano il panorama politico-sociale del momento. Le idee di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza echeggiate dalla rivoluzione francese iniziavano a diffondersi tra le menti illuminate napoletane, tanto che il 1794 viene ricordato nella nostra storia patria come l’anno delle prime congiure giacobine le quali videro, oltre all’arresto con l’accusa di concorso in congiura di illustri personaggi, tra cui Ettore Carafa, Mario Pagano, Ferdinando e Mario Pignatelli, Gennaro Serra, Ignazio Falconieri (che saranno poi giustiziati nel 1799), le esecuzioni capitali di Tommaso Amato, Emanuele de Deo, Vincenzo Galiani e Andrea Vitaliano, considerati nei secoli a venire dalla storia repubblicana i  primi martiri della libertà.[3]

La vicenda dei coniugi Paolillo si svolse ovviamente all’interno di un contesto privato, in cui oltre loro entrarono in causa i veri genitori della sposa ed il sedicente padre, ritenuti artefici d’aver  stipulato il matrimonio della figlia, prima  raggirando il futuro consorte mentendogli le  vere generalità della ragazza, e  poi dichiarando nel processetto matrimoniale una serie di spergiuri aggravati dalla produzione di documenti falsi.

La verità, o parte della verità  venne alla luce due anni dopo il matrimonio, nel 1794, dietro richiesta dei Paolillo della rettifica al cognome della sposa.

Teresa Tramontano, dichiarata nei documenti matrimoniali del 1792 come Teresa del Tufo,  era nata a Parieti di Nocera nel 1774, da Celestino Tramontano, un modesto falegname, e Grazia Lepore. La maggiore di altri due figli, Fortunata e Francesco, Teresa fu l’unica a sopravvivere alla penuria economica familiare e fu affidata dai genitori, fino all’età di tredici anni, alle cure della nonna materna. Il padre Celestino si era allontanato dal paese in cerca di un lavoro più redditizio e lo stesso aveva fatto la madre, Grazia Lepore che si era trasferita a Napoli, dapprima trovando un incarico a breve termine come nutrice poi, guadagnandosi delle buone referenze, vi si era stabilita, trovando lavoro e fissa dimora presso un nobile militare, don Antonio del Tufo, con cui iniziò una convivenza tanto solida da essere considerata dal vicinato, dopo qualche tempo la moglie  legittima.

Il tenente del Tufo era originario di Capua dove aveva già contratto matrimonio con Grazia Basso da cui non aveva però avuto figli. Richiamato da obblighi militari il del Tufo si era trasferito a Napoli da solo, prendendo a servizio in qualità di domestica Grazia Lepore la quale, per la dedizione, l’amorevolezza e le cure offerte al suo padrone ammalato ed invalido, si era conquistata agli occhi del vicinato  il ruolo di vera moglie, ricevendone stima e pubblico rispetto.

Intanto Teresa era cresciuta con la sporadica presenza del padre ed in casa della nonna materna che la  sosteneva con un po’ di soldi che arrivavano da Napoli. Giunta all’età di tredici anni, rendendosi necessaria una “maggior tutela dell’onestà” della giovane, Teresa raggiunse la madre a Napoli dove, accompagnata dal tenente del Tufo che la presentò come sua figlia, fu accolta in due conservatori, dapprima quello del Buoncammino, poi in quello di San Nicola al Nilo.

Una volta stabilitasi a Napoli, il  falsificare la vera origine di Teresa si rese necessario oltre che per  assicurarle decoro, per darle la possibilità di ambire ad un dignitoso matrimonio. Oltretutto il tenente del Tufo le aveva riservato anche un discreta dote di tremila ducati, duemila in contanti e altri  mille in ori, argenti, mobili ed abiti.

In cinque anni di conservatorio Teresa fu richiesta in moglie da diversi pretendenti, ma uno soltanto parve essere decisamente intenzionato, don Giuseppe Paolillo, gentiluomo napoletano, dottore in legge e modestamente facoltoso.

I due si incontrarono la prima volta nel settembre del 1792 nel conservatorio di San Nicola al Nilo  ed a questo seguirono altri colloqui durante i quali, oltre la convenienza dei capitoli matrimoniali per i quali si era progettata l’unione, tra i due giovani nacque ed accrebbe un grande “affetto”, un sentimento risultato poi così solido da far si che, una volta venuta alla luce la vera origine di Teresa, Giuseppe, pur dichiarando di essere stato raggirato da Antonio del Tufo e Grazia Lepore, non chiese l’annullamento del matrimonio, ma solo la correzione del cognome di Teresa, al fine di preservarne il decoro e il rispetto e per non pregiudicare i discendenti futuri.

La storia  però da romantica divenne controversa quando si giunse alla vicenda della dote e del raggiro; il del Tufo dichiarò di aver provveduto esclusivamente lui alla dote della ragazza, e la Lepore concordò con tale tesi, mentre, secondo i Paolillo, sia la somma in contanti che le galanterie erano stati beni ricevuti non dal finto padre, bensì dalla Lepore che negli anni aveva accumulato risparmi onde assicurare una buona dote  alla figlia. Per la questione “raggiro” Teresa dichiarò di aver raccontato la verità al marito sei mesi dopo il matrimonio, quando oramai la cosa stava per diventare di pubblico dominio. Giuseppe invece ammise agli Atti che il falso suocero, qualche settimana precedente il matrimonio gli aveva rivelato una verità per così dire parziale sulle condizioni sociali della ragazza, nel senso che lo aveva avvertito che la stessa non era sua legittima figlia, bensì di onesti genitori che, non potendosene prendere cura, l’avevano affidata a lui ed a sua moglie Grazia Basso all’età di due anni e loro, non avendo avuto figli propri, si erano affezionati a Teresa tanto da sentirla e farla considerare da tutti figlia legittima e naturale. La piena verità, ossia che Grazia Basso e Grazia Lepore erano la stessa persona e che Teresa era realmente figlia della Lepore, domestica del Cavaliere del Tufo e non moglie (della quale ne aveva preso in prestito per l’occasione il vero cognome Basso),  il Paolillo l’apprese poi per bocca della moglie stessa sei mesi dopo il matrimonio.

Anche per la vicenda del “raggiro” sia Grazia Lepore che  Antonio del Tufo dichiararono unanime il contrario, ossia che il Paolillo era stato informato di ogni cosa prima delle nozze e che il futuro sposo anziché rinunciare, volle non solo affrettarne la celebrazione, che avvenne  il 18 dicembre del 1792 nella Parrocchia di Sant’Anna di Palazzo, ma chiese al del Tufo di continuare a fingersi  padre della ragazza, occultando a tutti, genitori di lui compresi,  ogni cosa.

Su queste affermazioni controverse nell’ Atto Notorio e riepilogativo del procedimento il del Tufo, avendo voluto leggere la deposizione dei coniugi  chiese, oltre alla rettifica del cognome di Teresa, che entrambi i giovani non solo  ritrattassero, ma si mortificassero per aver dichiarato il falso. La cosa non avvenne, né sappiamo se in seguito si sia verificata.

Da una lettura in chiave romantica dell’intero processetto la rosea conclusione e morale di tutta la vicenda è che, il fine aveva giustificato i mezzi; pur producendo documenti falsi e proferendo spergiuri, il tenente del Tufo e Grazia Lepore avevano comunque raggiunto lo scopo, non solo di dare in sposa Teresa ad un facoltoso gentiluomo, quanto a qualcuno che dimostrò d’averla sposata provando ed ammettendo più volte agli Atti stessi di essere “allucinato” da un grande affetto: un particolare molto romantico, ma anche molto raro e certo non contemplato nei freddi capitoli matrimoniali.

Ma, al di là della coltre romantica, da un’analisi critica di tutta la vicenda, emergono elementi di rilevanza storica non secondaria. La facilità con cui sia stato prodotto un atto di battesimo falso e l’incuria di chi avrebbe dovuto accertarne la validità, oltre all’adolescenza stessa di Teresa trascorsa sotto falso nome tra un conservatorio e l’altro, fa riflettere su quanto fosse allora carente il potere burocratico esercitato dalle autorità ecclesiastiche. Non esistendoci ancora lo Stato Civile, per secoli, fu compito delle parrocchie censire gli abitanti di un quartiere nei libri dello Stato delle Anime, investite anche del compito di conoscere la condotta morale dei singoli. La carenza di autenticità di informazione divenne un considerevole problema con l’aumento della densità della popolazione, tanto che tra le prime riforme adottate nel decennio francese (1806-1815)[4] da Murat si rese necessaria l’istituzione dello Stato Civile  e del Catasto allo scopo di dipartire i compiti tra autorità religiose e municipalità. E, infatti, da allora, in tutti i processetti matrimoniali custoditi negli archivi diocesani, oltre a quelli previsti dalla chiesa, comparvero  i  documenti prodotti dallo Stato Civile all’atto della promessa di matrimonio.

Trascrizione delle dichiarazioni di Teresa Tramontano, Giuseppe Paolillo Antonio del Tufo e Grazia Lepore  rese all’Ill.mo e Rev.mo Don Gaetano Vitolo presso la Corte Civile della Curia Arcivescovile di Napoli.[6]

Trascrizione della dichiarazione di Teresa Tramontano.

Io mi son portata in presenza di V.S.Ill.ma perché essendomi maritata con il Dr. D. Giuseppe Paolillo, fu celebrato detto matrimonio avanti al Parroco di S. Anna di Palazzo nel mese di dicembre dell’anno 1792 col nome di Teresa del Tufo e con detto nome e cognome fu registrato nel libro dei matrimoni contratti di quella parrocchia, e come che il mio proprio e vero cognome è Teresa Tramontano figlia di Celestino e Grazia Lepore è desiderio che si proceda alla correzione del cognome del Tufo in quello di Tramontano ho richiesto il  consenso di correzione a tal effetto da inserirsi nel libro de’ matrimoni dalla Parrocchia di S. Anna   di Palazzo ed anche la convalidazione di detto matrimonio da farsi nomine Curie, perché fu celebrato in casa non propria, ma di mio finto Padre Don Antonio del Tufo. Ed a tal scopo intendo esaminarmi.

Io so benissimo come mai sia venuto che il mio cognome sia stato cambiato. E spiegare tutte le circostanze sono a dirvi come io nacqui in Parieti Diocesi di Nocera, i miei genitori furono Celestino Tramontano e Grazia Lepore, della mia infanzia sino agli anni tredici fui allevata in casa di Rosa Gaudiano mia Ava materna, a causa che Grazia Lepore mia madre si era disgustata con suo marito a nome Celestino Tramontano, e se n’era venuta in questa Capitale a stare in casa di Don Antonio del Tufo, ove attualmente coabita, con avermi rimasta in casa di mia Ava materna, ove da quando in quando veniva a prendermi detto mio Padre Celestino, e recavami a pranzo dalle di lui sorelle maritate che gli avevano pensiero del fratello che era rimasto senza la cura, ed assistenza dovutagli da mia madre. Giunta io poi all’età nubile, la detta Ava materna pregò il confessore D. Filippo Villani che avesse fatto venire mia madre, che non potea tenere più pensiero di me,che a esser giunta a tale età avea bisogno di essere custodita  a maggior vigilanza  per la qual ragione la cennata mia madre Grazia Lepore si fosse recata nel suo paese riunendosi col marito, oppure avesse pensato di collocarmi in luogo in cui avessi potuto rimanere ben custodita l’onestà mia. Quindi fu che la cennata Grazia Lepore mia madre pensò di collocarmi in un Conservatorio di questa Capitale  per indi maritarmi,se riusciva con un Gentiluomo; ed a tal effetto mi fece venire da Nocera  in casa di Don Antonio del Tufo, essendo stata accompagnata da Gennaro Lepore, fratello di mia madre e mediante la cooperazione del Consigliere Villani mi situò nel Conservatorio di Buoncammino, ove stetti per un anno, e poi mi cacciò da quello, e fecemi entrare nel Conservatorio di S. Nicola al Nilo nel quale ho dimorato altri 5 anni. Ma per riuscire nel disegno la detta Grazia Lepore, fu d’uopo che il cennato Don  Antonio del Tufo avesse finto, come avvenne, che io era di lui figlia procreata  in circostanza di legittimo matrimonio, e D. Grazia Basso sua vera moglie, e quindi si finse che Grazia Lepore era la stessa D. Grazia Basso; ed infatti così mi situò in questi due Conservatori , e così a 18 del mese di dicembre dell’anno 1792 contrassi solenne matrimonio col suddetto Dr. Paolillo nella Parrocchia di Sant’Anna di Palazzo nel distretto nel quale abitava il suddetto Don Antonio del Tufo con la suddetta Grazia Lepore sotto il cognome di Basso, che è della cennata vera moglie di esso Don Antonio, precedenti, non però, i Capitoli Matrimoniali, nelli quali detto Don Antonio del Tufo  fece comparire che egli oltre il Corredo dava in dote la somma di ducati 2000 in contanti, altri ducati 218 in altre galanterie di oro, argento, orologi. Ma in verità tanto la suddetta dote intera di ducati 2000 che le cennate galanterie  e corredo  si diedero e furono di proprio denaro di detta Grazia Lepore mia vera madre ed il detto D. Antonio del Tufo non ebbe altro in tale istrumento, che il semplice puro nome.

Contratto in tal guisa il cennato matrimonio per il corpo di mesi sei, non volendo più tacere i veri fatti al cennato Dr. Paolillo mio Marito siccome mi era stato consigliato ed imposto da mia Madre Grazia Lepore e dal detto D. Antonio del Tufo malgrado la volontà di essi raccontai al prelodato mio consorte  D. Giuseppe tutta la suddetta serie dei fatti veri, e gli posi in chiaro tutte le cennate falsità adoperate dal suddetto del Tufo, dando ad esso Don Giuseppe la vera notizia de’ miei natali, dicendogli chi erano i miei veri genitori e parenti, quale la mia patria, come era venuta in Napoli, come era stata situata in due Conservatori, a quale oggetto si erano fatte le dette falsità dalla cennata Lepore mia madre, e dal cennato Don Antonio del Tufo, che procurò senza intesa di mio marito la fede finta del mio battesimo, e perché aveva per sei mesi dopo la contrazione del matrimonio occultato il tutto ad esso Don Giuseppe mio marito, siccome tutto ciò a molti cittadini di Nocera e di questa Capitale non è ignoto. Ora per non recare pregiudizio ai discendenti di tal matrimonio si è creduto necessario di dimostrare il tutto con chiarezza a essa Rev.ma Curia, affin di ottenersi la dovuta correzione degli Atti matrimoniali, cioè che io sono figlia di Celestino Tramontano e Grazia Lepore, e non già Don Antonio del Tufo e Grazia Basso; come pure di correggersi la particola nel libro de’matrimoni di suddetta Parrocchia di S.Anna di Palazzo, ed anche perché a maggiore cautela si convalidi il matrimonio suddetto tra me col cennato Dr.Don Giuseppe Paolillo per non essersi contratto, come mi è stato detto, in Parrocchia non propria, ma in quella del mio finto Padre Don Antonio del Tufo, cioè nella parrocchia di S. Anna di Palazzo ed essersi contratto senza il consenso del suddetto mio vero Padre Celestino Tramontano che da circa un mese mandai a chiamare, ed è venuto a riconoscermi come sua figlia, ed a fare tutto ciò che è necessario per la correzione e convalidazione suddetta. Ed a tal effetto ho deposto come sopra ed ho giurato di aver detto tutta la verità.

E per verità delle surriferite cose ho fatta la seguente deposizione in presenza di V.S. Ill.ma.[7]

Trascrizione della dichiarazione del Dr. Giuseppe Paolillo.

Io mi son portato alla presenza vostra per esaminarmi sulla correzione da farsi da questa Rev.ma Curia Arcivescovile del cognome di mia moglie e per la convalidazione del matrimonio celebrato fra me e la medesima in dicembre dell’anno 1798[8] nella Parrocchiale Chiesa di S. Anna di Palazzo essendo il medesimo celebrato da alieno Parroco di detto matrimonio tra me e la suddetta Teresa col cognome di  del Tufo, non già di Tramontano come ho poi rilevato e saputo.

Nel mese di settembre dell’anno 1792 fu progettato dalla signora D. Francesca  del Vecchio dimorante nel Conservatorio di S. Nicola al Nilo ai miei genitori il matrimonio con una donzella  di nome D.Teresa del Tufo la quale dimorava nel medesimo Conservatorio, ed era figlia unica di don Antonio del Tufo Cavaliere Capitano con dote di ducati 2000, oltre al corredo ed in fuora del futura successione al Padre. Considerate tali circostanze che gli si dissero concorrere nella persona di detta giovane D.Teresa, si divenne da me e dai miei genitori a trattare il matrimonio suddetto coll’accennato del Tufo, il quale dopo avermi fatta vedere la nominata D. Teresa volle che mi fossi portato spesso in detto Conservatorio a parlare colla medesima, per cui fece sentire alle monache addette alla porta che non avessero impedito tali colloqui  e ciò ad oggetto ad indurmi a menar ad affetto le prelodate nozze. Infatti avendo veduto il Don Antonio che era riuscito nel disegno perché era troppo l’affetto che io aveva acquistato per D. Teresa mediante lo spesso parlare con lei in detto Conservatorio; quindi fu che pochi giorni prima della contrattazione del matrimonio il nominato D. Antonio del Tufo tenne un abboccamento con me solo nel Cortile di S. Chiara  di questa città dicendomi che la nominata D.Teresa non era di lui figlia ma di un Galantuomo onesto il quale ritrovava in un luogo distantissimo di questa capitale obbligato da canonico male a stare confinato in letto per tutto il resto di sua vita, che perciò tanto detto Don Antonio del Tufo, che D. Grazia Basso di lui consorte, mossi da onesto affetto e dal desiderio di aver ragazzi avevano tenuto cura dell’allevamento ed educazione di questa ragazza, figlia di civili e buoni costumati genitori sin dalla tenera età di anni due, avendola fatta educare in Conservatorio ove si trovava facendo credere sempre a tutti che la giovane D. Teresa era figlia legittima e naturale d’essi coniugi D. Antonio del Tufo e D. Grazia Basso. A questa inaspettata notizia mi posi in qualche agitazione  ma, assicurato dal nominato D. Antonio che tale falsità non si avrebbe mai potuto scoprire chicchessia perché avea fatto fare carte tali nella Rev.ma Curia della città di Capua che neanche i veri Genitori e Parenti di detta D. Teresa avrebbero potuto più mettere in chiaro la verità del fatto, e dimostrare la vera filiazione ed allucinato ancora dal grande affetto che io portava verso detta D. Teresa, in cui concorrevano tutte le buone qualità morali, stima di non essere conveniente ad un cristiano e gentiluomo di abbandonare una povera donzella onesta figlia di civili ed onesti Genitori; motivo per lo quale risposi che qualora fosse stato vero tutto il rimanente dell’assertiva fattami da detto D. Antonio mi contentava fare il matrimonio con detta D. Teresa nonostante che non fosse stata di lui vera figlia. Dopo di ciò, occultando il tutto ai miei genitori si venne alla stipula de Capitoli Matrimoniali sotto il 23 novembre dell’anno 1792 nei quali Capitoli intervennero tanto detti miei genitori, che il detto D. Antonio del Tufo il quale fece apparire che oltre il corredo dava in dote alla detta D. Teresa duc. 2000 in contanti e ducati 218 in tante galanterie di oro, argenti, orologi, et altro, ma la verità del fatto si è che tanto il corredo quanto la cennata dote intera che le nominate galanterie si diedero e furono di  proprio denaro di Grazia Lepore vera madre di detta D. Teresa e da il nominato D. Antonio vi ebbe il semplice e puro nome. Dopo la stipula de Capitoli Matrimoniali si divenne servati servandis da me a contrarre solennemente il matrimonio con la suddetta D. Teresa del Tufo figlia finta delli coniugi D. Antonio del Tufo e D. Grazia Basso in presenza del Parroco di S. Anna di Palazzo, come Parrocchia nel di cui distretto abitava il detto D. Antonio. Dopo il corso di mesi da che era seguito tal matrimonio, la detta D. Teresa mi raccontò che ella non era figlia dei detti coniugi Don Antonio del Tufo e Grazia Basso; ma era vera figlia di Celestino Tramontano  e Grazia Lepore della città di Nocera de’ Pagani, quale Grazia Lepore disgustatasi col marito lasciò lei ragazzina in casa di sua Ava materna Rosa Gaudiano nella medesima città di Nocera , e si portò in questa Capitale in casa del detto Don Antonio del Tufo indove al presente coabita, e giunta detta Teresa all’età di anni 13 la nominata madre Lepore la fece venire in questa città di Napoli e la situò colla cooperazione del confessore D. Filippo Villani prima nel Conservatorio di Buoncammino ove stiede per lo corpo di un anno, e poi nel surriferito Conservatorio di S. Nicola al Nilo, nel quale aveva dimorato per altri anni 5 e indi maritata se fosse riuscito con una persona Civile, per cui convenne, che detta Donna Teresa si fosse finta figlia legittima e naturale di Don Antonio del Tufo procreata in costanza di legittimo matrimonio con D. Grazia Basso di lui vera moglie; tale fatto si è  preinteso che sia a me noto; per lo qual motivo si è considerato  che è espediente e necessaria  per onor mio e per decoro ed utile di detta mia consorte D. Teresa Tramontano e dei discendenti, la correzione degli Atti Matrimoniali fatti in questa R.ma Curia, e della particola nel libro de’ matrimoni della Parrocchia di S. Anna di Palazzo anzicchè si convalidi nomine Curiae ad majorem cautelam il matrimonio suddetto tra me con D. Teresa Tramontano e non già del Tufo come matrimonio non contratto in presenza del proprio parroco cioè della Parrocchia del suddetto Conservatorio di S. Nicola al Nilo, ma contratto nella parrocchia del suo finto padre don Antonio del Tufo, cioè nella cennata parrocchia di S. Anna di Palazzo e senza il consenso del suo vero padre Celestino Tramontano. E questo è quanto posso deporre de causa scientie e per esser la verità ho fatta la presente mia deposizione per l’effetto suddetto avanti a V. S. Ill.ma. [9]

Trascrizione della dichiarazione di Antonio del Tufo.

Nell’anno 1765 contrassi matrimonio con la sig.ra D. Grazia Basso, senza che però avessi mai procreato figliuoli di sorte alcuna. Nell’anno 1771 da Capua, dove avevo sempre da tanto tempo dimorato, mi recai in Napoli a servire Sua Maestà (che Iddio ci conservi) fra le Reali Guardie del Corpo, dimorando sempre da quel tempo qui in Napoli addetto al  mio impiego, accompagnando la Maestà del Re, dove veniva comandato.

Nell’anno 1778, avendo io bisogno di una donna di casa per assistere ed invigilare alle mie faccende, mi fu proposta Grazia Lepore della città di Nocera che allora trovatasi in Napoli, moglie di un falegname Celestino Tramontano che dimorava, come tutt’ora dimora in Nocera. E poiché io aveva mai avuta di tale donna contezza e ne mai l’aveva trattata, ne volli prendere conto come feci da varie persone  e specialmente dal sig. Canonico Villani di Nocera dal quale uniformamente fui assicurato d’esser tale donna onesta, diligente ed esatta; quindi fu che l’ammisi in casa a mio servizio dov’essa Lepore, col consenso del marito, ed accompagnata dal suo fratello germano, e dalla sua madre vi si recò.

Dal principio e col processo del tempo sperimentai coi fatti essere state troppo vere le assicurazioni riguardantino la detta donna sulla di lei onestà esattezza ed amorevolezza con cui mi ha servito. E specialmente ho io a lodarmene assai di detta donna per la diligente ed affezionata assistenza usatami nelle serie malattie da me sofferte. Il perché è stata ed è detta donna da me tenuta in preggio in maniera che non ho saputo negargli cosa che le fosse bisognata.

E invero da circa otto  anni sono, essa Grazia Lepore avendo fatta venire in Napoli una sua figliuola chiamata Teresa, ossia Teresina Tramontano di tenera età, ardentissimamente mi pregò a farle carità di situarla in qualche Monastero di questa Capitale, dove stando al sicuro dalle insidie del mondo , avesse potuta ben educarsi. Alle continue e fervide preghiere della detta Grazia, che tanto affezionatamente e con esattezza mi serviva, e per fare un’opera meritoria innanzi a Dio mi curai di situare detta ragazza prima nel Conservatorio di Buon cammino, ed indi in quello di S. Nicola al Nilo, mantenendola decentemente e come se fosse stata una mia figliuola , come la detta ragazza si nominava, e come da tutti veniva riputata.

Giunta all’età di marito la detta Teresina fu da molti richiesta in moglie; ma più d’ogni altro ne portò gran premura il Dr. Don Giuseppe Paolillo che avvisandosi d’esser la detta ragazza mia figliuola legittima e naturale a me si diresse per conchiudere l’affare. Or io ad usare d’un atto cristiano  e per collocare decentemente la detta ragazza che con tanta cura l’aveva fatta educare, mi prestai alle richieste fatte dal signor Paolillo, e trattai con costui degli interessi totali che furono fissati a ducati duemila in contanti, ed in altri ducati mille in tant’oro, argento, mobili, vesti ed altro. Ma prima che si fossero per il cennato matrimonio i capitoli totali stipulati stimai d’esser dovere d’un Cristino Cavaliere di far sapere al Dr. Paolillo la vera condizione della sposa che intendeva impalmare. E perciò chiamatolo a parte in un serio discorso gli feci sapere che la detta Teresina sebbene corresse la voce d’esser figliuola mia, e tal detto Dr. Paolillo forse la riputasse in sequela della voce medesima, pur tutta volta la voce suddetta non era sincera, ma nata dalle apparenze delle buone maniere con cui io la trattava e la faceva educare del detto Conservatorio e che la verità era che la detta Teresa era figliuola legittima e naturale di Grazia Lepore e di Celestino Tramontano falegname di Nocera e che detta ragazza per una naturale pompa ed emulazione di vantaggiare la sua condizione veniva chiamata e stimata per mia figliuola.

Istruito di tutto ciò il Paolillo e della vera condizione e nascita della ragazza, lungi d’arretrarsi dal conchiudere il matrimonio volle anzi affrettarlo. Ed avendo egli il Dr. Paolillo considerato di più che era di suo maggior vantaggio ed onore di seguirsi la detta voce quantunque non vera d’esser la detta Teresina figliuola d’esso D. Antonio, richiese espressamente come per un favore e per una grazia che ne capitoli totali che se ne dovevano stipulare e ne solenni del matrimonio, che se ne dovevano celebrare esso Don Antonio fosse contento per sua gentilezza di fingere che ei fosse effettivamente il Padre legittimo e naturale di detta Teresina , e che di tal carattere si investisse in tutti gli Atti che se ne dovevano formare. E poiché io era pieno di affezione per la predetta giovinetta, anche a riguardo degli obblighi  che professava alla Madre di lei, mi prestai volentieri alla detta richiesta ed al desiderio di detto Dr. Paolillo. Infatti prima furono celebrati i capitoli matrimoniali di fra me e il Dr. Paolillo, ne’ quali dotando la detta giovane per far cosa grata al detto Dr. Paolillo mi investii direttamente del carattere di Padre legittimo e naturale della giovane stessa, e le promisi e diedi la dote nella forma che apparisce da detti Capitoli, ai quali si abbia relazione indi a 18 dicembre dell’anno 1792 fu effettuato il matrimonio coram del Parroco di S. Anna di Palazzo, mentr’io abitava come tuttavia abito nel distretto di detta Parrocchia . E fu il detto matrimonio celebrato sotto il nome e cognome di Teresa del Tufo, dove costei veramente era di cognome Tramontano, e così furono compilati anche gli Atti del Matrimonio nella Curia Arcivescovile di Napoli. E questo è quanto posso deporre de causa scientie essersi di pura verità.[10]

Trascrizione della dichiarazione di Grazia Lepore

Io essendo maritata col falegname Celestino Tramontano, ebbi con costui tre figli legittimi e naturali de quali ne restò fra vivi , come attualmente è la sola Teresa Tramontano. Ora avendolo bisogno di sussistenza perché mio marito non era in grado di mantener me ne la comune nostra figliuola, a richiesta di D. Giovanni Cupido circa l’anno 1777 mi recai in questa Capitale a lattare una bambina del medesimo, lasciando la cura e l’educazione della mia figliouola alla mia Madre, cui faceva pervenire a tal oggetto un mensuale assegnamento che mi risparmiava da sopra quella lucravami. Compito il tempo da lattare, la provvidenza per mezzo de’ buoni offici d’alcune persone, circa l’anno 1778 mi fece entrare a servigi di S.G. il Sig. Cavaliere D. Antonio del Tufo, dove attualmente mi trovo. Io facendo la mia obbligazione e servendolo con tutta l’esattezza, ed amore mi ho acquistato l’affetto del medesimo, specialmente che in tempo delle serie infermità sofferte da esso Cavaliere, l’ho assistito e l’ho guidato con tutta l’attenzione possibile ed amorevolezza.

Or da circa otto anni indietro pensai di ritirare in Napoli la mia figliuola Teresa che era fatta grandetta, per non lasciarla colà esposta alle insidie del Mondo, e così eseguii. Colle mie buone maniere e colle suppliche indussi il mio Padrone Don Antonio del Tufo Cavaliere pieno di carità a situare detta mia figliuola in qualche Monistero, come detto Sig. Cavaliere fece. Imperciochè fu la figliuola situata a spese del Sig. del Tufo prima nel Conseravatorio di Buoncammino, ed indi in questo di S. Nicola al Nilo di questa Capitale, e fu colà nobilmente trattata e mantenuta. Sorse da ciò la voce comune sebbene non vera, che la detta Teresa era Figliuola  d’esso del Tufo, dove in verità la detta ragazza Teresa era figliuola legittima e naturale di me e di Celestino Tramontano.

Pervenuta la ragazza ad età matura  di marito ebbe varie richieste di matrimonio, ma soprattutto fu richiesta dal Dr. D. Giuseppe Paolillo. In si fatte circostanze io pregai e ripregai più volte il mio padrone a compiacersi di assegnare a Teresa una congrua dote per non farle perdere una si buona occasione e compire in tutte le parti l’atto Cristiano. Il sig. del Tufo alle replicate mie suppliche condiscese ad assegnare in dote alla detta Teresa ducati tremila, cioè ducati duemila in contanti, e mille altri in mobili, argento oro ed altro, ed in tal maniera fu l’affare trattato col Dr. Paolillo.

Ma prima di stipularsi Capitoli matrimoniali, e sposarsi tanto il Sig. Cavaliere del Tufo quanto io stimammo di far sapere al Dr. Paolillo la verità circa la condizione e la vera nascita d’essa Teresa, come venne eseguito in ogni sincerità. Don Giuseppe Paolillo con tutto ciò non si arrestò dal conchiudere il matrimonio, anzi chiese al Sig. del Tufo, come un singolare favore e per una grazia, che si fosse continuato che fu una pompa e maggior decoro d’esso Dr. Paolillo fossero stipulati i Capitoli Matrimoniali, ed indi effettuato anche il matrimonio colle stimarsi e chiamarsi sempre sua sposa D. Teresa del Tufo, come se fosse stata vera e legittima figliuola d’esso Sig. Cavaliere del Tufo, mentre ch’ei già sapeva di certo che detta Teresina era figliuola legittima e naturale di me e di Celestino Tramontano. Ai quali desiderio del Dr. Paolillo il Sig. del Tufo non seppe negarsi e così e non altrimenti furono stipulati i Capitoli Matrimoniali a cui si rimette, e così furono compilati gli atti nella Curia Arcivescovile di questa Capitale e così finalmente il 18 dicembre 1792 fu effettuato il matrimonio in casa del mio padrone Sig. del Tufo che abitava et abita nel distretto della Parrocchia di S. Anna di Palazzo. E questa è la verità. [11]

Atto notorio delle dichiarazioni delle parti in causa sottoscritto dal Sacerdote Silvestro Mastropietro  Notaio della  Curia Arcivescovile di Napoli.[12]

Avendo il Sig. Don Antonio del Tufo inteso leggere la deposizione fatta dai nominati Sigg. Coniugi D. Giuseppe e D. Teresa per tale correzione richiese il medesimo che si fossero quelle prima mortificate ed in tal caso avrebbe firmato la sua deposizione unita con quella di Grazia Lepore che negli atti già si ritrovavano intesi. A qual progetto fattosi inteso ai coniugi Paolillo e Tramontano affatto non hanno voluto condiscendere perché quello che avevano deposto era la verità .[13]


Note

[1] ASDN = Archivio Storico Diocesano, Napoli, Matrimonialia inter D. D. Iosephum Paolillo et D. Teresa Tramontano, Fondo Processetti Matrimoniali,  lettera G/I, anno 1795.

[2] L’Archivio Storico Diocesano di Napoli, fonti e documenti per la storia del Mezzogiorno, a cura di G. GALASSO, Napoli,  Guida, 1978,  pp. 183-184.

[3] T. Pedio, La congiura giacobina del 1794 nel regno di Napoli, Bari, Levante, 1986, pp. 231- 239.

[4] A. LEPRE, Studi sul regno di Napoli nel decennio francese (1806-1815), Napoli, Liguori, 1985..

[5] ASDN, Matrimonialia…, cit., pp. 21 - 25.

[6] ASDN, Matrimonialia…, cit., pp. 14 - 20.

[7] L’anno è il 1792, ma nel testo si legge 1798 per un errore dello scrivano.

[8] ASDN, Matrimonialia…, cit., pp. 21 - 25.

[9] ASDN, Matrimonialia…, cit., pp.31 -  34.

[10] ASDN, Matrimonialia…, cit., pp.35 - 38.

[11] La trascrizione integrale del documento è stata omessa onde evitare la ripetizione in sintesi dei fatti che causarono l’intera vicenda. E’ da notare che sia Antonio del Tufo che Grazia Lepore si rifiutarono di firmare la dichiarazione resa solo allo scopo di far correggere il cognome di Teresa nei documenti matrimoniali, se prima i coniugi non avessero non solo ritrattato, ma si fossero entrambi “mortificati” per aver dichiarato cose non vere. Si riporta il passo conclusivo da cui si evince tale  richiesta  e l’esplicito rifiuto da parte dei coniugi Paolillo.

[12] ASDN, Matrimonialia…cit., p.41 – 42

Si  RINGRAZIA  il Mons. ANTONIO ILLIBATO, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli per l’autorizzazione alla pubblicazione dei documenti e per i preziosi ragguagli.

Il presente articolo è stata pubblicato da Antonella Orefice in Archivio Storico per le Province Napoletane (Società Napoletana di Storia Patria) Vol. CXXVII - 2009

 

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