Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

ll "Diario Napoletano" di De Nicola. Ricordando Carla Pagano

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Il manoscritto "Diario Napoletano" di sei tomi per 2385 fogli, presente nella specifica sezione della Società Napoletana di Storia Patria, fu scoperto dal patriota e docente universitario di storia a Napoli, nativo di Sulmona, Giuseppe De Blasiis, uno dei fondamentali fondatori e dirigenti della Società, che ne curò la prima edizione a stampa in tre volumi nel 1906.

Nel 1963 l'editore Giordano di Milano, nella collana "I Giorni della storia", ristampò il primo volume relativo al periodo dicembre 1798 - dicembre 1800, di 726 pagine, in massima parte dedicato alle origini ed alle vicende della Repubblica Napoletana del 1799, con note di Paolo Ricci (1908-1986), artista e antifascista napoletano.

Nel 1999, in occasione del Bicentenario della Repubblica Napoletana del 1799, ci fu la riedizione completa dei tre volumi, con ristampa anastatica, a cura di Renata De Lorenzo, presso l'editore Luigi Giardina di Napoli e l'aggiunta della traduzione di un testo francese sul 1799.

Il diario si estende su un arco temporale ampio, dal 29 novembre 1798 alla morte di Ferdinando I, cioè al 1825.

Il primo volume di 542 pagine va da novembre 1898 al dicembre 1800.

Il secondo di 832 pagine va da gennaio 1801 a maggio 1815.

Il terzo di 293 pagine va da maggio 1815 a gennaio 1825.

Dell'autore Carlo De Nicola si sa solo che era un avvocato e che aveva tra il 1798-1799 41-42 anni.

È una delle fondamentali fonti sul periodo, in particolare sul 1799, ed è stato ed è ampiamente utilizzata dai principali storici che si sono interessati alla vicenda repubblicana e alla storia di Napoli e del Mezzogiorno fino al 1825, a partire da Benedetto Croce.

Per il suo rilievo e per il legame profondo con il 1799 l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli (che ha verso l'esperienza repubblicana napoletana una devozione di laica religiosità), all'interno delle tantissime iniziative culturali promosse e di pubblicazioni portate a termine, ha accolto l’anno scorso nelle sue edizioni  il “Diario Napoletano”, a cura di Teresa Leo e Carla Pagano, con importante prefazione del prof. Filippo D’Oria, che racconta la storia dell’iniziativa editoriale e mette in luce doverosamente il contributo fondamentale della prof.ssa Carla Pagano, prematuramente scomparsa nel 2000.

Racconta il prof. Filippo D’Oria, attuale docente di paleografia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, nella prefazione all’edizione finalmente uscita  ”A una èquipe di giovani qualificati, scelti sulla base di documentate referenze, si affidò la cura della nuova edizione critica del DIARIO.

Ne faceva parte Carla Pagano, la migliore delle mie allieve, colei che di lì a poco, di fronte al disimpegno e alla rinuncia degli altri, avrebbe assunto su di sé l'intero peso di una fatica rivelatasi, alla prova dei fatti, più ardua e impervia di quanto non lasciasse intendere l'iniziale esultanza. Un coraggio, o forse un'audacia, che scaturiva da un'incontenibile esuberanza di mente e di spirito e si affidava a una inconsueta curiosità intellettuale…Tra la fine del 1997 e la metà dell'anno seguente Carla aveva forse letto e compulsato l'intero originale del De Nicola, mediante un'assidua e ininterrotta frequentazione della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria.

È vero che la trascrizione, egregiamente eseguita e riportata in computer, contiene non più di cinquecento carte per un totale di mille pagine tra recto e verso. Una mole, in ogni caso, considerevole, che eccede il contenuto del primo tomo nel manoscritto originale. Ma il lavoro, effettivamente documentato, merita di per sé un apprezzamento non tanto (o non solo) perché rappresenta l'abbrivo della presente edizione, quanto e più per la qualità di una esecuzione, resa ardua edisagevole da una materia testuale stratificata, connotata da ductus mutevole in ragione della diacronia scrittoria e delle peculiari e complesse strategie di organizzazione della scrittura diaristica.

Ed è vero, altresì, che solo sulla scorta di una lettura completa sarebbe stato lecito, formulare, come Carla faceva, soluzioni integrali e proposte ecdotiche relative al Diario nella sua interezza. Un'illusione, o un'ingenuità, che solo più tardi la sua scomparsa e il prosieguo del tempo si sarebbero incaricati di contraddire.

Sta di fatto che per tutto il primo anno la giovane veniva puntualmente nella sede dell'Istituto a relazionare e a dar conto del progresso del suo lavoro alla presenza del sottoscritto e, com'è ovvio, degli storici competenti come Pasquale Villani e Anna Maria Rao. E forniva ragguagli e indicava scelte che denotavano già il superamento di una primordiale fase di sperimentazioni. Alla sua intelligenza non sfuggiva il carattere complesso e polivalente del Diario, che andava riprodotto dall'originale in maniera visivamente efficace e simultanea, e pur ovviando al rischio di rendere poco fluida e spedita la lettura per via di un eccessivo appesantimento della pagina.

Da tale riflessione derivò la proposta di una diversa distribuzione dell'opera che prevedesse, in aggiunta ai tre volumi dell'edizione del De Blasiis, un quarto destinato a raccogliere insieme agli indici le appendici, ovvero gli allegati in stampa o riprodotti in forma manoscritta dal De Nicola.

Una premura che rivela il carattere unitario e organico della lettura e dello studio che la giovane andava conducendo in maniera contestuale sull'intero testo. Parte notevole della ricerca di Carla fu dedicata alla raccolta delle fonti e del materiale documentario. Un lavoro arduo e impegnativo, per taluni aspetti eccedente, condotto con precisione e diligenza sul confronto fra il testo del De Nicola e le altre fonti storiche coeve, anzitutto il Saggio del Cuoco, la Storia del Colletta, nonché i Giornali del Marinelli e la stampa del periodo repubblicano.

Oggi, in conseguenza della pubblicazione di una moltitudine di saggi, testimonianze, raccolte di documenti ecc. seguita alle celebrazioni del secondo centenario della Repubblica Napoletana (basterebbe per tutti menzionare il repertorio del Battaglini'), lo studioso che intraprenda una ricerca del genere è notevolmente avvantaggiato rispetto a chi fino a poco più di dieci anni fa era costretto a fare í conti con un territorio alquanto più impervio e accidentato.

Il lavoro, che fin allora era proseguito con impegno costante e lusinghiere prospettive, subì un'interruzione per via del Concorso che in quel torno di tempo era stato bandito per la copertura di posti di ruolo nella scuola secondaria. Era una prospettiva di sistemazione più concreta e realistica di quella, ahimè, inaffidabile (allora come oggi) offerta dall'Università.

E Carla, come altri giovani talenti, tentò la strada della fortuna. Di lì a poco la provvisoria interruzione sarebbe divenuta arresto irrevocabile. Era Thanatos ormai in agguato.”

La prof.ssa Carla Pagano mori all’improvviso per un’aggressiva malattia incurabile il giorno 11 maggio 2000 a Milano a meno di 32 anni, essendo nata a Castellamare di Stabia il 27 novembre 1968.

La storia culturale di notevole valore intellettuale e scientifica di Carla Pagano è descritta in essenziali righe dallo stesso prof. D’Oria.

“Lilly, così familiarmente si faceva chiamare, aveva qualche anno prima conseguito a pieni voti la laurea in Lettere Classiche, discutendo una tesi sui documenti medievali greci di Cerchiara, in cui con raro acume e ampiezza di vedute affrontava questioni connesse alle fonti e alla redazione del negozio giuridico in ambito italogreco.

In seguito aveva affinato le proprie competenze in campo diplomatistico, paleografico e archivistico con la partecipazione a corsi di specializzazione presso l'Archivio di Stato di Napoli e altre qualificate Istituzioni, collocandosi sempre in cima alle relative graduatone di Merito. Proficuo, nondimeno, sarebbe stato ai fini della sua formazione il periodo che trascorse presso l'Università Ionia di Corfù nell'anno accademico 1996-97, con un programma di studi e di ricerche sulla lingua e il formulario giuridico di epoca bizantina, sostenuto con borsa del Governo Ellenico per il tramite della Fondazione IKY.

Durante questo soggiorno in Grecia, benché intensamente assorbita nel suo lavoro, Carla si offrì di svolgere, a titolo gratuito, libera attività di tutorato e di assistenza presso il Dipartimento di Lingue Straniere Traduzione e Interpretariato di quell'Ateneo, rendendo un prezioso e apprezzato servigio all'organizzazione e al funzionamento del novello polo di Lingua e Cultura Italiana. Un ragguaglio, quest'ultimo, che merita di essere riferito, perché ben conviene a definire il profilo, oltre che intellettuale, etico e umano di una personalità in fieri, eppur già riccamente dotata di qualità e di requisiti che solo di rado accade di ravvisare in individui di compiuta esperienza e maturità.”

L’affranto genitore, il prof. Bruno Pagano,  ha mantenuto e mantiene viva  doverosamente la memoria dell’adorata Figlia e varie iniziative sono state assunte dalle istituzioni, dove la prof.ssa Pagano ha vissuto ed operato: così il Liceo G.B.Vico di Nocera Inferiore ha intestato un’aula in occasione del VI Certamen Vergilianum, la Biblioteca Comunale “ F.Moricchio” di Scafati ha intitolato a Lei la sala studio e lettura.

Anche il “Nuovo Monitore Napoletano” riprende doverosamente, pur nelle brevi note date, la sua Memoria e sente in quella appassionata dedizione di Lilly ad una fondamentale fonte della memorabile Repubblica Napoletana del 1799 una consonanza verso i profondi valori politici, intellettuali, morali, civili presenti e testimoniati in quella imperitura vicenda storica napoletana e meridionale, fondante la nostra modernità, fino al Martirio di tanti Grandi, prematuramente scomparsi, come Lei, con uno dei più fulgidi, Mario Pagano, che aveva il suo stesso cognome.

 

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