Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Isabella del Balzo, una regina "santa" tra le "assatanate" di Napoli

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Ultima regina della dinastia aragonese fu Isabella del Balzo, duchessa di Andria e principessa di Altamura, sposa di Federico, figlio di Isabella di Chiaromonte. Visse ininterrottamente in Puglia, salvo gli ultimi anni della sua vita e quelli dell’esilio.

In Puglia conobbe e sposò Federico, in Puglia ricevette Ferrante ed il principe ereditario Alfonso. Risiedeva a Lecce quando divenne regina ed era in Barletta quando fu incoronata.

Pochi scrittori si sono occupati a fondo di questa donna e sovrana e non pochi l’hanno confusa con Isabella di Chiaromonte, nipote di Giovanni Antonio del Balzo Orsini principe di Taranto, figlia di una del Balzo e di Tristano di Clairmont, conte di Copertino, regina di Napoli per aver sposato Ferrante I.

Pochissimo si conoscerebbe tutt’ora di questa regina se il Belocci, bibliotecario della comunale di Perugia, sul finire del secolo scorso, non avesse incluso nell’Inventario dei manoscritti di quella biblioteca il codice di un ignoto poeta neretino (di Nardò in Puglia), tal Rogeri de Pacentia. Da come è possibile desumere dal poema, costui aveva ricevuto mansioni non precisate nella corte aragonese ed era stato al seguito della regina Isabella nel viaggio che doveva condurla da Lecce a Napoli.

L’opera  intitolata Lo Balzino (Balzino perché dedicato ai del Balzo), è la biografia di Isabella del Balzo, dalla sua nascita alla fine vittoriosa della guerra di re Federico contro il ribelle principe di Salerno.

Apparteneva Isabella alla grande famiglia dei del Balzo che si voleva discendesse da uno dei tre Re Magi, Baldassarre.

 

Lo stemma della famiglia del Balzo è uno scudo d’argento a sedici punte su campo vermiglio, che era la figura della cometa venuta dall’Oriente per guidare i Magi a Betlemme.

Chiara, stella d’Oriente, veniva chiamata Isabella dal Pacentia.

I del Balzo erano scesi in Puglia due secoli prima, al seguito di Carlo D’Angiò.

Il primo del Balzo di cui si abbia notizia fu Bertrando, conte di Avellino e poi di Soleto.

A Francesco, per aver sposato Margherita di Durazzo, sorella del re e de principe di Taranto, fu conferito il ducato di Andria e la contea di Montescaglioso.

Questo duca ebbe vita molto avventurosa al contrario del nipote Francesco II che morì in concetto di santità.

Figlio di Francesco II e Sancia di Chiaromonte e padre di Isabella, fu il duca Pirro che ottenne il principato di Altamura.

Madre di lei fu Maria Donata Orsini del ramo di Venosa.

La data di nascita di Isabella fornita dal Balzino è il 24 giugno 1465 ad Andria, sola superstite di un parto trigemino. Ebbe un fratello che morì quando lei era ancora giovanetta e due sorelle che, una volta sposate, erano state escluse dalla successione.

Era, pertanto, una delle più ricche ereditiere del reame: dalla madre ereditava il ducato di Venosa, dal padre quello di Andria, il principato di Altamura e la contea di Montescaglioso.

Bella, giovane, raffinata, ma soprattutto saggia e prudente, di buon cuore e di carattere dolce, fu promessa sedicenne a Francesco duca di Monte S. Angelo, quartogenito del re, ma dopo tre anni e poco prima delle nozze lo sposo morì. Quasi contemporaneamente la sfortunata fanciulla perdeva anche la madre e, la cosiddetta cospirazione della Cedogna le portò anche via il padre che fu imprigionato in Castelnuovo, e li  se ne persero le tracce.

Palazzo ducale di AndriaRimasta sola Isabella si stabilì con una piccola corte nel palazzo ducale di Andria, amatissima dai vassalli. Ma re Ferrante non tardò a destinare la fanciulla al secondogenito Federico, troppo presto privato della prima moglie Anna, figlia di Amedeo IX di Savoia.

La cerimonia nuziale si celebrò il 28 novembre 1487 e dopo nove mesi nacque Ferdinando che la sorte aveva destinato ad essere l’ultimo duca di Calabria.

Lo seguirono due femmine: Isabella e Giulia.

Il principe Federico aveva ereditato dalla bellissima madre Isabella di Chiaromonte, molte qualità: il gradevole aspetto, le gentili maniere, l’affabilità, la rettitudine, i costumi severi.

Per Isabella del Balzo fu un marito ideale. La sua fedeltà verso la moglie fu proverbiale in un’epoca in cui re e principe consideravano utilissima la prole naturale che, in aggiunta a quella legittima, era in effetti una riserva di pedine da usare nella scacchiera della politica delle successioni, delle alleanze e delle parentele.

Federico, benché gli affari di Stato, le guerre, le condizioni precarie del Regno lo tenessero spesso ed a lungo lontano, innamoratissimo della moglie e da lei ricambiato, comunque non mancava di proteggerla, la raggiungeva con messaggi, lettere, consigli, doni; la visitava ogni volta che poteva, né trascurava di impartire istruzioni sull’educazione dei figli. E quando divenne re le affidò la reggenza delle Terre di Puglia.

Quando re Ferrante morì, la vita tranquilla di Andria volgeva ormai alla fine.

Alfonso, fratello di Federico fu incoronato re nel 1494, mentre si annunciava la rapida calata di Carlo VIII, pretendente al trono di Napoli come erede dei D’Angiò.

Alfonso abdicò in favore del figlio Ferrantino che, dopo vari tentativi di difendere Capua, si rifugiò ad Ischia con lo zio Federico.  Questi dispose che Isabella, la moglie lasciasse Andria e si rifugiasse nel più sicuro castello di Bari. Poi da Bari a Brindisi dove dimostrò buone attitudini alla diplomazia, riuscendo in due giorni a mettere pace fra due fazioni, quella di  Cesare d’Aragona, e quella del viceré Camillo Pandone.

Da Brindisi si spostò a Lecce e vi dimorò per oltre un anno, prima da principessa reale e poi da regina.

Fu incoronata a Barletta non potendo ancora raggiungere Napoli a causa di un’epidemia di peste. Lo stesso Federico fu incoronato a Capua.

Quando Napoli fu finalmente raggiungibile, Isabella salutò definitivamente la sua Puglia che non avrebbe mai più rivisto. Canosa, Foggia e Troia furono le ultime città della Puglia dove la regina si fermò salutata dai signori delle terre circostanti.

Soggiornò otto giorni ad Acerra in attesa di Federico che era partito da Napoli a causa delle ostilità riprese con il ribelle principe di Salerno.

Poiché era trascorso un anno dalla morte di Ferrante, Isabella smise il lutto per entrare a Napoli, in veste trionfale.

Così Benedetto Croce in Storie e Leggende Napoletane descrive il fastoso abbigliamento:

“Portava una gonnella di drappo d’oro verde con frappe di velluto, una sopravveste di seta cremisi di foggia francese; sulla testa una calia di seta e di oro filato (La calia è una sorta di cuffia che raccoglieva la capigliatura) e il fronte una vecta di oro tirato, e il pendente d’oro lavorato. Aveva un cinto d’oro e d’argento, tutto seminato della lettera F con passanti in forma di cuore ed il pendente d’oro lavorato. Il collo era adorno di una catenella con fermaglio al quale era annessa l’araldica segia infocata, Sitiis perillos, con un gran balascio e tre diamanti. Il cappello era di seta color morato e la guaglia (appuntato con spilli) e le pianelle di broccato. Cavalcava una mula morella coperta di velluto paonazzo, con un finimento di oro e di argento.

Porta CapuanaA Poggioreale la cavalcata si fermò e la regina mutò di abito; briale (specie di saio) di seta verde con velluto nero frappato, una sopravveste di broccato cremisi. Entrarono a Napoli da Porta Capuana e presero subito alloggio nel vicino castello.

I pochi anni trascorsi a Napoli per Isabella non furono felici. Divise la residenza di Castelnuovo con due regine vedove: Giovanna I, altra moglie di Ferrante e matrigna di Federico, e Giovanna II, vedova di Ferrantino. Entrambe molto dissolute, ancora indulgevano in avventure amorose, tanto che si diceva fossero una specie di mantide dai quali per i malcapitati non vi era ritorno perché precipitavano da trabucchi nello specchio di mare sottostante  sia al castello che al palazzo.

A  queste due virago la povera Isabella era costretta dal buon cuore e dall’etichetta a tenere compagnia per sollevarle dai dolori del lutto”. (Benedetto Croce, Storie e Leggende Napoletane, Adelphi, Milano 1990, pp. 203 -204)

Persa la guerra Federico fu costretto all’esilio in Francia dove più tardi Isabella lo raggiunse coi figli. Sofferente di febbre Federico  morì il 9 novembre 1504 conservando fino all’ultimo il suo amore coniugale. In punto di morte gli furono accanto Isabella ed il poeta Jacopo Sannazzaro, amico fedele del sovrano anche nell’avversa fortuna. Fu seppellito in Francia, a Tours.

Isabella, invece, morì in concetto di santità a Ferrara, nel 1533, e fu seppellita nella chiesa di Santa Caterina del Martiri.

La Chiesa trasformata secoli dopo in una scuola Industriale, oggi non esiste più ed i resti di Isabella, così quelli di altre sante e beate tra cui riposava sono andati dispersi.

Di questa figura femminile la Puglia serba ben poche ricordanze: qualche avanzo del palazzo ducale, divenuto dopo i Balzo proprietà dei Carafa D’Andria (nel 1767 vi nacque Ettore Carafa, martire della Repubblica Napoletana del 1799), una vita a lei intitolata nella città di Lecce,  e giusto qualche accenno in  antiche cronache o nei libi di pochi storiografi pugliesi.

Ed alla fine pare che con le sciagure sue e dei propri figli sia stata destinata a scontare le colpe con cui si erano infangati i re e le regine che prima di lei avevano occupato il trono di Napoli.

 

 

Bibliografia

Antonella Orefice, Isabella del Balzo ed il figlio di Isabella di Chiaromonte, in Copertino: Storia e Cultura, dalle origini al Settecento, a cura di Maria Greco, ArcheoClub D’Italia Sede di Copertino “Isabella di Chiaromonte”, 2011.

 

 

 

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