Quei massacri ordinati dai Borbone e ricordati da Antonella Orefice e Mario Avagliano
Gli attacchi ricevuti dalla nostra direttrice, la dott.ssa Antonella Orefice, e dal dott. Mario Avagliano (a seguito di un articolo comparso su Il Mattino del 14.06.2013 - Quei massacri ordinati dai Borbone p.19) sono atti di una gravità tale che, il ricondurne le ragioni alla contrapposizione idelogica "neoborbonici VS repubblicani", costituirebbe un'imperdonabile prova di malafede: il peggiore crimine di cui si possa macchiare chi, dei propri ideali, ha realmente una visione assoluta e non relativa a scopi personali.
Tra il contestare la validità scientifica di un'opera e il minare l'integrità personale, prima ancora che professionale, dell'autore della stessa vi è infatti una discrasia che può essere spiegata solo se si presuppone che colui che adotta un simile atteggiamento abbia completamente dimenticato - o, forse, sempre ignorato - quegli inderogabili doveri in cui incorre lo storico che mai ignora la missione civile della sua attività, e che mai piegherebbe le tragiche e grandiose vicende della nostra storia patria a strumento di divisione sociale.
Chi scrive queste poche righe ritiene impossibile addurre un'altra spiegazione che non abbia nel mantenimento delle cd. " due Napoli" il fine ultimo da raggiungere: quale popolo, libero nelle sue determinazioni, perchè messo nelle condizioni di poter giudicare liberamente del suo passato, sceglierebbe di trovare i giusti mezzi per il proprio riscatto in pericolosissime categorie antistoriche?
E' il non nascondere le ingiustizie e le contraddizioni commesse da coloro di cui si difende la memoria a rappresentare l'unico strumento per sanare le antiche ferite.
E' il porre indistintamente il rispetto per l'altrui dignità a base della propria azione a determinare il giudizio che i posteri avranno di noi.
E' l'onestà degli intenti a distinguere lo storico dal chierico agiografico. Ad onore della verità, la pura esaltazione è stata fin troppo spesso utilizzata da coloro che hanno tramandato le vicende della Repubblica napoletana del 1799, allontanando, di fatto, il raggiungimento di quella pacatezza d'animo necessaria al perseguimento di un giudizio storico imparziale. Ma non è il caso di Antonella Orefice, le cui opere - questo giornale, "in primis!- rappresentano il giusto contemperamento tra il tributo filiale che ogni storico deve avere nei confronti di chi l'ha preceduto, e la necessità di non permettere più che pretestuosi luoghi comuni continuino ad utilizzare i contrasti del passato a motivo di divisione e diffidenza tra i membri del popolo napoletano a cui tutti, orgogliosamente, apparteniamo, e per la cui libera determinazione non smetteremo mai di combattere.
|
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
Miscellanea Storia, Letteratura, Arte, Cultura e FilosofiaCent’anni di solitudine: il destino che ritorna Il Settimo Sigillo: la scacchiera dell’esistenza e la fragile speranza dell’uomo Masaniello, il cuore ribelle di Napoli Il cammino della democrazia in Toscana. Bartolomeo ed Ermenegildo Potenti (1799 – 1849) Parmenide: l’essere è. E la sua ragion d’essere? Quando la Resistenza era donna
Filosofia della Scienza e della Politica Lo stato miserando del dibattito pubblico italiano Cosa resta dell’attentato alle Twin Towers?
Cultura della legalità Beneficio d’Inventario: la Cassazione chiarisce i limiti del termine ex art. 500 c.c. Feste all’Archivio di Stato di Napoli: ipotesi di oltre 600mila euro di danno erariale Vittime innocenti. Settembre 1919-2024
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 347 visitatori e nessun utente online |



E' troppo e doveroso il rispetto che dev'essere tributato ai lettori di questo giornale per continuare ad accettare che questioni di ordine storiografico continuino ad essere utilizzate a mo' di pretesto per ciò che si sta verificando in questi ultimi giorni.