Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La mano della ‘ndrangheta dietro l’attentato di Roma

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“Sono disperato, cercavo il gesto eclatante, puntavo ai politici”.

Queste le parole pronunciate dal disoccupato calabrese Luigi Preiti, 49 anni.

Il protagonista della sparatoria in piazza Colonna. A Roma, tra Palazzo Chigi e Montecitorio.

Nel giorno del giuramento del Governo Letta, targato Pd-Pdl. Due carabinieri colpiti dai proiettili. Era arrivato a Roma con il treno, dalla Calabria.

L’uomo che voleva ‘uccidere i politici’ è di Rosarno, residente da molti anni ad Alessandria in Piemonte.

Non è un pazzo, ha agito con premeditazione. È accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di arma clandestina e ricettazione.

‘Un’iniziativa isolata’ per il procuratore aggiunto della Procura di Roma Pierfilippo Laviani e per il sostituto Antonella Nespola.

Per il ministro degli Interni, Angiolino Alfano: “Non risultano contatti di Preiti con ambienti eversivi. Un gesto isolato, un gesto sconsiderato.

Non si possono leggere i prodromi di focolai di piazza o di tensioni eversive in grado di compromettere la tenuta dell’ordine pubblico e della sicurezza che resta comunque salda”.

Non sembra esserci alcun legame con la ‘ndrangheta. Per Biagio Simonetta (il Sole24Ore): “In un quadro decisamente fosco e tutto da delineare, c’è una certezza assoluta sulla vita di Luigi Preiti: il 49enne che ieri ha sparato davanti a Palazzo Chigi ferendo due carabinieri non ha nulla a che fare con la ‘ndrangheta.

E non è un dettaglio insignificante, se vieni da un posto come Rosarno e impugni una pistola. Nessuna denuncia, nessun legame con le famiglie che da sempre egemonizzano il territorio”.

Per Enrico Fierro e Lucio Musolino (Il Fatto Quotidiano):“…quel cognome, Preiti, rimanda a Domenico e Roberto considerati vicini alla cosca Pesce. Sono suoi lontani parenti. Pochi rapporti con loro”.

Un’interpretazione diversa arriva dal pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura, l’ex reggente del clan crotonese Vrenna-Bonaventura. Ascoltato da diverse Procure italiane, in diversi processi.

Commenta il gesto di Preiti su facebook: “…dietro l’attentato a Roma ai Carabinieri (vero intento colpire i politici) c’è chiaramente la mano della ‘ndrangheta! È un messaggio forte e chiaro… ci scommetterei ogni cosa e non la perderei!!!”.

Bonaventura parla di “messaggio, di azione forte”. La sua versione fa rabbrividire: “la ‘ndrangheta, le mafie erano presenti al giuramento e, com’è loro abitudine, lo hanno fatto con il sangue.

Questa è un’azione pianificata. Sarebbe interessante capire chi morirà o sparirà in Calabria nei prossimi giorni”. Per Bonaventura: “è un gesto troppo simbolico  per non essere un messaggio.

Nessun calabrese di buon senso, e lui non è affatto uno squilibrato, partirebbe dalla Calabria, soprattutto da zone come Rosarno, senza il permesso della ‘ndrangheta, per fare un gesto di così grande portata.

Porterebbe troppe e non meglio quantificabili ripercussioni, senza nessun grosso interesse.

Ad uno ad uno gli sterminerebbero la famiglia, ogni calabrese lo sa”.

Il collaboratore di giustizia si sofferma anche sulla pistola utilizzata: “una 7.65, Pietro Beretta, modello 35, con canna sostituibile. In passato in dotazione alle forze armate italiane in calibro 9 corto, usata anche durante la seconda guerra mondiale.

È uno dei modelli preferiti dalla ‘ndrangheta, facilmente reperibile e non inceppa mai. È come una firma.

La ‘ndrangheta usa spesso queste persone che vivono, lavorano fuori e sono incensurate e insospettabili, ‘i cosiddetti colpi riservati’. Per un lungo periodo lo sono stato anch’io, fino a poi essere richiamato nel 1990 dalla Toscana per la strage di Piazza Pitagora (Crotone, novembre 1990, ndr)”.

Per Bonaventura l’attentato è stato organizzato e pianificato dalla ‘ndrangheta. “Secondo me fa tutto parte di quella famosa strategia del terrore, ne ho parlato anche ai magistrati.

Dovremo abituarci a nuove e raffinate strategie, che non sempre saranno facilmente comprensibili. Trovo, in qualche modo, molte similitudini con l’attentatore di Brindisi e un filo rosso con la morte del Carabiniere Giovanni Sali a Lodi”.

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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