Cotignola, un altro paese di Giusti
Zanzi, sfruttando il suo incarico, si occupò della logistica e degli spostamenti degli ebrei in varie abitazioni del centro e nelle campagne circostanti e riuscì a fornire falsi documenti d’identità ai perseguitati, facendole stampare da un dipendente della tipografia e poi compilare da funzionari dell’anagrafe. In questa opera di salvataggio, fu aiutato dalla moglie Serafina, da Luigi Varoli con la moglie Anna, dall'arciprete Giovanni Argnani e dai partigiani.
Un esempio straordinario di impegno collettivo contro la barbarie e il terrore nazifascista. Ogni anno Cotignola celebra la memoria di quella generosa rete di accoglienza, che viene ora raccontata anche in un documentario, «Cotignola, il paese dei Giusti», realizzato da Nevio Casadio, giornalista vincitore del Premio Ilaria Alpi. Il documentario è stato presentato ieri in anteprima nazionale a Cotignola, presso l’Istituto Comprensivo “Don Stefano Casadio”, e andrà in onda domani su Rai 3 alle ore 10, nella puntata de "La storia siamo noi" di Gianni Minoli, in occasione della “Giornata dei Giusti” istituita dal Parlamento europeo nel 2012. Con l’ausilio di interviste, di immagini di repertorio e di ricostruzioni storiche, vengono ripercorsi gli eventi di quei giorni e la storia dei quattro Giusti tra le Nazioni di Cotignola.
Due coppie di italiani del 1943 che sentirono il dovere di agire, mettendo a rischio la propria vita, per salvare i connazionali ebrei dalla deportazione: il commissario prefettizio Vittorio Zanzi e la moglie Serafina e il pittore e insegnante Luigi Varoli e la moglie Anna.
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Ci fu un altro “caso” Nonantola nel tragico periodo della Repubblica di Salò e dell’occupazione tedesca dell’Italia centro-settentrionale. Anche a Cotignola, piccolo centro della bassa Romagna, in provincia di Ravenna, tra l’autunno del ’43 e la primavera del ’45, l’intero paese di seimila persone si mobilitò per salvare 41 ebrei italiani dalla caccia all’uomo scatenata dai nazifascisti.