Giuseppe e Salvatore, suicidio nell'indifferenza
Giuseppe e Salvatore non hanno trovato nè nella loro famiglia, nè nella loro cittadina, nè nella loro cerchia di amici, nè nella scuola, nè nella religione cattolica pervasiva, nè nelle feste e nelle sagre, nè nei mezzi di comunicazione pubblici e privati, nè nell'innamoramento, emozioni e ragioni e forze per portare avanti quello che è indubbiamente il peso del vivere. Ma come si vuole che si abbia tanta gioia e forza di vivere in ambienti di camorra egemone, che uccidono alla radice voglia e spinta di iniziative larghe di impresa, che possano poi creare lavoro e tranquillità sociale, ritorno sereno anche a notte alta a casa di giovani e donne, senza timori di aggressioni e di rapine.
Quando sopravvivono forme ancora arcaiche e inaccettabili di superbie, presunzioni, gerarchie sociali quasi feudali in ogni comunello, che bloccano poi l'emancipazione e lo slancio di ogni individualità?
Quando gli unici canali di sistemazione sociale sono gli ammanigliamenti familiari, sindacali, partitici, religiosi, criminali, senza tener conto del merito e del bisogno, senza poter trovare canali pubblici di formazione ed informazione veramente seri?
Quando la scuola non è spazio di vera formazione e di nobile e alta memoria, in balìa di troppa burocrazia, mancanza di strutture moderne e di personale veramente preparato e motivato?
Quando la religione è ritualità fredda ed è immersa nel giro del potere e del denaro?
Quando il contesto amicale e paesano è fatuo, freddo, chiuso tra discorsi piccoli e freddi, di calcio, invidia e critica sociale, piccinerie, incapace di slanci, operosità, sacrifici, sogno e nobile memoria?
Quando le repressioni sessuali di una religione di vergine-madre e di mascolinità violenta e possessiva hanno disseccato alla radice qualsiasi vera emozionalità spontanea, adulta, e ti sembra di aver a che fare con le donne solo con la secchezza e l'aridità di cuore e con uomini violenti e dominatori irrazionali della vita delle donne?
Quando i politici comunali, provinciali, regionali, nazionali, europei sono scelti senza riferimento al merito e alla loro capacità di fare il bene comune, ma solo per saziare vanità personali, spesso di esistenze mancate, e di servizio per clan familiari, sociali o criminali, senza mai impegnare il proprio tempo per creare un mondo dove Giuseppe e Salvatore abbiano motivi, tanti, per sorridere, amare, lavorare?
Giuseppe e Salvatore fratelli così amaramente tornati nel mistero infinito del reale, riposate almeno nella pace eterna e sia la vostra tragica vicenda almeno momento di profonda riflessione e di una vera, radicale autocritica da parte di tutti noi. |
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.212 Agosto 2026
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Due fratelli di 31 e 25 anni di Villaricca, disoccupati, si sono suicidati insieme, ponendo fine con tragica, amara lucidità, alla loro breve vita.I corpi sono stati trovati in casa dai genitori il 9 marzo. Sulla scrivania un biglietto: «Vogliamo farla finita, il nostro viaggio è terminato»