Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La sirena Parthenope

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La leggenda della sirena Parthenope, ebbe inizio nel lontano III secolo A.C. quando sull’estrema propaggine del monte Echia, l’isolotto di Megaride, sbarcarono i Cumani e fondarono il primo insediamento urbano, chiamato poi in seguito Parthenope.

Molte sono le storie sulla nascita di questo nome, alcune vere e proprie leggende.

Si narra che in epoca greca un nobile chiamato Eumelo Falevo re di Tessaglia, partì  dal suo paese per fondare una colonia nel golfo di Napoli, e durante uno dei viaggi della sua flotta, verso Punta Campanella, le navi furono affondate da una tempesta. Dell’equipaggio morirono tutti, e tra questi c’era anche la figlia del re, la bellissima Parthenope.

Fu cosi che la città nascente fu chiamata Parthenope.

Ma un'origine più suggestiva sulla fondazione della città ha per protagonista la bella sirena Parthenope, dea marina dalla coda di pesce ed il busto di una bellissima fanciulla, che avrebbe abitato il golfo napoletano fin dalla notte dei tempi.

Secondo la leggenda la maga Circe mise in guardia Ulisse dal canto delle sirene, e ciò gli permise di passare inerme al loro canto incantatrice.

Le sirene di cui parlava la maga Circe erano Ligeia (dalla voce chiara), Leucosia (la bianca) e Parthenope (la vergine).

Esse abitavano l’arcipelago delle “Sirenusse“oggi denominato” Li Galli” (serie di isolotti al largo di Positano).

Poichè la nave di Ulisse non fu l’unica a passare indenne, ma anche quella degli Argonauti, le sirene umiliate e ferite nell’orgoglio, si abbandonarono inermi ai flutti del mare, andando alla deriva nel golfo di Napoli.

Ligeia finì tra gli scogli di Punta Campanella, Leucosia si arenò nel golfo di Salerno, dando vita a Punta  Licosa, e Parthenope arrivò sulla riva dell’isoletta di Megaride, dove venne ritrovata dagli abitanti del posto.

La sirena giageva ormai morta sulla riva sabbiosa, coi lunghi capelli dorati che fluttuavono tra le onde che si abbattevano sulla spiaggia e incorniciavano il bellissimo viso dal candore lunare.

Per i pescatori del posto non ci fu dubbio, era una dea, e per questo venne deposta in uno speciale sepolcro, dove venne venerata come protettrice del posto.

Archelogicamente non si sa ancora se sia realmente esistita la tomba di Parthenope. Secondo Plinio il Vecchio anche confermando la sua esistenza, la tomba non fu mai ritrovata.

Alcuni archeologi hanno creduto di localizzare il sepolcro sulla collina di Sant’Aniello a Caponapoli, sotto la chiesa di Santa Lucia, costruita sul tempio dedicato a Parthenope, altri ancora pare l'abbiano individuata nei sotterrai del Castel dell'Ovo.

 

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