Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Miti e Riti (5)

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La Cina è vicina, ma forse, ben più pericolosa della vicinanza alternativa dell’Aggressione Asiatica, è la carica dirompente contenuta all’interno di miti come quello draculico, proprio nperchè tale forza dirompente è pericolosamente e imprevedibilmente proveniente dall’interno del mondo mitopoietico occidentale.

Non a caso, miti, simboli, riti e Narrazioni totalizzanti ed esaltanti sembrano e sono banditi dall’universo razionalistico del potere non solo culturale e formativo, ma anche del potere dominante inteso in tutte le sue cangianti e plurime forme e caleidoscopiche e molteplici manifestazioni.

Questa eclatante e antitetica  divaricazione tra una società “apollinea” degli adulti, dei presidi, dei dirigenti, dei produttori e dei genitori , capace di guardare e concepire solo il versante razionalizzante e lucente, abbagliante della bellezza, della coerenza logica e della saggezza “buonistica” e l’altra società quella “dionisiaca” degli studenti, degli adolescenti e dei giovani invasati e travolti dal mitico corteo draculico di sileni, satiri e  ninfe crepuscolari e vampiriche non consente e non può consentire alcuna possibilità di ricomposizione.

 

D’altra parte anche i grandi sistemi teorici ed accademici sembrano attraversati da tale dilacerante frattura: scienze oggettive che si rinchiudono sempre di più in se stesse nel loro mito della neutralità fredda e  asettica e dall’altro scienze umane  sempre meno propense a subire il giogo pesante dei tentativi reiterati a loro danno di improbabili e costrittive formalizzazioni e sempre più disponibili a soggettivare se stesse, dando spazio e futuro alla carica prorompente, ribollente e ribellistica della carnalità e della corporeità in un universo adolescenziale e giovanile molto attento e sensibile a tali inusitate e imprevedibili Sirene liberatrici.

Eppure di tutto ciò, di questo titanico confronto, se non scontro, nessuna traccia né nella Scuola né nell’Università. Il rumore assordante della Realtà palpitante e in continua e costante evoluzione e dissoluzione è schiacciato dall’altrettanto assordante silenzio delle istituzioni non solo formative.

La vita e la realtà esaltante, mitologica e simbologica di studenti, adolescenti e giovani si ferma e si spegne prematuramente e tragicamente di fronte alle porte assurdamente chiuse delle Scuole e delle Università.

Il potere formativo occidentale predilige le cittadelle assediate dai Barbari. Le metafore e le analogie dell’assedio dovrebbero servire a spingere studenti, adolescenti e giovani d’Occidente a stringersi intorno all’Ultimo Ridotto del Generale Custer, ma a noi sembrano produrre l’effetto opposto. Come nell’antico e indimenticabile Impero Romano, i contadini, gli studenti di oggi, oppressi e repressi da secoli di fiscalismo e angherie, salutano con grande benevolenza il passaggio delle Orde Asiatiche.

Gli studenti di oggi , come quelli del 1968, riscoprono miti e riti dell’Oriente e si rispecchiano e si ritrovano  facilmente in essi.

Dracula, sia quello mitico che quello storico, appare ai loro disincantati occhi come il prototipo del despota orientale che i contadini prima o poi debbono abbattere e trascinare nella polvere soffocante dell’oblio.

E non a caso la Romania del XV secolo come quella del XX  secolo da Vlad Tepes Dracul a Codreanu, Antonescu e Ceausescu, nella loro realtà desolante e agghiacciante storia, trasfigurata, ma non tradita dal mito draculico, stanno a testimoniare un contesto intrecciato di storia e di mito che non si elidono a vicenda, ma, al contrario, si potenziano reciprocamente.

La Romania di Vlad, di Codreanu e di Ceausescu e del mito draculico non sono in contraddizione tra loro, sono la raffigurazione emblematica di un mondo di confine che si dibatte tra due altrettanto mitiche rappresentazioni : tra un Occidente ed un Oriente più immaginari che reali, più costruzioni propagandistiche che realtà storiche.

Perché un Oriente e un Occidente Europeo, discendenti della stessa Roma, non esistono se non nelle menti e negli interessi di chi nella divisione di popoli e civiltà oggi come ieri, cerca e trova un fertile terreno per salvaguardare e incrementare un proprio potere che mai come oggi sembra essere messo in discussione dall’eventuale e prossimo Risveglio di studenti, adolescenti, giovani  e popoli.

I percorsi didattici suggeriti sono impliciti anche perché ci è sembrato più che opportuno sensibilizzare e stimolare, offrendo spunti piuttosto che direttive univoche.

Anche perché il testo che qui proponiamo è senz’altro soltanto  una delle possibili interpretazioni del mito e della storia di Vlad Tepes Dracul.

E quindi, evidentemente, rispettosi come siamo dell’intelligenza altrui e della professionalità altrui, riteniamo che proprio l’approccio ermeneutico può rivelarsi valido strumento cognitivo e critico al servizio di una giovane e dirompente didattica che nel mondo attuale sempre più globalizzato e standardizzato sembra caricarsi sempre più di responsabilità non solo formative ed educative, ma anche e soprattutto civiche e politiche.

L’attuale e massificante pervasività dei modelli formativi ed educativi a noi sembra nascondere non tanto intenti pedagogici che pure certamente esistono e sono tanti, ma soprattutto intenti omologanti e acritici come se il mondo globalizzato dovesse proporsi come unica e totalizzante aspirazione quella di un sistema educativo universale unico e insindacabile come l’economia della globalizzazione  sembrerebbe indicare.

Ma i miti e i riti del  mondo, a cominciare da quello draculico, ci inducono a riflettere su come comportarci e affrontare, forse, l’irriducibilità del testo e del contesto ad una unica ed univoca dimensione.

Forse proprio la Narratività, i miti, i simboli, le ambiguità poetiche e artistiche, nella loro irriducibilità e infinita interpretabilità,  possono contribuire a salvarci dall’orrida e terribile prospettiva di un mondo e di un uomo a una dimensione.

Agli studenti, ai giovani e agli adolescenti l’arduo e travolgente compito e la pesante e splendida eredità!

 

Miti e Riti (1)

Miti e Riti (2)

Miti e Riti (3)

Miti e Riti (4)

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

Miscellanea Storia e Filosofia

1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista

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Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa

 

Libere Riflessioni

Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte

Commissione europea: il potere che sfida la legge

Mercato libero o mercato padrone?

Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante

Il pauperismo non tramonta mai

 

Filosofia della Scienza

Ambiguità della democrazia

Solidarietà e liberalismo

Individuale e collettivo

Gli universali nelle scienze sociali

Rovelli sulla fisica quantistica

 

Cultura della legalità

Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale

“La Costituzione in tasca”. Art.9

Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017

 

 

Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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