"Una rivoluzione laica". Spunti dal Convegno della Società Napoletana di Storia Patria
In occasione della XIV Giornata Nazionale degli Amici dei Musei, si è tenuto il 6 ottobre scorso, presso la Società Napoletana di Storia Patria, il Convegno sul tema “Piccoli Musei, Biblioteche e Strutture Culturali a Napoli”. Quale futuro? Si è subito invocato, nella introduzione, il cambiamento a partire dalla cultura e dai suoi contenitori, sottolineando il rango costituzionale della norma che ne promuove lo sviluppo insieme alla ricerca e che tutela il paesaggio ed il patrimonio storico artistico (art. 9 della Costituzione).
In Italia c’è una lingua fatta di palazzi, di statue, di musica, di libri, una lingua che non deve essere appannaggio di pochi, ma deve servire a renderci tutti uguali. Il Soprintendente Fabrizio Vona ha proposto e sostenuto la Rete dei Musei come efficace strumento per ragionare in termini di risparmio. Ha insistito per la ricerca del metodo della valorizzazione, quale vero nodo da sciogliere, rivendicando, in questo percorso, una sorta di ruolo guida per la Soprintendenza. Con fermezza ha concluso che occorre controllare i politici e per questo auspica un decisivo intervento della società civile. Lo spirito dei rivoluzionari del 1799 è stato rievocato a più riprese dai preziosi scaffali che circondano la sala dei convegni della Società Napoletana di Storia Patria, dalle parole dei relatori, e dal senso complessivo dell'incontro.
La presidente, Renata De Lorenzo ha posto l'accento sulla rilevanza europea di Napoli, e sul ruolo della prestiziosa Società Napoletana di Storia Patria che valorizza l’erudizione, come capacità di capire che ci sono mille testimonianze del passato che non possono essere perse: capacità di capire come capacità di condividere valori. Il giornalista e scrittore, Pier Antonio Toma, moderatore dell'incontro, ha parlato di Napoli come di una città dissennata nel bene e nel male. “Il passato di questa città qualche volta non passa”. Alla pari di Fabrizio Vona anche lui ha invocato una rimostranza civile: “Coalizziamoci per un fine comune”. E poi, citando Daniel Pennac “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere". Il Direttore del museo del Purgatorio ad Arco ha concluso il suo efficace intervento con le parole “Dobbiamo contare in quanti siamo a voler salvare questa città". Il bisogno di una rivoluzione laica si fa palpabile. Sembra voler rispondere all’affermazione del sociologo Domenico De Masi, che poco tempo fa, in un’intervista a “Il Denaro”, nell’indicare “ gli Illuministi ha scritto: "un pugno di intellettuali, alla fine del Settecento, misero in scacco le più solide monarchie assolute del mondo. Dovremmo ritornare alla Napoli di quel periodo, quando un pugno di uomini fece capire al mondo intero che esistevano altre strade per gli uomini. Sono gli intellettuali che dovrebbero proporre il modello da seguire, ma sono gli stessi gli intellettuali ad essere i latitanti di questa crisi. Alla luce di questa affermazione, però viene di riflettere: sono davvero gli intellettuali ad essere latitanti , o sono i lazzari ad essere ancora in troppi nel 2012? O peggio: sono certi pseudo intellettuali, tuttologi e populisti che stanno rincarando la dose di furbizia, manipolando mandrie di lazzari ignoranti? Certo è triste osservare come certi "premi popolari di piazza" cercano di tenere banco, premiando e facendo esibire tra sedicenti intellettuali vergognosamente etichettati "famosi", anche i cantanti neomelodici di turno. Insomma, il degrado, la fanghiglia, tutto ciò che andrebbe aborrito. Ma si fa, perchè è il popolo che lo vuole. Napoli deve stare in mano ai lazzari. Il più grande scrittore vittoriano, Charles Dickens, scriveva al suo amico John Forster: «Che cosa non darei perché tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, squallidi, abietti, miserabili, per l'ingrasso dei pidocchi; goffi, viscidi, brutti, cenciosi, avanzi di spaventapasseri!». Oggi possiamo evidenziare questa triste realtà soprattutto ai ragazzi che aderiscono ingenuamente ai movimenti neoborbonici, riportando letteralmente le parole di Corrado Augias "La Repubblica del 1799 fu schiantata dalle truppe della Santa Fede agli ordini del cardinal Ruffo, dall'appoggio della flotta inglese guidata da Horatio Nelson e dai lazzari che si schierarono quasi unanimi per il ritorno della monarchia borbonica che d'istinto sentivano più adatta a loro della parola «libertà» dal suono così inquietante. Nel 1799 si prospettava un cambiamento radicale, la fine della monarchia, di quella particolare monarchia. Ma pochi anni prima, a Parigi, la Rivoluzione era sfociata nel Terrore, re e regina erano stati ghigliottinati in piazza. A Napoli regnava con Ferdinando IV (e più di lui) sua moglie Maria Carolina d'Austria, sorella della decapitata Maria Antonietta. Il termine «repubblica» poteva assumere alla luce di quelle recenti tragedie la stessa aura sinistra che, nel Novecento, molti avrebbero dato alla parola «comunismo».” Quel che è certo è che nel brutale assassinio operato da Ferdinando, il contributo dell’ignoranza attiva dei lazzari fu determinante. Questo ha incoronato il borbone capo dei lazzari, e questo è il messaggio che emerge oggi con forza dai veri intellettuali di Napoli: il cambiamento deve partire dalla cultura, quale motore di libertà, eguaglianza, bellezza e, quindi di sviluppo economico…dobbiamo ritornare alla Napoli illuminista, prendere le mosse da quegli intellettuali gloriosi di allora, sentirli vivi nelle nostre coscienze. Parlarne, ricordarli, ridare loro vita. Una mossa scomoda e da soffocare per tutti quei tuttoligi scaltri che usano le loro menzogne come uno squallido strumento per assoggettare le masse ignoranti.
“C’è chi pensa che i musei sono custodie del nulla le biblioteche sono intralci le mostre tempo sprecato
C’è Venere da salvare coltivando nuove risorse cercando nuovi mecenati accogliendo nuovi grand tour”
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Colui che non fa niente non ama niente. Colui che non ama niente non capisce niente. Colui che non capisce niente è spregevole. La maggiore conoscenza è connessa indissolubilmente all’amore. Chiunque crede che tutti i frutti maturino contemporaneamente, come le fragole, non sa nulla dell’uva. (Paracelso)