Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Antonio Fogazzaro commemorò Giuseppe Verdi al Senato nel giorno della sua morte

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Giuseppe Verdi non è stato solo il musicista italiano più universale che esista, ma anche uno dei grandi promotori nel profondo dell’Unità d’Italia accanto a Manzoni,, Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II.

Egli fu anche un politico che si impegnò direttamente sia come deputato dal 1861 al 1865, sia come senatore dal 1874 alla morte nel 1901, per la costruzione su basi solide culturali, etiche, civili della Nuova Italia liberale e costituzionale.

Quando Verdi morì il 27 gennaio 1901, fu ricordato nello stesso giorno al Senato e presero la parola prima il Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni Giuseppe Saracco, poi il grande romanziere Antonio Fogazzaro (Vicenza, 1842-1911), autore di Piccolo mondo antico e di Il Santo’, uno dei libri più importanti della letteratura italiana ed europea, che auspicava un cattolicesimo riconciliato con la libertà e la modernità, per cui fu messo subito nell’Indice dei libri proibiti dal Vaticano clericale.

 

Anche Fogazzaro era stato nominato senatore per i suoi grandi meriti culturali, fatto che mostra quanto fu utile per la storia grande dell’Italia liberale l’esistenza di una Camera nominata in gran parte per meriti civili e culturali, sottratta quindi al populismo, alla demagogia di tante elezioni, che non manderebbero mai alla camera o al Senato né Verdi, né Croce sulla base di un consenso, che si ottiene spesso per miserabile, corrotta, indegna clientela.

Così parlò Fogazzaro:

“Signori! Un grande lume della Patria si è spento, e forse, in quest’ora oscura, meglio che le parole, un silenzio atterrito risponderebbe a quel gelo amaro che a tutti ne stringe l'animo, quanti qui e fuori di qui abbiamo cuore per la gloria del Paese nostro, quanti qui dentro e fuori di qui abbiamo senso per il divino raggio del Genio.

Ma, signori, lo comprendo, è un sovrano quello che la morte ha colpito, un sovrano potente oltre i confini d’Italia, e l’impero di un alto dovere ne sforza a vincere questa angoscia a levare il cuore e la voce per un saluto solenne a lui che glorioso ci passa davanti volto all’eternità. (Bene).

Un sovrano Giuseppe Verdi fu veramente; fu sovrano per l’altissimo ingegno; fu sovrano per il magistero dell’arte che in lui, sino alla più tarda vecchiaia, rinnovellava forme come in una fonte di giovinezza immortale; fu sovrano finalmente per un insigne primato nell’armonia suprema dell’intelletto e dell'animo, nella modesta semplicità della grandezza, nell’infaticata, indomita energia, che oggi solamente riposa e lavorò ancora quando tutta la gloria che questa Terra può dare già era sua, e non vi era più che un culto da rendere all’ideale, non vi era più che un esempio di magnifico lavoratore da mostrare al Popolo italiano ed al mondo.

Il nome di Verdi meritò sopra ogni altro di simboleggiare nei tempi eroici del nostro Risorgimento, per un mistico incontro di voci, la sospirata, invocata Unità della Patria intorno al trono del primo suo Re.

Verdi è stato un grande unificatore nostro, quando, chiusa nell'onda della sua musica ardente, inafferrabile al nemico, l’idea nazionale corse liberamente dalle Alpi al mare, l’Italia schiava, infuocando i cuori. (Approvazioni).

Egli è ancora un grande unificatore nostro in questo fugace momento, mentre, sospese le distinzioni di fedi e di parti, un palpito solo raccoglie gl’italiani intorno al suo letto funebre. (Benissimo).

Possa questo ventesimo secolo, che tanto dono raccolse dal suo predecessore e tanto breve tempo seppe serbarlo, possa, io dico, riportare all’Italia altrettanta potenza di arte, che unifichi, tutto penetrandolo ed elevandolo, il nostro Popolo; e non manchi al lume dell’arte giammai quel sereno raggio del bene, che, circonfuso al nome di Giuseppe Verdi, ne moltiplica e ne stende oltre la terra il fulgore. (Approvazioni).

È questo il voto che io esprimo, parlando non già come artista, ma come cittadino d’Italia, come collega vostro, come l'ultimo dei membri di questa augusta Assemblea, che ha ed ebbe sempre per fine supremo dell’opera propria la grandezza civile e morale della Patria. (Vivi applausi - molti senatori si congratulano con l'oratore).


PRESIDENTE. Signori senatori! Il Consiglio di Presidenza, in omaggio alla memoria di Giuseppe Verdi, vi propone la seguente deliberazione colla quale si stabiliscono le medesime onoranze che furono rese ad Alessandro Manzoni:

"Il Senato esprime il dolore profondo che prova con l’intera nazione per la perdita di Giuseppe Verdi; statuisce che il suo busto in marmo sia collocato in una delle sale del palazzo senatorio; delibera di farsi rappresentare ai funerali; ed incarica il Presidente di partecipare la presente deliberazione alla famiglia dell’illustre estinto, al municipio di Busseto, suo paese nativo, ed a Milano, ove il Verdi lascia un insigne monumento di artistica beneficenza".
Metto ai voti questa deliberazione della Presidenza.

Chi l’approva è pregato di alzarsi. (È approvato all'unanimità).

Signori senatori, la vostra Presidenza, sicurissima che voi avreste accettata la proposte testé votata, di collocare un busto del Verdi in una delle nostre sale, si rivolse all’insigne artista, nostro collega, Giulio Monteverde (autore tra le altre sue celebri opere del gruppo Il Pensiero all’Altare della Patria), perché volesse assumere l'incarico di effigiare in marmo l'illustre estinto.

E con grato animo io debbo annunziare che l’illustre collega ha risposto al nostro invito, dichiarando che si credeva onorato di scolpire in marmo l'immagine del suo carissimo amico, e che lo faceva offrendo gratuitamente l’opera sua (Approvazioni).

La vostra Presidenza ha creduto di accettare l'offerta del senatore Monteverde, ed è sicura che il busto, fatto non solo colla capacità e l'abilità del grande artista, ma coll’affetto dell'amico, onorerà una delle nostre sale. (Approvazioni vivissime).
Chieggo al Senato di autorizzare la Presidenza ad esprimere al senatore Monteverde i ringraziamenti di questo alto consesso.
(Approvazioni).”

Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 27 gennaio 1901.

 

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