Napoletana e scienziata: Maria Bakunin. Narrarla partendo dalla fine

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Fine. La parola “fine” è stata scritta e da lì si inizia.

Le ultime note della musica scelta per ispirarci si allontanano nell’etere. Non avranno mai fine. Esse.

Desideriamo tanto scegliere un angolo visuale da cui poter “vedere” il tempo trascorso e i fatti accaduti.

Desideriamo sistemarci in un universo parallelo, su un’altra stringa, su una delle qualsiasi superfici-dimensioni capaci di consentirci l’osservazione di ciò che accadde, come se tutto fosse qui e adesso.

Chissà, nessuno potrebbe negarlo o affermarlo con certezza, forse un giorno qualcuno si sveglierà, butterà all’aria le carte utilizzate per studiare i voli pindarici degli uccelli ubriacatisi nel mangiare le bucce dell’uva, quelle della infruttescenza da cui si ricava un liquido detto “vino”, depositate presso una azienda vinicola di Faenza, ed esclamerà felice, mentre si diffondono ancora le stesse note: “Bene, evviva!

Adesso raccolgo dall’etere tutto ciò che davvero disse Pitagora a proposito della idiosincrasia per le fave, diffusa anche alla sua Scuola.

Potrò, così, anche verificare se davvero, fuggendo dagli sgherri o, se si preferisce, dagli scherani di Cilone di Crotone, scelse di farsi raggiungere e uccidere piuttosto che raggiungere la salvezza attraverso un campo di fave.”

 

Immaginiamo che non la finirebbe più di ascoltare notizie di prima mano su fatti storici rilevanti; potrà anche ascoltare la voce di chi era convinto che le fave fossero connesse al mondo dei morti, della decomposizione e della impurità, come mise in luce Levi Strauss.

Era per questo, non per il favismo, dunque, che il filosofo si doveva tener lontano dai campi di fave?

Tutto sommato la vicenda descritta altro non è se non una ipotesi di Pensiero che da un singolo si diffonde a una classe sociale, al suo mondo.

Ma se si trattasse davvero solo di un pensiero della mente di un singolo (si pensi alla ipotesi della lampadina immaginata mentre si accende; si allude all’oggetto materiale, non all’idea da essa simboleggiata) si sensibilizza, oppure no, una determinata area del cervello?

Si dice che sia così e che la scienza, con mezzi tecnologicamente avanzati, che nulla hanno a che fare con la telepatia, sia già in grado di individuare i tragitti delle idee.

Lo si fa producendo anche segni grafici e colori belli quanto quelli della epica camera kirlian, lo strumento che sarebbe capace di produrre le foto dell’aura, ovvero dell’alone vitale, non l’aura che in medicina definisce un insieme di sintomi di tipo neurologico, quelli che precedono un attacco di emicrania o una crisi di epilessia.

Ritornando al pensiero, esso è influenzato dall’ambiente in cui si cresce e dai genitori, da ciò che essi fanno, oppure no?

Ci risulta come non sia inevitabile: sarebbero molti gli esempi di scienziati e artisti che nulla hanno avuto a che fare nella loro nuova vita con l’ambiente di provenienza.

Ma spesso è accaduto. Un esempio per tutti ci è offerto da Gian Lorenzo Bernini, figlio di pittore e scultore, cresciuto nei vicoli malfamati di Napoli.

La sua arte e il suo modo “scostumato” di vivere che tuttora ogni tanto salta agli onori della cronaca, sono di certo il risultato della educazione e dell’ambiente in cui visse.

Tutto ciò abbiamo considerato prima di apprestarci allo studio di Maria Bakunin.

Potrebbe apparire strano; si potrebbe credere che abbiamo scantonato non poco, anche perché c’è un libro di recente pubblicazione che ci avrebbe potuto portare al cuore del personaggio, per svelare immediatamente che: nacque in Siberia; era figlia di un anarchico-filosofo.

Suo nipote era il matematico Renato Caccioppoli; visse a Napoli; studiò al Liceo Umberto e si laureò con grande onore nel 1895 in Chimica; fu una scienziata, chimica e biologa.

Si dedicò appassionatamente alla creazione della mappa geologica dell’Italia; fu apprezzata da Benedetto Croce; collaborò con Agostino Oglialoro-Todaro direttore dello Istituto di Chimica Generale della Università di Napoli e lo sposò.

Divenne membro della Accademia Pontaniana e ne fu Presidente per un mandato, dopo la seconda guerra mondiale; fu zia affezionata e autorevole del matematico Renato Caccioppoli.

In una sessione di esami del 1941 un ufficiale in divisa si presentò a sostenere l’esame di Chimica organica (in forza di una disposizione Ministeriale i militari in divisagodevano di molte agevolazioni e non potevano essere respinti).

La Signora l’apostrofò: “Cosa fa lei qui così travestito?”

L’ufficiale, sentendosi offeso, mise mano alla pistola; fu necessario l’intervento tempestivo e astuto dell’Ing. Bonifazi per evitare una tragedia; manifestò un carattere deciso e generoso fin da piccola e si racconta come, passeggiando per via Toledo, in calesse con i fratellini, riuscì a domare il cavallo improvvisamente imbizzarrito.

In un’altra occasione, caduta la sorellina Sofia in un pozzo di Capodimonte, si fece calare riuscendo a salvarla.

Si racconta, altresì, che quando nel 1943 l’esercito tedesco mise a fuoco le biblioteche di via Mezzocannone, ella si sedette in prossimità delle fiamme incrociando le braccia. Il comandante tedesco, sorpreso dal suo coraggio, dette l’ordine di ritiro, con danni più contenuti per i libri.

Con meraviglia e ansia creativa si procede nello studio; ma non si fa in tempo ad apprendere qualcosa che non sia solo nozionismo, e ti assale la sensazione che si rasenti il sensoriale.

Ti manca qualcosa; quel piacere che ti appassiona, come fosse collocato nel palato, nella zona delle papille che rilasciano le impressioni più durature, anche nel ricordo.

E scopri, così, distese infinite piene di inghiottitoi, di ignoranze. Rimane l’urgenza di colmarle.

Ignoranze: ciò è, di questo si tratta, volendo immaginare il Sapere diviso per materie; sapendo che per ogni settore si è e si rimane ignoranti. Ed è una fortuna.

Se fosse diversamente, cosa si farebbe della propria vita? Come ci si potrebbe di-vertire?

E le nozioni sono sempre marginali? E il gossip, anche se riferito a un personaggio indimenticabile, è sempre da abiurare?

Potrebbe giocare almeno il ruolo di far conoscere il suo pensiero, diffonderlo e far nascere le passioni, quelle che inducono ad approfondire?

Alla ricerca di una risposta, si procede, utilizzando sempre la nostra stranissima tecnica, che deve tener conto di tutto ciò che ognuna apprende, almeno nelle ipotesi in cui si decide di firmare entrambe un articolo.

Partendo da elementi che richiamino il tema, anche alla lontana, ci eravamo deliziate nello scoprire e ascoltare Paolo Albani.

Volendo dirla subito tutta e senza sofismi: si tratta di un personaggio, di cui non sapevamo nulla, che in quattro e quattro otto ti fa riflettere divertendo.

Seppure perplesse sulla effettiva utilità allo studio di Maria Bakunin, abbiamo voluto saperne di più, per scrivere seguendo una traccia divertente, giacché ciò ti predispone meglio, ti aiuta a far prima.

Il suo sito ci aveva “impressionato” per l’impiego di una citazione che poteva sembrare lapidariamente svilente:

“La musica è molto importante, prima di tutto perché non significa niente, e questo è fondamentale”. Giorgio Manganelli.

Ha il coraggio di voler spiazzare, Giorgio Manganelli; così come Paolo Albani, e lo fa pubblicando nel sito il video dei fratelli De Rege-Walter Chiari, occupato nel famoso sketch “Vieni avanti cretino”; e anche il volto di Albert Einstein ritratto sbeffeggiante con la lingua puntuta.

Cliccando su Einstein si avvia un video (durata min. 1:44) che avrebbe egli stesso (Paolo Albani) registrato nel 1917, esattamente nell’ottobre 1917, a San Pietroburgo, dove si trovava per ragioni turistiche…

Guarda caso si trova nel bel mezzo della rivoluzione; ne è travolto; viene massacrato di botte. Naturalmente dichiara esser stato quello il suo primo impatto con il comunismo, ma può ancora adesso narrarlo…

Non che sia molto importante, ma tutto ciò che narra potrebbe apparire anticomunismo. Resta un dubbio; quindi è inevitabile dirsi: “Vediamo questo dove vuole andare a parare”. Cliccando su questo link avvertiamo quasi l’obbligo di vederlo di seguito numerose volte.

Assume di trovarsi in Russia…lo assume forse almeno dieci volte e noi guardiamo il video girato con una tecnica che lo fa apparire antico.

Approfondisci questo personaggio, pensando sempre a Maria Bakunin.

Ti capita anche di imbatterti nella sua battaglia contro i luoghi comuni (affronta quello di Antonio Pennacchi, vincitore dell’ultimo premio Strega che dichiara di esser stato scelto dalla storia).

Poi ti infligge il colpo di grazia con le sue “poesie sonore”. Consigliamo di ascoltare-vedere la sua “Dubbi esistenziali”; ma conviene lasciarsi tentare da tutte.

Alla fine ti poni una domanda: ma questo tipo, Paolo Albani, con chi se la fa? Chi sono i suoi “compagni di merende”?

Non ci vuole molto a scoprirlo; c’è una prova documentale, una fotografia: tra gli altri si individua il matematico Piergiogio Odifreddi.

E scopri anche, con piacere, che, in un gruppo costituito da undici persone, ci sono quattro donne. Una buona percentuale di gaudenti di sesso femminile; una percentuale mai rinvenuta in nessun’altra faccenda. Questi undici sono Oplopiani.

Nel solito sito si legge:

Sono membri ab aeterno dell’OPLEPO:

Domenico D’Oria (Presidente), Raffaele Aragona (Segretario e Tesoriere), Edoardo Sanguineti, Giuseppe Varaldo, Piero Falchetta, Elena Addòmine, Giuseppe Radicchio, Sal Kierkia, Paolo Albani, Brunella Eruli, Alessandra Berardi, Maria Sebregondi, Màrius Serra, Ermanno Cavazzoni, Luca Chiti, Piergiorgio Odifreddi, Giorgio Weiss, Giulio Bizzarri, Anna Regina Busetto Vicari, Furio Honsell, Lorenzo Enriques, Daniela Fabrizi.

Scopri che tra loro ci sono enigmisti, letterati, giornalisti, pittori, anagrammisti, docenti di Architettura, professori di Informatica, insegnanti di Estetica, poeti.

Scopri anche che Odifreddi ha studiato pure in Russia.

E che ci fanno, o facevano, tutti insieme? Sono parte dell’Opificio di Letteratura Potenziale: da ciò OPLEP0, quindi Oplepiani. Per saperne di più: altre notizie sono in questo link, il cui esergo è:

Ogni esempio di testo costruito secondo regole precise apre la molteplicità “potenziale” di tutti i testi virtualmente scrivibili secondo quelle regole, e di tutte le letture virtuali di quei testi. Italo Calvino


Ci apprestiamo a spegnere il p.c. rileggendo ciò che abbiamo scritto sulla scienziata Maria Bakunin; mentre si continua ad ascoltare la voce di Rino Gaetano, occupato con la sua voce sulle poche note di “I miei sogni di anarchia”, chiedendoci se la protagonista della sua canzone possa aver a che fare con l’ormai anche nostra Maria Bakunin, e se lei lo avrebbe apprezzato.

 

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