Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Eppure... eppure...

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Quel periodo lungo o breve in cui nel dormiveglia quasi non ci si rende conto di quale sia la realtà, se quella sognata dalla quale si sta uscendo o quella nuova fatta di un soffitto e di pareti intorno nella quale si sta entrando, e durante il quale tutto si confonde, e sembra che ogni cosa abbia le fattezze di entrambi i lati che per un po’ ancora saranno indifferenziabili: era questo il contorno nel quale i suoi pensieri stavano cercando di ritrovare, o meglio riconoscere l’ambiente che attendeva il suo risveglio, ma quella mattina sembrava proprio che Eleonora non ne volesse sapere, di svegliarsi del tutto.

E così era difficile distinguere se fosse vero, che il mondo in cui pensava di trovarsi ora, dopo 213 anni, fosse così poco diverso da quello che ricordava.

Eppure i pensieri “nuovi” non ispiravano poi così tanto contrasto rispetto a quelli vecchi, non abbastanza da far sentire il peso della differenza che si aspettava, della civiltà di una libertà fatta di determinazioni oculate ed orientate alla crescita sociale del popolo che non era nelle condizioni di fare le scelte più ragionate (perché di sicuro doveva esserci, ad esempio, un metodo di comunicazione di massa ormai illuminato ed adoperato come strumento di crescita dell’opinione pubblica);

così come, ne era certa, si sarebbe sentito perfino l'odore, di quella tanto sospirata libertà di pensiero, si, sapeva che ormai chiunque avrebbe potuto scrivere o dire qualunque cosa, senza che per questa sola ragione potesse essere perseguito per una legge o un editto che fosse emanato in un Regno immerso nel Mediterraneo o in Bulgaria, e di sicuro non c’era più bisogno di riunirsi in segreto per parlare di libertà, perché non doveva essere più possibile immaginarla al di fuori di una carta costituzionale non soltanto scritta, ma anche e soprattutto materiale…

 

Ne era certa, eppure queste due presenze, queste due immagini che dovevano essere così diverse se non inconciliabili, per quanto sembrasse incredibile non si respingevano.

Non capiva perché, ma si amalgamavano, a volte perfino con colori simili. Impossibile pensare che questo lato di qua fosse fatto ancora di tutto ciò che l’aveva vista ergersi per rimanere sempre in piedi, dritta, anche davanti al boia, di là.

No, impossibile... eppure, in quel momento in cui non si capisce se le cose si confondano oppure no, ebbene era difficile distinguere.

Tanto da suggerire anche pensieri strani. Pochi istanti.

Era difficile, si, e per qualche ragione, d'istinto, le sembrò che ce ne fossero anche ben poche motivazioni. Eleonora si lasciò andare dunque più a quel lato della realtà dal quale proveniva, e si riaddormentò.

Durate, et vosmet rebus servate secundis (Virgilio, Eneide, I, 207)

 

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