Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Risorgimento e l'Europa

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Il 1861 segna, grosso modo, la fine del Risorgimento italiano; il 1866 e il 1870 sono, a tutti gli effetti, appendici del Risorgimento. Non sempre si mette in evidenza l’importanza europea del processo risorgimentale. Da un punto di vista politico generale è comune sia ai liberali moderati che ai democratici del partito d’azione la fondamentale esigenza del rientro della nostra penisola nel concerto delle nazioni europee.

L’eventuale reintegrazione dell’Italia nell’Europa liberale, (i modelli nel periodo dal 1848 al 1861 sono l’Inghilterra e la Francia), deve consentire alla penisola di recuperare il terreno perduto dal ‘600 al ‘700 e di avvicinarsi il più possibile ai ritmi di progresso sociale ed economico del continente.

Questi i propositi condivisi dai due opposti schieramenti del nostro Risorgimento, che devono però tener conto degli interessi diplomatici, strategici, politici ed economici delle potenze europee.

 

L’artefice della nostra unificazione ed indipendenza, Camillo Benso, conte di Cavour, è il più autentico interprete delle nostre esigenze di avvicinamento all’Europa. Egli intuisce la fondamentale importanza che ha la stabilità italiana nel Mediterraneo e nell’Europa per nazioni come l’Inghilterra liberale e la Francia del Terzo Napoleone.

Tale stabilità politica non è garantita affatto dalla presenza prevaricatrice e oppressiva dell’Austria che, inserendosi nel complesso gioco mediterraneo, inasprisce la situazione politica italiana.

D’altra parte è noto il carattere reazionario dell’appoggio austriaco alle dinastie della penisola: tale appoggio reazionario dell’Austria rafforza proprio le posizioni più radicali e rivoluzionarie dell’opposizione interna italiana.

Dopo il 1848 Cavour si convince sempre di più della bontà delle idee e dei metodi gradualistici e pragmatici dei liberali moderati italiani e non esita a porre davanti agli occhi di Napoleone III e dell’Inghilterra la presunta pericolosità della democrazia insurrezionale mazziniana per la stabilità del concerto europeo.

La partecipazione piemontese all’impresa di Crimea serve a Cavour per richiamare l’attenzione delle potenze europee sul problema dell’unificazione e dell’indipendenza italiana.

Egli, inoltre, offre ai patrioti italiani e alle potenze europee, come l’Inghilterra e la Francia, a modello di salda ed efficace organizzazione politico-economico, il Piemonte sabaudo moderatamente liberale, unico Stato italiano con un Parlamento funzionante. La via piemontese-cavouriana al capitalismo è libero-scambista: il capitalismo si sviluppa dal basso e non dall’alto, l’agricoltura e le opere infrastrutturali sono i principali interessi di Cavour, l’apertura culturale all’Inghilterra, alla Francia e alla Svizzera conferma l’orizzonte europeo e politico del conte.

Egli offre all’Inghilterra e alla Francia una via legalitaria, parlamentare, liberale moderata, non insurrezionale. La seconda guerra d’indipendenza e l’impresa dei Mille sono concepibili solo nell’ottica della politica internazionale delle grandi potenze europee.

Soprattutto la spedizione garibaldina nel Sud della penisola offre allo stesso Cavour delle occasioni politiche uniche e probabilmente irripetibili.

Il Regno borbonico del Sud viene abbattuto dall’avanzata rapida e travolgente dei volontari garibaldini.

Praticamente Cavour pone l’Inghilterra, la Francia e la Russia di fronte al fatto compiuto: prima contrario all’idea della spedizione garibaldina, una volta organizzata e riuscita l’impresa, il conte, abilmente, ne approfitta per sfruttarla a suo vantaggio.

Sia all’Inghilterra liberale che alla Francia napoleonica e alla Russia zarista stanno bene la caduta e l’eliminazione del regime borbonico nel Regno delle due Sicilie, ma in cambio esse pretendono la sicurezza della stabilità politica e di un certo equilibrio europeo e temono la precarietà e la caoticità della conquista garibaldina del Sud.

D’ altra parte lo stesso schieramento democratico azionista, pur dichiarandosi aperto e disponibile verso le istanze progressive e progressiste dell’Europa, nei fatti è lontano mille miglia dall’ avanzata elaborazione teorica e pratica del pensiero politico europeo.

A Mazzini e al partito d’ azione sfugge la lezione europea del giacobinismo francese: l’ aggancio delle masse rurali all’ elite borghese e urbana, il rivoluzionamento delle campagne, la riforma agraria.

Cavour dimostra all’Europa liberale la sua fede liberale ed europea, Mazzini, al contrario, propugna un vuoto democraticismo ideologico e, per certi aspetti, mistico, non riuscendo a cogliere i reali interessi delle masse rurali della penisola. Egli riesce ad ottenere all’ estero solo una netta chiusura verso le sue posizioni insurrezionali.

Cavour offre all’Europa liberale un concreto pragmatismo liberale e moderato, Mazzini soltanto un generico e pericoloso democraticismo insurrezionale e radicale, che scombinerebbe il difficile equilibrio europeo.

L’ Inghilterra liberale, la Francia clerico-conservatrice e la Russia zarista e reazionaria possono accettare e accettano l’ unificazione e l’ indipendenza della penisola sotto il Regno sabaudo, ma non possono accettare e non accettano il salto nel buio rappresentato da un possibile consolidamento della dittatura garibaldina in una eventuale Repubblica democratica del Sud.

Sia l’ Inghilterra che la Francia e la Russia hanno importanti interessi strategici e commerciali da salvaguardare nel Mediterraneo ed essenziale per la Francia, come per l’ Inghilterra, rimane la posizione centrale dell’ Italia nel Mediterraneo.

L’ indipendenza e l’ unità dell’ Italia possono contribuire a diminuire la pressione delle potenze europee sugli staterelli italiani quasi completamente asserviti all’Austria; in questo modo si accresce la stabilità dell’ intero bacino mediterraneo e dell’Europa: in qualche modo questa sembra essere l’ impostazione della politica estera inglese nel periodo del Risorgimento italiano.

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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