Falsi storici, da Leonardo Da Vinci ad Antonella Orefice passando per Monica Palozzi

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Le ritrattazioni dei critici pentiti, così come i pentimenti dei revisionisti, sono un fatto catastrofico. Non aggiungono benessere a chi è stato stroncato e neppure, i secondi, valgono a chiarire la verità storica. Se davvero le sedute spiritiche funzionassero, noi avremmo alcune persone da evocare.

Lo si farebbe per scoprire retroscena connessi alla letteratura, da cui pendono ancora molti fili. Come si comportano altre donne che hanno a che fare con i libri, con la parola e con l’imagine?

Beh, si dovrebbe, anche in questo caso, evocare lo spirito di donne che non ci sono già più per capire, per capirle al di là della immagine che si è radicata nel tempo.

Si pensi a Matilde Serao e, sembrerebbe mero gossip, alla faccenda che cominciò quando Matilde, dopo aver litigato con il marito, Edoardo Scarfoglio, decise di lasciare la città per andare a riposarsi in Val d’Aosta.

Durante l’assenza della moglie, Edoardo si imbatté in Gabrielle Bessard, una cantante di teatro, e tra i due scoccò la scintilla. Corna. Dopo due anni Gabrielle rimase incinta.

Scarfoglio non volle lasciare la moglie. Il 29 agosto 1894 la Bessard si presentò dinanzi a casa Scarfoglio e, deposta davanti alla porta la figlioletta nata dalla loro unione, si sparò un colpo di pistola. Lasciò un biglietto a Edoardo Scarfoglio: “Perdonami se vengo a uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre”.

Non mero gossip, dunque. Dramma. Tale fu pure quello che sollecitò Grazia Deledda e la indusse a chiedere aiuto per le vittime del maremoto siculo-calabrese del 1908.

Nel 1907 l’Italia letteraria aveva subito un lutto gravissimo: era morto Giosuè Carducci, che aveva conseguito il Nobel per la Letteratura due anni prima. Era il poeta della nuova Italia. il tempo vola, ma bastò solo un anno e si abbatté sull’Italia quel grande cataclisma naturale, il più drammatico che l’Italia abbia subito.

È dicembre e il terribile maremoto-terremoto distrugge Messina e Reggio Calabria. Chi avrebbe dovuto soccorrere quelle genti martoriate non c’era. Anche se con il tempo si è sempre più parlato della solidarietà di tutte le città italiane, trascurando i ritardi, in realtà la flotta da guerra italiana era al largo, non si avvicinava e molti siciliani cercavano il porto di Messina. L’ultima cosa che si dovrebbe fare in caso di maremoto.

Per fortuna in quei giorni vi era, nelle acque del mar di Sicilia, in visita di cortesia, una squadra navale russa. Così tre delle nove navi russe, mentre la flotta italiana rimaneva al largo, sull’ammiraglia russa c’era il Granduca Dimitri, il comandante, nipote dello zar Nicola II, sfidando la violenza della natura, raggiunsero il molo del porto di Messina.

Misero in salvo duemila messinesi, portandoli nei centri di raccolta di Napoli (per saperne di più segnaliamo questo articolo su Napoli Misteriosa). Spostando l’attenzione su fatti più recenti, ma restando nell’ambito delle donne alle prese con la parola: recentemente Monica Palozzi, divulgando il laboratorio di scrittura creativa internazionale che decollerà da settembre in poi, data esatta da decidersi, dove sarà usato come libro di testo anche il nostro TWINS, attribuisce a Leonardo da Vinci la locuzione latina NULLA DIE SINE LINEA.

L’attenta amica in fotografia Isabella , segnala che in realtà la frase la usò Plinio il Vecchio, riferendosi ad Apelle. Abbiamo accertato che è vero: Plinio il Vecchio, Storia Nat., 35.


La frase è riferita al celebre pittore Apelle, che non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea, come peraltro si legge in Wikipedia.

Nella nostra pagina Flickr, Monica Palozzi prende atto e segnala:


«Riportare citazioni è spesso pericoloso, perché si può incappare in facilissimi errori. Quando ho scelto di riproporre la frase “Nulla die sine linea” per presentare il corso di scrittura creativa promosso dall’associazione Pragmata, mi sono basata su quanto riportato su “Piccola enciclopedia del libro” di Carlo Sbardella (Massimo Ed., 1975), dove tale citazione viene attribuita a Leonardo da Vinci.


La segnalazione dell’errore sull’autore della stessa mi è stata fatta anche da un’altra signora che, cercandola, ha trovato la frase incriminata su Wikipedia. Accolgo le correzioni e ringrazio dell’attenzione, tuttavia, avendo conosciuto la meticolosità del prof. Sbardella, ritengo che sia possibile che Leonardo abbia riportato la frase in qualche suo scritto e sia stata successivamente presa per sua.


Al riguardo mi piace sottolineare che Leonardo da Vinci era uno studioso di testi antichi e che, come molte delle sue invenzioni furono in realtà riproponimenti di macchine dell’antichità greca (Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli), è probabile che abbia fatto sua una frase di Apelle riportata da Plinio.»

Chapeau!

Per fortuna va in altra direzione la vicenda di Antonella Orefice che nel bellissimo articolo Il ritratto di Ettore Carafa, Conte di Ruvo: trovata la prova schiacciante del falso storico, in Il Nuovo Monitore Napoletano, scrive:


“Il tempo è galantuomo e rimette ogni cosa al suo posto” avrebbe detto Voltaire, e così è stato.
Dopo circa tre anni, da quando avevo sollevato dei grossi dubbi sull’autenticità del ritratto di Ettore Carafa, il Conte di Ruvo (1767-1799) – dato per inedito e pubblicato a suon di grande scoop nel 2008 da una fotografa pugliese – è finalmente giunta la prova schiacciante del falso storico.

In occasione delle celebrazioni per il 150 anni dell’Unità d’Italia, il Comune di Napoli, in collaborazione con la Società Napoletana di Storia Patria e la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, ha ristampato una riproduzione anastatica dell’edizione originale, quasi introvabile, del catalogo di una mostra storica curata da Salvatore Di Giacomo, che nel 1911 fu allestita nelle sale municipali della Galleria Umberto.

Lo scopo della mostra fu quello di riunire in occasione dei cinquanta anni dell’Unità d’Italia, ritratti, documenti ed oggetti appartenuti ai protagonisti del Risorgimento italiano dal 1799 fino al 1861.

A tal proposito Salvatore Di Giacomo, pur contando sull’aiuto di altri storici tra cui Benedetto Croce, Alfonso Fiordelisi e Riccardo Carafa, essendo curatore unico della mostra, si prese l’onere di acquistare a sue spese larga parte del materiale. Altri oggetti provennero, invece, da archivi e collezioni private (…)

Più avanti, Antonella, con la perspicacia e l’energia che ormai ci è ben nota, aggiunge :

Fu la complessiva storia, a più riprese raccontatami dalla fotografa, a farmi sentire avvolta da un groviglio di chiacchiere da cui il mio amore per la verità storica faceva fatica a venirne fuori.(…)

 

Articolo pubblicato anche su Napoli Misteriosa

 

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