Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Tra riforma protestante e controriforma (2)

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Il protestantesimo calvinista riprende la lotta dei luterani contro la Chiesa cattolica e il Papato. Al contrario dei luterani, i calvinisti organizzano una robusta e solida struttura ecclesiastica che si caratterizza anche per il suo alto e intenso contenuto etico-teologico.

L’estremismo calvinista polarizza lo scontro con la Chiesa romana. Il Papato organizza una reazione che è pari all’intensità e all’aggressività dell’attacco riformato calvinista. Il Concilio di Trento non è che un momento e uno strumento operativo di una lunga e profonda riflessione ecclesiastica e “politica”.

Molteplici sono gli strumenti operativi della Controriforma, l’Inquisizione, l’Indice dei libri proibiti, l’obbedienza assoluta della Compagnia di Gesù, ecc…

Il tribunale dell’Inquisizione, ripreso da un modello spagnolo, ottiene notevoli risultati repressivi; la censura instaurata dall’Indice introduce un soddisfacente controllo ideologico; la Compagnia di Gesù opera sempre meglio al fine di consolidare il potere papale. Ma solo questi fatti non riescono a spiegare un ritorno offensivo della Chiesa cattolica, per certi aspetti, così efficace, profondo e duraturo.

Innanzitutto un buon cristiano nel XVI secolo non scorge differenze tra l’estremismo, il dogmatismo e l’intolleranza del calvinismo e l’apparente staticità metafisica e repressiva della Chiesa cattolica. I due campi, da questo punto di vista, si equivalgono.

Una convinta, radicale e determinante adesione alla politica controriformistica, precisatasi nel Concilio Tridentino,  proviene dalla Spagna dei re cattolicissimi della “Reconquista”, dalla Spagna fanatizzata dalle incessanti crociate contro moriscos e marranos.

Ma il cattolicesimo della corona spagnola è tanto sinceramente e fanaticamente convinto quanto inequivocabilmente e chiaramente interessato alla riaffermazione e al consolidamento della Chiesa cattolica: le milizie spagnole sono al servizio della restaurazione romana in Europa, ma sono anche e soprattutto al servizio della politica imperialistica spagnola in Europa, nel Mediterraneo e nelle  Americhe.

Chiesa ed Impero ancora una volta coincidono. In Italia, tranne la classe dirigente della Serenissima, tutti i gruppi dirigenti degli Stati signorili, asserviti o non asserviti agli Spagnoli, sono legati in qualche modo (dinasticamente, finanziariamente) alla Chiesa romana.

D’altra parte la borghesia italiana del Centro-Nord, investiti gli ingenti capitali accumulati nel commercio e nelle manifatture, nell’acquisto di un rilevante patrimonio fondiario e immobiliare o addirittura monumentale, diviene sempre più conservatrice e reazionaria: essa rende sempre più pesante la sua oppressione nei confronti del contadiname che sente sempre più ostile.

A questo punto la politica controriformistica, con la sua carica teologica tradizionalistica, dà man forte ai principi italiani ormai sempre più stretti al Papato e alla Spagna. Accanto agli aspetti reattivi e repressivi della Controriforma vanno posti anche gli aspetti riformatori. Il Concilio di Trento recepisce, in parte, anche le esigenze di riforma morale del clero che attraversano la Chiesa cattolica ormai da secoli.

La corruzione ecclesiastica e centrifuga viene fortemente limitata, anche se non eliminata. La comunità cattolica diviene più austera. La Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, è il fiore all’occhiello della Santa Sede. Essa unisce alle doti di una rigida e austera condotta morale anche le doti di un attivismo intelligente e obbediente ai dettami del magistero papale.

Anzi, proprio la Compagnia di Gesù rende evidenti le differenze inconciliabili tra Roma e Ginevra: a Roma la Chiesa visibile , invisibile e universale è fondata sul monopolio del magistero papale,  a Ginevra non si accettano queste limitazioni.

Ma la Chiesa cattolica non si limita solo a irrobustire le proprie strutture interne, essa comprende che bisogna coinvolgere in qualche modo le masse contadine nella sua opera di ridefinizione spirituale e territoriale.

Dalla metà del ‘500 e per tutto il 1600 gli ordini mendicanti sono impegnati in una vasta opera di attivizzazione delle masse contadine che passa anche attraverso l’assistenza morale e materiale data a quel proletariato contadino prima falcidiato dalla crisi inflazionistica del ‘500 e poi sterminato dal dilagare della pestilenza nel 1600. (Si ricordi il ruolo dei cappuccini e del cardinale Borromeo di manzoniana memoria che tante tracce lascia della sua opera assistenziale e assistenzialistica nelle province lombarde).

All’attivizzazione contadina a favore del verbo controriformistico contribuiscono anche l’uso sapiente e accorto del teatro e dell’architettura della magnificenza monumentale. Il teatro barocco rende partecipi le masse contadine del messaggio tridentino.

Le scenografie barocche, la monumentalità classica, suscitano nelle masse contadine della controriforma un senso di “meraviglia” che non deve soltanto stupire il fedele, ma deve anche e soprattutto intimorirlo e renderlo “consapevole” dei suoi limiti contingenti e transitori rispetto alla infinita grandezza dell’assoluto divino il cui tramite terreno, unico e autorizzato, è appunto la Chiesa di Roma.

La guerra dei Trenta Anni segna le crisi delle forze congiunte della Spagna e del Papato, impegnate nel sogno di una impossibile “Reconquista” monarchica e cattolica.

La frattura tra Europa cattolica ed Europa protestante diviene netta ed irreversibile e persiste ancora oggi, ma , contemporaneamente, si fa strada in Europa, proprio grazie ai massacri della guerra dei Trenta Anni ,  soprattutto all’interno del movimento protestante, una più intensa e profonda esigenza religiosa e razionale che sfocerà nella elaborazione, prima filosofica e poi politica  , del concetto di “tolleranza”.

 

Tra riforma protestante e controriforma (1)

 

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